lunedì, Settembre 21

Roberto Mollo spara e uccide il ladro: le rivelazioni del fratello Giuseppe

È ancora profondamente scosso Roberto Mollo, il 35enne che nella notte tra sabato e domenica ha sparato nella propria abitazione di Baldissero d’Alba, nel Cuneese, durante un tentativo di intrusione. Il colpo esploso dall’uomo ha raggiunto e ucciso uno dei presunti ladri, Gjovalin Lazri, cittadino albanese di 36 anni. Mollo è ora indagato a piede libero e dovrà rispondere agli accertamenti della magistratura per chiarire la dinamica dei fatti e le circostanze nelle quali è stato esploso il colpo mortale.

A rompere il silenzio arriva il fratello Giuseppe Mollo, che ha parlato della vicenda in un’intervista a La Stampa. Le sue parole descrivono un uomo profondamente provato da quanto accaduto e preoccupato per le conseguenze giudiziarie della sua reazione.

Chi è Roberto Mollo: da meccanico ad autista, la passione per le armi ereditata dal padre

“È un bravissimo ragazzo. Aveva preso questa passione – quella delle armi, ndr – da mio padre”

, racconta Giuseppe, spiegando il rapporto del fratello con le armi e ricostruendo le ore che hanno preceduto la sparatoria. Il quadro che emerge è quello di un uomo ordinario, con una vita costruita nel tempo attraverso il lavoro e le passioni familiari.

Secondo il racconto del fratello, Roberto aveva lavorato tanti anni come meccanico, ma era felice di aver cambiato mestiere negli ultimi anni. “Gli piace guidare, fare l’autista. Guida e si prende cura delle bestie”, ha spiegato Giuseppe, descrivendo una quotidianità lontana da drammi e tensioni.

La passione per le armi non era una sua esclusiva, ma era un’eredità familiare. Sia suo padre che Roberto possedevano armi regolarmente denunciate, ma la loro era una passione occasionale, legata al tiro al piattello piuttosto che a una vera ossessione. Roberto vi si dedicava “due o tre volte l’anno”, come spiegato dal fratello.

La serata di sabato: la festa a Gallo d’Alba prima della tragedia

Secondo il racconto del fratello Giuseppe, Roberto Mollo aveva trascorso la serata fuori casa sabato 20 settembre. Era andato a una festa a Gallo d’Alba, raggiungendo il luogo da solo con la propria automobile e incontrando alcuni amici. La serata era stata normale, come tante altre.

“Mio fratello è uscito per andare a una festa a Gallo d’Alba. Da solo, con la sua auto. Ha incontrato là degli amici. È tornato all’una e trenta e si è messo a letto”, ha raccontato Giuseppe con estrema semplicità, delineando una notte che sembrava destinata a scorrere tranquillamente.

La cascina di Baldissero d’Alba era diventata da pochi mesi la nuova casa di Roberto, trasformata durante una ristrutturazione in corso. Era qui che aveva deciso di trascorrere la notte, dopo aver fatto rientro dalla festa intorno all’una e mezzo.

L’intrusione e il rumore alla porta: il momento che ha cambiato tutto

Poco dopo il rientro, però, qualcosa avrebbe interrotto il sonno del 35enne. Circa mezz’ora più tardi, intorno alle due del mattino, avrebbe sentito dei rumori provenire dall’ingresso della cascina. Secondo quanto riferito dal fratello, Roberto avrebbe interpretato quei suoni come il tentativo di qualcuno di forzare la porta d’ingresso.

Era il momento cruciale, quello in cui la percezione di una minaccia avrebbe innescato una reazione istintiva e improvvisa. “Per questo si è così spaventato. Ha avuto molta paura. Lo hanno sorpreso in pieno sonno”, ha spiegato Giuseppe, descrivendo uno stato di shock e terrore improvviso.

Un uomo svegliato nel cuore della notte dal suono di qualcuno che prova a entrare in casa sua: è difficile non comprendere il panico che avrebbe potuto cogliere Roberto in quel momento. La cascina era isolata, buia, senza aiuto nelle vicinanze.

Lo sparo dal balcone: la reazione nel buio e nel panico

È in quel momento che sarebbe maturata la reazione destinata a trasformare l’intrusione in una tragedia. Roberto si sarebbe alzato, avrebbe preso una pistola e sarebbe corso verso il balcone. Da lì avrebbe esploso il colpo che ha raggiunto uno dei presunti ladri.

“Mi ha detto che si è alzato, ha preso la pistola ed è corso sul balcone. Ha sparato da là”, ha raccontato il fratello. Uno sparo nel buio, senza visibilità, in uno stato di paura estrema e confusione mentale provocata dal brusco risveglio.

La vittima è stata identificata in Gjovalin Lazri, morto dopo essere stato colpito dallo sparo. Subito dopo l’episodio, secondo la ricostruzione fornita dal fratello, Roberto avrebbe contattato i carabinieri e richiesto l’intervento dei soccorsi, cercando di limitare i danni di ciò che aveva fatto.

L’arma regolarmente detenuta: la passione del tiro al piattello

Un elemento importante sottolineato dal fratello riguarda la provenienza e la legalità dell’arma utilizzata durante la sparatoria. Si trattava di una pistola regolarmente detenuta da Roberto Mollo, che avrebbe avuto il permesso necessario per conservarla.

“La utilizzava per il tiro al piattello, andava a farlo due o tre volte all’anno. Anche mio padre aveva delle armi. Ma sempre regolarmente denunciate. Mio fratello aveva il permesso di detenzione. La teneva in quella cascina che stava ristrutturando, era diventata la sua nuova casa da pochi mesi”, ha spiegato Giuseppe nei dettagli.

Non si trattava quindi di un’arma clandestina o illegale, ma di una pistola posseduta secondo le norme vigenti in Italia. Il rapporto con le armi, secondo il fratello, sarebbe nato in famiglia e sarebbe stato legato alla passione trasmessa dal padre, una passione che Roberto avrebbe coltivato occasionalmente e responsabilmente.

Il peso della notte: “Ho sbagliato, ho sbagliato”, ripete Roberto tormentandosi

Oltre allo shock per la morte dell’uomo, a pesare ora è anche la prospettiva dell’inchiesta e, soprattutto, il tormento interiore di Roberto per quello che ha fatto. Le parole del fratello rivelano un uomo devastato, consumato dal rimorso e dalla consapevolezza delle conseguenze della sua reazione.

“È giù. Molto giù. Piange. Non fa altro che tormentarsi. ‘Ho sbagliato’, ripete. ‘Ho sbagliato’. Era molto spaventato quando ha sentito che stavano forzando la porta. Ha reagito in preda al panico. Ha sparato nel buio, non si vedeva niente. Ma non doveva andare così”, conclude Giuseppe Mollo con una voce carica di dolore fraterno.

Roberto non è un assassino calcolato, secondo il racconto di Giuseppe. È un uomo che ha reagito istintivamente, mosso dalla paura, dal sonno interrotto, dalla percezione di una minaccia imminente. Ma questa consapevolezza non allevia il peso di ciò che ha fatto.

Il precedente di Mario Roggero: la paura della condanna

La preoccupazione di Roberto non riguarda solo il rimpianto morale per quanto accaduto. La vicenda richiama, nelle parole del fratello, quella di Mario Roggero, il gioielliere condannato per aver sparato durante una rapina. Un precedente che ha segnato profondamente la consapevolezza di Roberto.

Giuseppe racconta che Roberto conosceva quella vicenda giudiziaria e che temeva di poter affrontare un percorso simile. “Mio fratello dice che era una legge italiana ingiusta, che il gioielliere non doveva finire in carcere. E adesso ha paura di fare la sua stessa fine”, afferma con chiarezza.

È un paura legittima, quella di Roberto, di fronte a una magistratura che in Italia ha spesso faticato a riconoscere il diritto alla legittima difesa. La prospettiva del carcere per aver reagito a un’intrusione notturna è una prospettiva che incombe ora sulla testa del 35enne.

L’inchiesta e il futuro: cosa accadrà a Roberto Mollo

Ora saranno gli accertamenti degli investigatori e della magistratura a ricostruire con precisione cosa sia accaduto nella cascina di Baldissero d’Alba, dalla percezione dei rumori all’interno dell’abitazione fino allo sparo che ha provocato la morte di Gjovalin Lazri.

La posizione di Roberto Mollo resta al centro dell’inchiesta, mentre il racconto del fratello restituisce soprattutto la dimensione umana di una notte conclusasi con una morte e con un uomo chiamato ora a confrontarsi con le conseguenze della propria reazione. Una notte che ha spezzato in due le vite di molte persone: quella di Lazri, quella di Roberto, quella dei loro familiari.

La risposta della giustizia italiana a questo caso sarà osservata attentamente da molti: sarà riconosciuta la legittima difesa di un uomo svegliato nel cuore della notte? Oppure Roberto Mollo finirà in carcere come il gioielliere Roggero, alimentando il dibattito sul diritto alla difesa della propria casa e della propria vita?