mercoledì, Settembre 30

Di Battista rivela tutto: “Meloni mi ha chiamato all’Avana”

Ci sono momenti nella vita in cui le distanze politiche, anche le più profonde e dichiarate, restano sullo sfondo davanti alla fragilità della condizione umana. È in questo clima di apprensione estrema, con un tumore cerebrale appena scoperto e un’operazione d’urgenza davanti, che Alessandro Di Battista ha scelto di rompere il silenzio sulle sue condizioni di salute e di raccontare un gesto che nessuno si sarebbe aspettato: la telefonata di Giorgia Meloni.

Non una telefonata di circostanza, non una comunicazione di cordoglio protocollare, ma un gesto di solidarietà umana che ha sorpreso lo stesso ex deputato del Movimento 5 Stelle e che ha dimostrato come, al di là delle posizioni politiche inconciliabili, esista ancora uno spazio per l’umanità e la vicinanza.

Il momento del crollo: l’edema cerebrale e la diagnosi di tumore

Era fine agosto quando Alessandro Di Battista, 48 anni, si trovava a Cuba per realizzare un reportage per il Fatto Quotidiano e Tv Loft. Un viaggio che avrebbe dovuto essere una missione giornalistica come tante altre si è trasformato in un incubo quando il corpo ha ceduto. Un malore violento, un edema cerebrale che richiedeva interventi immediati. Gli esami effettuati velocemente in territorio cubano hanno rivelato una realtà ancora più drammatica: dietro l’edema c’era un tumore al cervello. Una notizia che poteva significare la fine, che poteva significare sofferenza infinita, incertezza totale sul futuro. Di Battista stesso ha ricostruito quei momenti senza nascondere il peso della diagnosi: “Mi sono sentito male per un edema causato dalla presenza di un tumore. Mi hanno operato e hanno rimosso quasi tutto il tumore. Ora devo seguire le terapie”.

Cuba e la straordinaria competenza medica nonostante le difficoltà

Quello che ha sorpreso Di Battista è stata la capacità dei medici cubani di agire con straordinaria competenza, nonostante le condizioni estremamente difficili in cui operano. “A Cuba mi hanno fatto un’operazione raffinatissima, nonostante abbiano usato tecnologie che qui si usavano 30 anni fa”, ha raccontato l’ex parlamentare. L’ospedale dell’Avana dove è stato operato era privo persino di acqua corrente, eppure i chirurghi hanno dimostrato una capacità tecnica e una dedizione che i medici del Policlinico Gemelli di Roma, il migliore ospedale italiano, hanno confermato e riconosciuto. È stata una testimonianza potente sui limiti imposti dall’embargo americano a Cuba, un embargo che Di Battista ha definito con parole dure: “un assedio medievale” imposto da Trump. Eppure, nonostante questi limiti inumani, i medici cubani hanno salvato la vita di Di Battista.

La telefonata inaspettata: Meloni chiama dall’Avana

Ma il passaggio più sorprendente e inaspettato del racconto di Di Battista riguarda proprio la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Anni di scontri pubblici, di posizioni politiche opposte, di una distanza ideologica mai celata e sempre esibita. Eppure, nel momento più fragile della sua vita, Di Battista ha ricevuto una telefonata che ha cambiato la percezione che aveva del governo. “La presidente del Consiglio dei ministri con me personalmente si è comportata bene, come tutto il governo, mi hanno espresso solidarietà”, ha dichiarato Di Battista. Ma il dettaglio più toccante è stato il contenuto della conversazione: Meloni aveva chiamato mentre Di Battista era ancora all’Avana, ancora dentro l’ospedale cubano, ancora nella fase più critica della malattia. E le prime parole che la presidente gli ha rivolto non sono state di protocollo, ma di genuina vicinanza: “Mi ha detto di lasciar perdere le polemiche su quel volo di Stato”, ha raccontato Di Battista. Una frase semplice, ma che significava tutto. Significava che Meloni stava pensando alla sua salute, non al dibattito politico che già iniziava a infiammarsi intorno al caso.

Lo scontro sulle polemiche: il volo di stato che non c’è mai stato

Perché la telefonata di Meloni era stata così importante? Perché già nei giorni del ricovero cubano stava scoppiando una polemica politica stupida e offensiva: alcuni stavano suggerendo che Di Battista potesse utilizzare un volo di stato italiano per tornare in Italia. Una polemica inutile, una controversia che trasformava un’emergenza medica in un terreno di scontro politico. Meloni, invece, aveva voluto chiarire direttamente: quel volo di stato non era mai stato un’ipotesi. Di Battista stesso ha confermato: “tra l’altro non è mai stata un’ipotesi”. Il governo aveva messo a disposizione ogni risorsa, ma Di Battista aveva scelto di tornare con un’aeroambulanza coperta dalla sua assicurazione privata, una scelta di dignità e di responsabilità personale.

Il rientro in Italia: lezioni di stile in tempi di polemica

Tornando al racconto di Di Battista, è emerso un dato che rivela molto sulla situazione sanitaria e sulla qualità della medicina italiana: il 12 settembre è rientrato con un’aeroambulanza, pagata dalla sua assicurazione, ed è stato poi ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma fino al 18 settembre. Una scelta che, nelle sue parole, rappresenta una “lezione di stile” in un momento dove le polemiche stridevano contro la gravità della situazione. “Gli abbiamo dato una lezione di stile, sono tornato con un volo sanitario pagato dalla mia assicurazione. È stata indegna la polemica come è stato indegno che alcuni giornali mi abbiano dato per morto più volte o abbiano inventato bollettini sanitari e malattie”. Le parole di Di Battista sono dure, ma giuste: la trasmissione di notizie false, la speculazione sul corpo e sulla malattia, la trasformazione del dramma personale in materia di scontro politico erano stati comportamenti deprecabili.

Le cure e il recupero: “non devono mollare i dottori”

Oggi, mesi dopo l’operazione, Di Battista ha descritto il suo stato di salute con realismo e senza falsa ottimismo: “Hanno asportato quasi tutto il tumore, ora farò le cure sperando che funzionino”. Il recupero procede con prudenza, tra giornate migliori e altre più faticose. Ha rifiutato anche la retorica del “guerriero” che combatte la malattia con la forza di volontà: per lui la priorità è pragmatica e umana. Deve affidarsi ai medici, seguire le terapie, mantenere uno stile di vita sano. “Non devono mollare i dottori, non molleranno. Sono seguito molto bene, francamente”, ha detto. È una lezione di umiltà: la battaglia contro il cancro non si vince con la retorica, ma con la fiducia nei medici e la disciplina nel seguire i protocolli.

La politica rimane in attesa: la priorità è la vita

Di Battista ha raccontato di sentirsi “abbastanza bene” e di riconquistare gradualmente piccoli spazi di normalità, i momenti di leggerezza che chi non ha affrontato una malattia grave non può comprendere pienamente. Ma qualsiasi ipotesi di ritorno politico, almeno per ora, passa in secondo piano. L’associazione Schierarsi continuerà il suo percorso, ma lui concentrerà ogni energia sulle cure e sulla quotidianità. Dopo il tumore, l’operazione a Cuba e quella telefonata inaspettata di Giorgia Meloni, la priorità è una sola: tornare a vivere, un giorno alla volta, senza retorica e senza progetti grandiosi, solo con la semplicità di chi ha toccato con mano quanto sia fragile l’esistenza.