L’ultimo sondaggio dell’istituto di ricerca SWG per il tg di La7, con le rilevazioni aggiornate al 21 settembre 2026, delinea uno scenario politico di continuità ai vertici ma con movimenti interni significativi, soprattutto nelle dinamiche che interessano il centrodestra, in primis Lega e Futuro Nazionale.
In testa stabile si conferma il partito della premier Giorgia Meloni, ma il dato più interessante della settimana riguarda il crollo della Lega di Matteo Salvini e la risalita del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. La configurazione politica italiana continua a trasformarsi, con conseguenze significative per gli equilibri di coalizione.
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Fratelli d’Italia ancora in testa: Meloni guadagna un decimo di punto
In testa alle preferenze degli elettori si conferma saldamente Fratelli d’Italia. Il partito di maggioranza guadagna un ulteriore decimale di punto rispetto alla rilevazione della settimana precedente, salendo al 27,1% rispetto al 27,0% registrato il 14 settembre.
È una crescita minima, quasi impercettibile, ma significativa perché avviene in un contesto dove molti altri partiti subiscono variazioni più importanti. Meloni mantiene il suo dominio nel panorama politico italiano, consolidando ulteriormente la sua posizione come forza trainante del governo. Non si tratta di un vantaggio schiacciante, ma di una stabilità che non molti leader politici riescono a mantenere in periodi così incerti.
Fratelli d’Italia rimane l’unica forza politica italiana capace di raccogliere oltre un quarto dei consensi, segno che il progetto di Meloni continua a trovare una base elettorale solida e affidabile.
Il Partito Democratico rimane secondo ma cala: dal 20,9% al 20,8%
Sul fronte opposto, il Partito Democratico si mantiene la seconda forza politica del Paese pur mostrando un leggerissimo calo di un decimale. I democratici scendono infatti dal 20,9% al 20,8% delle intenzioni di voto.
È una variazione minima, praticamente insignificante dal punto di vista statistico, eppure sintomatica di una difficoltà: il PD di Elly Schlein non riesce a guadagnare terreno nonostante i difficili equilibri del governo Meloni. Rimane la principale forza d’opposizione, ma la sua capacità di crescere sembra limitata. È come se l’elettorato abbia raggiunto un equilibrio stabile nei suoi riguardi, senza disposizione a muoversi significativamente in una direzione o nell’altra.
Mantenere il secondo posto è comunque un elemento di forza per i democratici, ma le prospettive di crescita rimangono incerte in questo scenario politico affollato e frammentato.
M5s in risalita: il recupero di Conte dal 12,6% al 12,8%
Tra le altre forze d’opposizione si registra il recupero del Movimento 5 Stelle, che guadagna due decimali portandosi al 12,8% rispetto al 12,6% di sette giorni prima. È una notizia inattesa per molti osservatori, che avevano pronosticato un declino continuo del movimento dopo l’estromissione di Beppe Grillo dalla leadership politica.
La risalita del M5s di Giuseppe Conte può essere interpretata in vari modi: potrebbe indicare una stabilizzazione dopo mesi di turbolenze interne, potrebbe essere una reazione positiva agli attacchi di Grillo, oppure potrebbe semplicemente riflettere un recupero di consensi tra gli elettori pentastellati indecisi. Fatto sta che il movimento non è ancora morto, come molti avevano previsto.
Questo dato potrebbe avere conseguenze significative per gli equilibri dell’opposizione. Se il M5s continua a recuperare, potrebbe emergere come una forza di mediazione tra il PD e le altre forze progressiste, oppure potrebbe diventare un elemento di destabilizzazione ulteriore della coalizione centrosinistra.
Alleanza Verdi e Sinistra in contrazione: dal 6,7% al 6,5%
L’Alleanza Verdi e Sinistra subisce una contrazione dello 0,2%
, scivolando dal 6,7% al 6,5%. È una perdita minore, ma in un panorama dove ogni decimale conta, rappresenta un segnale di difficoltà per una coalizione che avrebbe dovuto trovare maggior spazio nell’opposizione.
La contrazione potrebbe riflettere una migrazione di voti verso il M5s, che avrebbe attirato alcuni elettori progressisti che stavano valutando alternative. Oppure potrebbe indicare una perdita di fiducia verso una componente che, per quanto progressista nelle intenzioni, non è riuscita a imporsi significativamente nel dibattito politico nazionale.
Futuro Nazionale continua a crescere: l’ascesa di Roberto Vannacci al 8,0%
Nel sondaggio il dato più rilevante della rilevazione riguarda il riassestamento dell’area di centrodestra e in particolare il confronto tra Futuro Nazionale e la Lega. Il primo continua il suo trend di crescita guadagnando un decimale e consolidando la quarta posizione globale con l’8,0% delle preferenze.
Questo dato è estremamente significativo perché sottolinea un cambio di paradigma nel centrodestra italiano. Futuro Nazionale di Roberto Vannacci sta progressivamente diventando una forza più credibile e capace di attrarre voti della destra rispetto alla Lega tradizionale. È un fenomeno che riflette una trasformazione più ampia nel voto conservatore italiano: la spinta verso posizioni più estreme e anti-establishment non sta più trovando nella Lega il suo sbocco naturale, ma in nuove formazioni come Futuro Nazionale.
Se il trend continua, potremmo trovarci in breve di fronte a un centrodestra radicalmente riconfigurato, dove Futuro Nazionale potrebbe diventare la seconda forza dopo Fratelli d’Italia.
Forza Italia stabile: dal 6,9% al 7,0%
Nello stesso arco temporale si rafforza anche Forza Italia, che registra un incremento dello 0,1% e sale al 7,0%. Il partito di Antonio Tajani mantiene così la sua posizione di terza forza all’interno della coalizione di governo, anche se con margini non esattamente rassicuranti di fronte alla crescita di Futuro Nazionale.
Forza Italia rimane stabile ma non cresce significativamente, sintomo di una certa staticità nei consensi verso il partito moderato di Tajani. In un contesto dove altri attori si muovono, la staticità è già di per sé una forma di declino relativo.
La Lega crolla: dal 5,5% al 5,3%, ai minimi storici
Al contrario, il Carroccio vive una flessione pari a due decimali, passando dal 5,5% al 5,3% e vedendo così allargarsi il divario sia rispetto a Forza Italia sia nei confronti di Futuro Nazionale. Questo dato rappresenta un momento di crisi significativo per Matteo Salvini e la Lega.
Il 5,3% non è solo un numero, rappresenta un’erosione progredita dei consensi che trasforma la Lega da forza dominante del centrodestra (come era ancora pochi anni fa) a una forza residuale. Salvini si trova di fronte a una sfida strategica: come recuperare credibilità e consensi quando una formazione come Futuro Nazionale sta raccogliendo il voto della destra più radicale?
La Lega si avvicina pericolosamente ai livelli di guardia per una forza che un tempo era considerata ineluttabile nel governo italiano. Se il trend continua, potremmo presto parlare di una vera e propria marginalizzazione politica del Carroccio.
I partiti minori: Azione stabile, Italia Viva cala, AVanti PSI e +Europa crescono
Per quanto riguarda i partiti minori, Azione si conferma stabile al 3,1% senza variazioni nell’ultima settimana. Il partito di Carlo Calenda mantiene una posizione quasi immobile, incapace di crescere significativamente ma anche di crollare irrimediabilmente.
Italia Viva perde un decimale posizionandosi al 2,4%, continuando il suo percorso di erosione costante che caratterizza il partito di Matteo Renzi. Registrano invece un piccolo progresso di due decimali sia +Europa, che sale dall’1,3% all’1,5%, sia la lista Avanti PSI, che passa dallo 0,8% all’1,0% pareggiando la percentuale di Noi Moderati, rimasta ferma all’1,0%.
Il bacino complessivo delle altre liste scende al 3,5%, indicando una progressiva frammentazione e concentrazione del voto nei poli principali.
L’indecisione domina: il 28% non si esprime, un quarto dell’elettorato rimane sospeso
Resta infine rilevante la quota dell’elettorato che sceglie di non esprimersi o dichiararsi indecisa. Il dato rimane perfettamente invariato al 28%, confermando come oltre un quarto del campione continui a mantenere un atteggiamento d’attesa nei confronti delle proposte politiche attuali.
Questo dato è straordinariamente significativo perché rivela un livello di insoddisfazione e confusione diffuso nell’elettorato italiano. Un italiano su quattro non sa a chi dare il voto, non si fida completamente di nessuna offerta politica, mantiene uno stato di sospensione decisionale che potrebbe far oscillare gli equilibri in modo imprevedibile.
Questo bacino di indecsione rappresenta il vero campo di battaglia della politica italiana. Chi riuscirà a convincere questi italiani indecisi, avrà in mano la possibilità di ridisegnare significativamente gli equilibri politici nazionali.
Un panorama fragile e in trasformazione: cosa dicono questi numeri
Il sondaggio SWG del 21 settembre dipinge un quadro di una politica italiana in trasformazione costante, dove la stabilità ai vertici cela movimenti significativi alle spalle. Meloni rimane saldamente al comando, ma la Lega crolla, Futuro Nazionale cresce, e il M5s inaspettatamente recupera.
Questi numeri suggeriscono che il voto degli italiani rimane volatile, pronto a muoversi in direzioni impreviste. La fragilità dei consensi, la presenza di oltre un quarto di indecisi, la trasformazione in corso nel centrodestra italiano: tutto ciò suggerisce che il panorama politico potrebbe ancora subire cambiamenti significativi prima delle prossime elezioni.