Un nuovo documento riaccende l’attenzione sul caso Garlasco. Si tratta di una presunta valutazione psicologica su Alberto Stasi, realizzata all’epoca delle prime indagini sull’omicidio di Chiara Poggi e rimasta fuori dal fascicolo processuale. Il documento, composto da 13 pagine e 17 punti, è stato acquisito dalla Procura di Pavia nell’ambito delle nuove indagini su Andrea Sempio.
La particolarità della vicenda è che la professionista indicata nell’intestazione del documento nega di averlo mai redatto. La psicologa e criminologa Alessandra Bramante ha infatti dichiarato di non aver mai realizzato un profilo personologico su Alberto Stasi.
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Il documento rimasto fuori dagli atti
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, riprendendo informazioni pubblicate da la Repubblica, il documento sarebbe nato durante la prima fase delle indagini sul delitto di Garlasco.
Il Ris di Parma avrebbe chiesto a una criminologa di effettuare un’analisi della personalità di Stasi basandosi sui verbali degli interrogatori dell’allora fidanzato di Chiara Poggi. La consulenza, però, non sarebbe stata richiesta dalla Procura di Vigevano né inserita tra gli atti depositati all’epoca.
Il documento è stato acquisito dalla Procura di Pavia attraverso un ordine di esibizione del 10 settembre scorso, nell’ambito dell’inchiesta su Andrea Sempio, e sarebbe stato poi depositato con la chiusura della nuova indagine.
«Freddo, calcolatore e manipolatore»

Il contenuto della presunta valutazione è destinato a far discutere. Nel documento compaiono infatti espressioni riferite alla personalità di Stasi come «freddo», «calcolatore», «manipolatore» e «senza emozioni».
La valutazione farebbe inoltre riferimento a una «tendenza narcisistica» e a «ambivalenza e contraddizioni rispetto al sesso». Si tratta, tuttavia, di elementi contenuti in un documento la cui paternità viene contestata dalla stessa professionista indicata nell’intestazione.
La presunta analisi prende come riferimento alcuni verbali relativi a Stasi: quelli del 13 e 17 agosto 2007, quando venne ascoltato come testimone, e quello del 22 agosto, quando si presentò spontaneamente come persona sottoposta a indagini.
L’intestazione porta il nome di Alessandra Bramante
Sulla prima pagina del documento compare l’intestazione «Dott.ssa Alessandra Bramante, Psicologa Criminologa Clinica». Ma, secondo quanto emerge dagli atti, mancherebbero sia una data sia la firma autografa della professionista.
Il documento viene definito al suo interno una «valutazione psicologica». Proprio l’assenza di alcuni elementi formali, però, diventa centrale alla luce della smentita arrivata successivamente dalla criminologa.
La criminologa: «Non ho mai fatto nessun profilo»
Alessandra Bramante ha preso le distanze dal documento durante la trasmissione Ore 14, condotta da Salvo Sottile su Rai 2.
La professionista, secondo quanto riferito dalla redazione del programma dopo aver preso visione del documento, avrebbe negato di aver mai redatto un profilo personologico su Alberto Stasi.
«Non ho mai fatto nessun profilo, se faccio relazioni metto data e firma», ha dichiarato Bramante. La criminologa ha inoltre spiegato che non avrebbe mai realizzato una relazione di questo tipo su carta intestata senza data e senza firma.
Un documento che apre nuovi interrogativi
La vicenda introduce quindi un elemento particolare nel caso Garlasco. Da una parte c’è un documento di 13 pagine che sarebbe stato recuperato dalla Procura di Pavia durante le nuove indagini; dall’altra c’è la professionista il cui nome compare nell’intestazione che ne nega la paternità.
Per questo, al momento, il contenuto della valutazione non può essere considerato automaticamente come una perizia ufficiale della professionista indicata nel documento. La stessa Bramante ha infatti contestato di averla mai redatta.
Il ritrovamento assume comunque rilievo nell’ambito della nuova fase investigativa sul delitto di Chiara Poggi, soprattutto perché il documento risalirebbe alla prima stagione delle indagini e sarebbe rimasto fuori dagli atti allora depositati.
Il caso Garlasco continua a riaprire vecchi fascicoli
A distanza di anni dall’omicidio di Chiara Poggi, nuove acquisizioni e vecchi documenti continuano dunque a riportare l’attenzione sul procedimento che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
La nuova inchiesta della Procura di Pavia, nella quale Andrea Sempio è indagato, ha portato alla luce diversi elementi già al centro del dibattito pubblico. Ora anche questa presunta valutazione psicologica entra nel quadro degli atti acquisiti.
Resta però un punto fondamentale: chi ha realmente redatto quel documento e con quale finalità? La risposta, alla luce della smentita della criminologa indicata nell’intestazione, è ancora da chiarire.