mercoledì, Settembre 30

Garlasco, perizia choc su Chiara Poggi: aggressione durata 30-60 minuti, non pochi secondi. Ricostruzione scuote il caso

La ricostruzione degli ultimi, terribili momenti di vita di Chiara Poggi potrebbe cambiare completamente sulla base dei nuovi accertamenti medico-legali acquisiti nell’inchiesta sul delitto di Garlasco, la vicenda che da anni tormentava l’Italia, tormentava le coscienze, tormentava chi cerca la verità in uno dei casi più intricati della giustizia italiana.

Al centro della nuova consulenza depositata dalla Procura di Pavia, con le firme dei consulenti Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone, c’è un elemento cruciale: la durata dell’aggressione. Secondo gli esperti incaricati dalla magistratura, tra le prime lesioni inflitte a Chiara e il suo decesso sarebbe trascorso un intervallo di tempo sensibilmente più lungo rispetto a quello finora considerato.

La stima indicata nella relazione parla di un periodo che, plausibilmente, sarebbe compreso tra 30 e 60 minuti, pur precisando che non è possibile stabilire scientificamente una durata più precisa. Questo dato viene inserito nella nuova ricostruzione dell’aggressione e viene direttamente messo in relazione con la precedente ipotesi temporale utilizzata nel procedimento a carico di Alberto Stasi.

Il tempo nuovo cancella i tempi di Stasi: la conseguenza diretta

Secondo la Procura di Pavia, proprio questa diversa valutazione dei tempi potrebbe avere conseguenze determinanti sulla ricostruzione della presenza di Stasi sulla scena del delitto,

un elemento contenuto nella consulenza depositata nell’ambito della chiusura delle indagini su Andrea Sempio. Non è un dettaglio tecnico. È il cuore della questione. Se l’aggressione è durata 30-60 minuti, allora tutto quello che era stato ricostruito prima crolla come un castello di carta. La precedente scansione temporale presa in considerazione per la condanna di Alberto Stasi collocava l’omicidio in una finestra temporale compresa tra le 9.12 e le 9.36 del 13 agosto 2007. Una finestra di 24 minuti. Se gli accertamenti medico-legali parlano di 30-60 minuti, è evidente che qualcosa non torna. È evidente che la storia raccontata fino ad ora potrebbe non essere quella vera.

La successione delle lesioni e il tempo fino al decesso

La nuova relazione medico-legale prende in esame, nei dettagli, la successione delle lesioni riportate da Chiara Poggi e il tempo che trascorse prima del suo decesso. Gli esperti ritengono che l’intervallo tra le prime ferite e la morte non possa essere considerato inferiore a circa 15-30 minuti, mentre la durata complessiva della violenza potrebbe essersi estesa fino a 30-60 minuti di pura, indicibile sofferenza. Gli stessi consulenti sottolineano però i limiti della valutazione, precisando che non è possibile arrivare a una determinazione scientificamente più accurata dell’intervallo temporale. Non è colpa loro. È il limite della scienza. È il limite della medicina legale quando si confronta con il tempo della sofferenza e della morte.

Secondo la nuova impostazione dei consulenti della Procura, i tempi dell’aggressione devono essere valutati insieme agli altri elementi medico-legali presenti negli atti, non isolatamente. Da questa analisi emergerebbe una ricostruzione che, secondo gli inquirenti, non sarebbe compatibile con la finestra temporale utilizzata nel procedimento a carico di Stasi. Il dato non viene quindi considerato isolatamente, ma inserito nell’insieme degli elementi sui quali si basa la nuova ricostruzione dell’aggressione, una ricostruzione che getta un’ombra pesante su quanto era stato affermato in precedenza.

Chiara Poggi cercò di difendersi durante l’aggressione

Un altro elemento rilevante della consulenza riguarda le ferite da difesa, quelle ferite che raccontano di una lotta disperata. Secondo quanto emerge dalla relazione, Chiara Poggi avrebbe cercato di reagire all’aggressione, opponendosi all’autore delle violenze durante una colluttazione furibonda. La presenza di queste lesioni viene collegata dagli esperti alla dinamica dell’aggressione e alla ricostruzione degli spostamenti della vittima all’interno dell’abitazione dove tutto si è consumato. Le conclusioni medico-legali vengono inoltre indicate come coerenti con alcuni elementi già emersi dagli accertamenti condotti dai Ris, guidati all’epoca dal colonnello Berti. In particolare, il riferimento riguarda la posizione e gli spostamenti di Chiara all’interno della casa durante la fase dell’aggressione, i movimenti di una donna che cercava disperatamente di sfuggire, di salvarsi.

La nuova consulenza cerca quindi di ricostruire non soltanto il momento del decesso, ma anche la successione degli eventi che lo avrebbero preceduto, attraverso l’analisi meticolosa delle lesioni e degli elementi raccolti sulla scena del crimine. È un’analisi che parla di sofferenza, di resistenza, di una vittima che non si è arresa senza combattere.

L’impronta della scarpa e la taglia di Sempio: il discrepanza che rimane

Nella relazione viene affrontato anche un altro elemento al centro dell’attuale inchiesta: l’impronta di una scarpa individuata sulla scena del delitto e attribuita a una calzatura di taglia 42. Il dato viene confrontato con quanto dichiarato da Andrea Sempio, che ha sempre sostenuto di portare il numero 44. Una discrepanza di due numeri. Una discrepanza che potrebbe significare tutto, oppure potrebbe significare nulla, a seconda di come viene interpretata. I consulenti introducono però una considerazione che complica il quadro: la possibile variazione delle caratteristiche del piede nel corso degli anni. Un aumento di peso, secondo la valutazione riportata nella consulenza, può determinare modifiche anche significative nella larghezza e nel volume del piede.

L’osservazione entra quindi nell’analisi dell’impronta e della sua possibile compatibilità, ma non viene però indicata come elemento sufficiente, da solo, per attribuire quella traccia a Sempio. La questione della scarpa resta dunque uno degli aspetti esaminati nell’ambito degli accertamenti, insieme alle nuove valutazioni medico-legali sulla durata dell’aggressione, un aspetto che non chiarisce, ma che complica ulteriormente la situazione.

La ricostruzione finale: un quadro ancora incerto ma cambiato

La consulenza di Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone si inserisce nella fase conclusiva delle indagini della Procura di Pavia su Andrea Sempio e contribuisce alla ricostruzione degli ultimi momenti di vita di Chiara Poggi. Il punto centrale è rappresentato dalla possibile durata dell’aggressione: una sequenza che, sulla base delle valutazioni riportate nella relazione, potrebbe essersi protratta per un periodo sensibilmente più lungo rispetto alla finestra temporale precedentemente considerata. La stima resta tuttavia necessariamente approssimativa. Gli stessi esperti precisano infatti che non è possibile stabilire con maggiore precisione scientifica quanto tempo sia trascorso tra le prime lesioni e il decesso.

A questo elemento si aggiungono le ferite da difesa, gli spostamenti della vittima all’interno della casa, e l’analisi dell’impronta della scarpa, sono tutti aspetti che vengono ora valutati nel quadro della nuova ricostruzione del delitto di Garlasco. Senza che il singolo elemento relativo alla taglia della calzatura possa, secondo la stessa consulenza, identificare autonomamente il responsabile dell’aggressione. Il caso rimane complesso, tortuoso, un labirinto di prove, di dubbi, di incertezze, dove ogni nuova consulenza aggiunge pezzi che non sempre si incastrano perfettamente.

Un caso che continua a interrogare la giustizia italiana

Il delitto di Garlasco rimane uno dei casi più dibattuti e controversi della storia recente della giustizia italiana. Ogni nuovo elemento aggiunge complessità a una vicenda già intricatissima, ogni nuova perizia apre domande senza fornire risposte definitive. La nuova consulenza medico-legale sulla durata dell’aggressione rappresenta un passo importante nella ricerca della verità, ma è anche un passo che muove il terreno sotto i piedi di coloro che credevano di sapere come era andata. Andrea Sempio rimane presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva, come la legge italiana stabilisce. Ma quello che emerge è un quadro in continua evoluzione, dove le certezze di ieri diventano i dubbi di oggi.