Lunedì 28 settembre 2026 scade il termine per la chiusura formale e definitiva delle indagini su Andrea Sempio per il delitto di Chiara Poggi. A tre giorni da questa scadenza cruciale, i pm di Pavia hanno convocato Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma e oggi opinionista televisivo, che è stato sentito per oltre un’ora e mezza dal procuratore aggiunto Stefano Civardi.
Garofano, fino a pochi mesi fa consulente genetico dello stesso Sempio nell’inchiesta del 2017, è stato interrogato sui passaggi delle vecchie indagini che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi a 16 anni. “Non posso rivelare alcunché”, ha dichiarato il generale in serata, mantenendo il massimo riserbo su quanto discusso durante il colloquio.
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È un momento cruciale per l’intera vicenda giudiziaria di Garlasco. Non solo perché riguarda Andrea Sempio e il delitto di Chiara Poggi del dicembre 2007, ma anche perché potrebbe finalmente riaprire la strada a una revisione del processo per Alberto Stasi, che ha scontato anni in carcere per un crimine che potrebbe non avere commesso.
La famiglia Poggi rompe il silenzio: scelte “infrequenti”

La famiglia Poggi, attraverso il loro legale Gian Luigi Tizzoni, ha deciso di rompere il silenzio in vista della chiusura delle indagini. “Dipende dal fatto se la Procura abbia svolto ulteriori indagini ‘intermedie’, cosa che da fonti giornalistiche sembra avvenuta, ma ovviamente in questi mesi a noi nulla è stato notificato”, spiega l’avvocato Tizzoni.
Anche l’avvocato Francesco Compagna, che assiste Marco Poggi, ha sollevato perplessità sulle scelte procedurali: “Sul piano procedurale stiamo assistendo a delle scelte quantomeno infrequenti. Aspettiamo”. È il segnale che il procedimento non sta seguendo i normali canali di comunicazione con le parti interessate.

Questo silenzio procedurale potrebbe indicare che la Procura sta costruendo un caso particolarmente solido contro Sempio, oppure che sta preparando sorprese importanti sulla innocenza di Stasi. In entrambi i casi, il fatto che le parti — famiglia Poggi, legali di Sempio, avvocati di Stasi — non siano state adeguatamente informate dei progressi è anomalo.
L’impronta 33: il tassello che ha cambiato tutto
Al centro del nuovo procedimento contro Sempio c’è l’impronta 33, un elemento che nel 2007 il Ris di Parma non riteneva attribuibile, ma che ora i pm pavesi considerano decisivo per provare la colpevolezza dell’indagato
. È un capovolgimento totale rispetto alle conclusioni raggiunte dalle indagini originali che portarono alla condanna di Stasi.
I pm di Pavia, diretti dal procuratore Fabio Napoleone, stanno cercando di ricostruire tutti i passaggi delle indagini del 2007 per comprendere come mai elementi considerati irrilevanti allora siano diventati cruciali oggi. Vogliono capire chi ha effettuato gli accertamenti, quale è stato l’iter procedurale, e soprattutto perché alcuni elementi sono stati scartati allora e ora rivalutati come probanti.
È una ricerca della verità che va oltre il semplice processo a Sempio. Riguarda l’integrità stessa della prima inchiesta e le responsabilità di chi ha condotto Stasi in carcere sulla base di prove che oggi appaiono difettose.
Le consulenze che cambieranno le carte in tavola
Lunedì la procura depositerà un materiale corposo: consulenze, intercettazioni e indagini compiute da maggio 2026 a oggi
. Tra questi documenti, due consulenze sono particolarmente attese.
La prima è quella dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, che ha già riesaminato le fasi del delitto e ha concluso che “Chiara si è difesa dal suo assassino”. Cattaneo è stata chiamata ad esprimersi anche sulla compatibilità tra il piede di Andrea Sempio e l’impronta lasciata dal killer sulla scena del crimine. Se l’impronta non corrisponde a Sempio, crolla un pezzo cruciale dell’accusa.
Dal lato genetico, c’è grande attesa per i risultati del consulente Carlo Previderé, che ha rianalizzato tutto il lavoro dei Ris del 2007. La sua perizia potrebbe confermare o smentire l’affidabilità delle conclusioni genetiche che portarono alla condanna di Stasi.
Non è ancora stata depositata invece la consulenza dello psichiatra Roberto Catanesi, chiamato ad esprimersi sulla capacità di intendere e volere di Sempio e sulla sua pericolosità sociale. Questo tipo di consulenza è importante perché determina se Sempio è imputabile e quale livello di pericolosità rappresenta.
La difesa di Sempio si prepara alla replica
Dopo la chiusura formale delle indagini, la difesa di Sempio avrà una ventina di giorni per replicare alle accuse della Procura
. Gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti dovranno studiare tutto il materiale depositato e costruire una controreplica solida.
Non è un compito facile, specialmente se le consulenze della Procura si dimostreranno coerenti e convincenti. Tuttavia, la difesa avrà il diritto di presentare contro-consulenze e di mettere in discussione le conclusioni dei periti della Procura.
La strategia difensiva probabilmente punterà su tre elementi: primo, l’inaffidabilità delle indagini del 2007 e della condanna a Stasi, che dimostrerebbe errori metodologici nel Ris; secondo, l’incompatibilità tra le prove attuali e la figura di Sempio; terzo, la necessità di cercare il vero killer al di là di questi due nomi.
Alberto Stasi e la strada verso la revisione
Mentre l’attenzione si concentra su Sempio, Alberto Stasi e i suoi legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis stanno lavorando a una richiesta di revisione del processo
. Durante l’estate, hanno prodotto diverse consulenze ritenute decisive per dimostrare l’innocenza di Stasi.
Queste consulenze potrebbero arrivare direttamente alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, che ha il potere di aprire un procedimento di revisione senza attendere una richiesta formale. È uno dei meccanismi più potenti per riaprire un caso chiuso dopo una sentenza definitiva.
Se la procuratrice generale decidesse di agire in questo senso, significherebbe riconoscere che gli errori commessi nel 2007 sono stati sufficientemente gravi da giustificare una nuova istruttoria. Per Stasi, che ha già scontato anni in carcere, sarebbe un primo passo verso la restituzione della libertà e della dignità.
Le mosse della Procura pavese: una strategia calcolata
I pm di Pavia stanno giocando una partita a più livelli
. Non solo cercano di costruire un caso contro Sempio, ma stanno anche raccogliendo prove che potrebbero scagionare Stasi. È una strategia che dimostra serietà e obiettività da parte della magistratura pavese.
Tuttavia, il fatto che non abbiano comunicato adeguatamente con le parti interessate suggerisce che stanno procedendo con cautela, raccogliendo il massimo di prove possibili prima di depositare il fascicolo. È il tipo di strategia che si adotta quando si vuole evitare sorprese in aula e quando si sa che il caso sarà contrastato dalla difesa.
Questo significa anche che lunedì, quando verranno depositati i documenti, il materiale potrebbe essere di dimensioni considerevoli e potrebbe contenere rivelazioni importanti che cambieranno completamente il quadro della vicenda.
Il termine del 28 settembre: non è detto che sia definitivo
Sebbene il termine formale per la chiusura delle indagini sia lunedì 28 settembre, è possibile che la Procura chieda una proroga
. Al di là di eventuali proroghe tecniche, la scadenza potrebbe slittare di un paio di mesi se emergessero ulteriori elementi durante gli ultimi giorni d’indagine.
È un elemento che i legali della famiglia Poggi stanno monitorando attentamente. Nel sistema giudiziario italiano, i tempi sono spesso elastici, e quello che sembra una scadenza definitiva può trasformarsi in una tappa intermedia di un processo più lungo.
Cosa accadrà dopo il 28 settembre
Dopo la chiusura formale delle indagini, il procedimento entrerà nella sua fase più delicata: il rinvio a giudizio. La Procura presenterà una richiesta di rinvio a giudizio di Sempio, ormai scontata, che aprirà il dibattimento davanti a un giudice o a una corte d’assise.
In parallelo, il procedimento di revisione per Stasi potrebbe seguire il suo corso attraverso la procuratrice generale di Milano. Se la Procura pavese ha veramente scoperto elementi che provano l’innocenza di Stasi, quella revisione avrebbe tutte le possibilità di avere successo.
Quello che è certo è che la vicenda di Garlasco, che sembrava conclusa con la condanna di Stasi nel 2007, sta per entrare in una nuova fase. Una fase che potrebbe finalmente fare giustizia non solo nei confronti di Andrea Sempio, ma anche nei confronti di Alberto Stasi, che per anni ha pagato per un crimine che non ha commesso.