Un sacerdote che ha dedicato oltre sessant’anni della sua vita al servizio pastorale nel Friuli occidentale ci ha lasciato nel modo che forse avrebbe desiderato: durante la messa, circondato dai confratelli e dalle loro preghiere. Don Aniceto Cesarin, 86 anni, è morto improvvisamente ieri mattina nella Casa del clero di San Vito al Tagliamento, dove era ospite dal 2025.
Stava concelebrando la messa insieme ai confratelli quando è stato improvvisamente colto da un malore. Il personale della struttura e i sanitari del vicino ospedale hanno tentato di soccorrerlo, ma ogni sforzo si è rivelato inutile. Don Aniceto si è spento durante la celebrazione, in quello che era il suo elemento, il suo habitat spirituale.
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La notizia della morte è stata annunciata dalla Diocesi di Concordia-Pordenone, che ha ricordato una figura straordinaria della vita religiosa e sociale del Friuli.
Una vita dedicata al sacerdozio: 60 anni di ministero
Nato il 5 luglio 1940, don Aniceto Cesarin era stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1965
. Sessantuno anni di ministero ininterrotto, un percorso che ha abbracciato realtà molto diverse del Friuli occidentale, dalla pianura alle comunità della Val d’Arzino.
Non era un prete di passaggio, non era una figura astratta legata solo al pulpito. Era un uomo che si era radicato profondamente nelle comunità in cui aveva servito, che aveva conosciuto generazioni di fedeli, che aveva battezzato i figli dei bambini che aveva già battezzato.
Ha prestato servizio a Cordenons, San Stino di Livenza, Prata, Anduins, Casiacco e Vito d’Asio, prima di legare una parte fondamentale della propria vita a San Quirino, dove per quasi trent’anni era stato parroco anche delle comunità di San Foca e Sedrano.
La Val d’Arzino: sedici anni che hanno plasmato la sua identità pastorale
Se c’è un luogo che rappresenta veramente don Aniceto Cesarin, è la Val d’Arzino, dove aveva prestato servizio per sedici anni. La sua permanenza nella zona aveva attraversato uno dei momenti più difficili della storia recente del Friuli: il terremoto del 1976 e la successiva ricostruzione.
Durante quei anni cruciali, don Aniceto non era stato solo un sacerdote che celebrava messe. Era una presenza familiare, legata alla quotidianità delle persone e alla vita delle comunità. Era un uomo che capiva il dolore dei terremotati, che stava accanto a loro nella ricostruzione, che non fuggiva davanti alla sofferenza.
Il rapporto rimasto vivo anche dopo il suo trasferimento: il Comune di Vito d’Asio gli ha conferito la cittadinanza onoraria. “Oggi la Val d’Arzino perde un pezzo importante della propria storia”, è uno dei messaggi con cui è stato ricordato dopo la morte. “Anche quando il suo cammino sacerdotale lo portò altrove, qui il suo ricordo non si è mai affievolito”.
San Quirino: quasi trent’anni come parroco della comunità
Un altro capitolo centrale della sua vita è stato quello di San Quirino, dove trascorse quasi trent’anni come parroco. Durante questo lungo periodo aveva promosso numerose attività che hanno trasformato la parrocchia in un centro vivo di comunità.
Tra le iniziative più significative c’era il Grest estivo, diventato nel tempo un appuntamento fisso per bambini, ragazzi e famiglie. Non era una semplice scuola estiva, era un modo per don Aniceto di stare accanto ai giovani durante i mesi d’estate, di insegnare loro il significato della comunità e della solidarietà.
Nel 2020, in piena pandemia, la comunità gli aveva organizzato una festa a sorpresa per celebrare contemporaneamente il suo 80esimo compleanno e i 55 anni di sacerdozio. L’allora sindaco Gianni Giugovaz lo aveva ricevuto indossando la fascia tricolore e lo aveva accompagnato al Parco Brolo, dove ad attenderlo c’erano circa ottanta persone in rappresentanza di una trentina di associazioni sportive, sociali e culturali del paese.
Oltre la chiesa: l’impegno sociale e culturale
Don Aniceto non era un prete rinchiuso nella sacrestia. Accanto all’attività pastorale aveva svolto quella di insegnante di religione e era stato presidente e vicepresidente dell’Efasce provinciale (Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti), occupandosi con dedizione dei corregionali residenti all’estero.
Era inoltre legato al mondo degli alpini, una connessione che parla della sua capacità di tessere relazioni ben oltre i confini della chiesa. Nel 1986, insieme al maestro Pierino Scodellaro, aveva contribuito alla nascita del Coro Val d’Arzino, un’iniziativa culturale che aveva radici profonde nella comunità.
Le maglie di Gullit e Van Basten: il prete che benedisse il campo di calcio
Un aneddoto particolarmente affascinante racconta il carattere multiforme di don Aniceto: era lui a inaugurare e benedire il campo di Casiacco dell’Arzino Calcio. Non era solo una benedizione formale, era una partecipazione autentica alla vita della comunità sportiva.
Negli spogliatoi del Comunale vengono conservate due maglie autografate da Ruud Gullit e Marco van Basten, che il sacerdote aveva donato alla società. È un dettaglio che rivela l’ampiezza dei suoi contatti, la sua capacità di costruire ponti, la sua volontà di portare gioia e bellezza in realtà ordinarie.
Racconta anche il carattere di un prete capace di costruire relazioni ben oltre il pulpito e di partecipare direttamente alla vita sociale dei paesi nei quali veniva chiamato a svolgere il proprio ministero.
Gli ultimi anni: dalla quiescenza al servizio continuo
Nel 2025, raggiunta l’età della quiescenza, don Aniceto era entrato nella Casa del clero di San Vito al Tagliamento. Potrebbe sembrare una ritirata, la fine del cammino pastorale. Ma non era così. Non aveva smesso di rendersi disponibile per le comunità, continuando a collaborare anche con il Santuario della Madonna del Monte ad Aviano.
Fino all’ultimo giorno. Proprio durante una messa celebrata insieme agli altri sacerdoti della Casa del clero, il malore improvviso che non gli ha lasciato scampo. Una morte avvenuta durante quel ministero al quale don Aniceto Cesarin aveva dedicato più di sessant’anni della propria vita.
I funerali: venerdì alle 15.30 a San Quirino
I funerali saranno celebrati venerdì alle 15.30 nella chiesa di San Quirino, la chiesa dove aveva passato quasi trent’anni della sua vita come parroco. È un luogo simbolico, il luogo dove la comunità potrà dire definitivamente addio a don Aniceto.
Giovedì alle 20 sarà recitato il rosario nella stessa chiesa, un momento di preghiera collettiva dove tutta la comunità potrà ricordare il sacerdote che ha accompagnato le loro vite per decenni.
Il ricordo della Diocesi: una vita dedicata al servizio
«Ci stringiamo con affetto e nella preghiera alla sua famiglia e a tutte le comunità che ha guidato e servito con dedizione in questi anni», recita il messaggio della Diocesi di Concordia-Pordenone, che ripercorre le numerose tappe del suo ministero.
La Diocesi ha ricordato anche il suo impegno sociale e culturale, una dimensione che non era accessoria ma centrale nella sua visione del sacerdozio. Non era un prete che si limitava a dire messe, era un costruttore di comunità, un uomo che capiva che la fede si esprime anche attraverso l’azione sociale e culturale.
Una morte che è una continuazione della vita
Don Aniceto Cesarin è morto come probabilmente avrebbe desiderato morire: durante la messa, circondato dai confratelli e dalle loro preghiere, in quel momento dove la fede e la comunione trovano la loro espressione più autentica. Non è stata una morte traumatica o dolorosa, è stata una conclusione naturale di una vita completamente dedicata al servizio.
Sessantuno anni di ministero pastorale, decine di comunità guidate, migliaia di vite toccate dal suo servizio. Il Friuli occidentale perde un’altra grande figura della sua storia religiosa e sociale. Ma il ricordo di don Aniceto, come è stato detto della Val d’Arzino, non si affievolirà. Rimarrà vivo nei cuori di coloro che lo hanno conosciuto e nella vita delle comunità che ha servito.