martedì, Settembre 29

Pietracatella, nuovo giro di perquisizioni nel caso ricina

Nove mesi dopo la tragedia che ha scosso il piccolo comune molisano, le indagini sul caso di Pietracatella continuano con rinnovato vigore. Una perquisizione è stata condotta nello studio professionale di Gianni Di Vita, marito della defunta Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, entrambe morte avvelenate dalla ricina lo scorso dicembre. La vicenda, che ha catturato l’attenzione delle cronache nazionali, mantiene ancora molti interrogativi senza risposta.

L’Intercettazione che cambia il quadro: contraddizioni significative

madre e figlia ricina avvelenate

Leggi anche:“Metto le mani sul fuoco”: Garofano difende il Ris e accusa la Procura di confusione

Leggi anche:La tassa che nessuno vede: inflazione stanga stipendi e pensioni

Leggi anche:“Nascosero tutto”: Il Ris di Parma e i test che potevano salvare Stasi

Al centro dei nuovi sospetti emersi negli ultimi tempi vi è una intercettazione che ha attirato l’attenzione degli inquirenti. Una persona molto vicina alle due vittime, durante una conversazione con alcuni conoscenti, avrebbe raccontato una versione dei giorni immediatamente precedenti il Natale in netto contrasto con quanto precedentemente dichiarato agli investigatori. Queste contraddizioni avrebbero riaperto le indagini e riportato al centro dell’attenzione la figura di Gianni Di Vita, sebbene al momento risulti ancora senza posizione di indagato. Gli inquirenti hanno comunque ritenuto necessario approfondire tali discrepanze.

Il silenzio di Pietracatella e le Limitazioni Imposte

A Pietracatella intanto il silenzio regna sovrano, dopo un vertice cruciale voluto dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli. Ella ha imposto a tutte le parti coinvolte un obbligo rigoroso: nessun contatto con i media. Un gesto che testimonia la delicatezza della fase investigativa in corso, dove ogni dettaglio rivela potrebbe compromettere l’inchiesta. Questa restrizione ha reso ancora più difficile ricostruire la verità dietro una delle tragedie più misteriose degli ultimi anni.

L’attesa dei risultati da Berlino: Il ruolo cruciale del Robert Koch Institute

Un ruolo fondamentale nell’inchiesta è giocato dal Robert Koch Institute di Berlino, l’istituto tedesco incaricato di analizzare reperti e campioni cruciali. I termini per i primi due quesiti, la ricina nei tessuti biologici delle due donne e le verifiche su 131 reperti prelevati in casa il 30 luglio, sono già scaduti tra luglio e agosto. Tuttavia, nessun atto ufficiale è stato depositato sino ad ora. La procura ha autorizzato l’invio di informative parziali prima della perizia conclusiva, un segnale che suggerisce l’imminenza di risultati significativi.

Ulteriori accertamenti in corso: sangue, alimenti e reperti misteriosi

Restano ancora in sospeso altri due quesiti cruciali affidati ai laboratori tedeschi. Il primo riguarda la ricerca di anticorpi nel sangue di Gianni Di Vita e della figlia Alice, un accertamento che potrebbe rivelare fondamentali dettagli sulla loro esposizione al veleno. Il secondo concerne l’analisi di 73 campioni alimentari prelevati in cucina tra dicembre e gennaio. Tra i reperti di maggior interesse vi sono due borracce trovate vicino al camino, una delle quali conteneva acqua e sedimenti scuri, e una boccetta di vetro con polvere granulare recuperata a casa della madre di Di Vita. Ogni dettaglio potrebbe rivelarsi cruciale nella ricostruzione dei fatti.

La ricostruzione cronologica: Gli interrogatori sospesi e i verbali incrociati

Dopo quasi duecento audizioni, gli inquirenti hanno deciso di sospendere temporaneamente gli interrogatori diretti. L’attenzione si è ora spostata su una strategia diversa: l’incrocio sistematico dei verbali già acquisiti. Le testimonianze dei parenti di Antonella, incluso il fratello Luigi con la moglie, sono messe a confronto con le parole dei conoscenti di Gianni Di Vita, tornato in Molise dal Piemonte. Particolare attenzione viene rivolta alle amiche di Alice, per ricostruire nei dettagli la cronologia del 23 dicembre, la sera in cui la ragazza era assente da casa e si è così salvata dalla cena fatale che costò la vita alla madre e alla sorella.

Le analisi digitali: La ricerca della “Ricetta” del veleno

A partire da lunedì 28 settembre, è iniziata una fase investigativa di grande importanza. Gli esperti hanno avviato l’analisi dei supporti digitali sequestrati: un computer e dieci chiavette USB. Hanno sessanta giorni di tempo per estrarre chat, file e cronologie di ricerca. Per gli inquirenti si tratta di un accertamento irripetibile, che potrebbe rivelare tracce della ricerca e della preparazione della ricina. Una scoperta in questa direzione potrebbe rappresentare una pietra miliare nell’inchiesta.

Il “Laboratorio della Morte”: una nuova pista

Secondo le indiscrezioni più recenti, le indagini si concentrano ora su un luogo fisico specifico in cui le piante di ricino sarebbero state elaborate e trasformate in veleno. Il cosiddetto “laboratorio della morte” potrebbe essere stato individuato, una scoperta che cambierebbe radicalmente la prospettiva dell’inchiesta. Se confermato, ciò significherebbe che il veleno non proveniva dal dark web, come si era ipotizzato inizialmente, ma sarebbe stato prodotto localmente, utilizzando piante disponibili localmente.

Chi è Gianni Di Vita

Gianni Di Vita, 56 anni, è un commercialista stimato e figura di lungo corso nella politica locale molisana. Ex sindaco di Pietracatella dal 2006 al 2014, è stato anche segretario amministrativo del Pd del Molise, ricoprendo ruoli di spicco in uno dei principali partiti della regione. La sua posizione nella comunità rende questa vicenda ancora più complessa e affascinante dal punto di vista investigativo, sollevando interrogativi sulla possibilità che una figura così eminente potesse essere coinvolta in un crimine così terribile.