Andrea Sempio torna a parlare del caso Garlasco e lo fa davanti alle telecamere di Porta a Porta. L’uomo, indagato a Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, racconta la paura per ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi e soprattutto il peso di un’inchiesta che, sostiene, gli ha ormai cambiato completamente la vita.
Sempio dice di essere convinto che la propria posizione possa essere spiegata e chiarita. «Io francamente penso che sia tutto spiegabile», afferma parlando della possibilità di essere rinviato a giudizio. Allo stesso tempo, però, riconosce che una cosa è sentirsi sicuri delle proprie spiegazioni e un’altra è riuscire a convincere un giudice.
Leggi anche:Terrore sull’autobus in Italia. “Tanti feriti, corsa in ospedale”
Leggi anche:“Allora mi dimetto”. Garlasco, la lite con Angela Taccia in studio e Massimo Giletti sbotta
Leggi anche:“Povera piccola!”. Bimba coinvolta in un pauroso incidente: la notizia appena arrivata
«Il mio unico dubbio è che ci sarà tanta tanta roba da valutare, tanti elementi diversi», spiega. La speranza è quella di riuscire a chiarire tutto già in udienza preliminare, evitando così un processo e i successivi gradi di giudizio.
La paura del carcere e il peso dell’inchiesta

Nonostante la convinzione di poter spiegare gli elementi contestati, Sempio ammette di pensare anche all’eventualità più pesante. «Il pensiero che si possa arrivare al carcere c’è», dice durante l’intervista. «Francamente cerco di non pensarci, cerco proprio di non immaginarmi quell’eventualità».
Una preoccupazione che si inserisce in una quotidianità ormai completamente condizionata dall’indagine. «Io dico che oggi non sto vivendo», racconta Sempio. Le sue giornate, spiega, trascorrono chiuso in camera, dagli avvocati oppure in trasferta per incontrare i consulenti.
Tra i momenti più difficili degli ultimi due anni indica anche l’ultima volta in cui sua madre è stata ricoverata in ospedale. I genitori, racconta, sono preoccupati per lui e per una situazione che continua a essere fonte di forte pressione.
Il nodo dell’impronta 33
Durante l’intervista Sempio affronta anche alcuni degli elementi al centro della nuova indagine. Sull’impronta 33, individuata sul muro della casa di Garlasco dove Chiara Poggi fu uccisa, sostiene con fermezza che non sia attribuibile a lui, ma neppure, a suo giudizio, a un’altra persona.
«Non è attribuibile né a me né a nessun altro», afferma. Sempio fa riferimento alla consulenza della Procura e sottolinea un altro aspetto: secondo quanto riferisce, dagli ultimi accertamenti non emergerebbe la certezza che l’impronta fosse insanguinata.
«A me non serve sapere però cosa non si può escludere, serve una certezza», sostiene l’indagato, ribadendo così la propria posizione sull’elemento investigativo.
Sempio difende anche la condanna di Alberto Stasi
Nel corso dell’intervista arriva anche una presa di posizione netta sulla vicenda giudiziaria di Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi.
Alla domanda sull’eventualità di un errore giudiziario nei confronti di Stasi, Sempio risponde senza esitazioni: «Secondo me la condanna è giusta». A suo giudizio, infatti, ci sono alcuni aspetti del racconto alternativo che ipotizza l’innocenza di Stasi che non lo convincono.
«Alcune cose che vengono sollevate non mi convincono», spiega, sostenendo che gli elementi alla base della condanna gli sembrino più logici rispetto alle ricostruzioni alternative.
«La macchia di assassino che se l’è cavata non te la levi»
Il pensiero di Sempio va infine al futuro e alla possibilità di tornare a una vita normale nel caso in cui la Procura dovesse arrivare alla conclusione che non abbia avuto alcun ruolo nell’omicidio.
«Vedo difficile l’idea di ricostruirsi una vita, cosa che comunque dovrei fare», ammette. Il timore non riguarda soltanto il procedimento giudiziario, ma anche le conseguenze sociali di un’inchiesta che ha attirato enorme attenzione.
«So che la macchia di assassino che se l’è cavata quella non te la levi», afferma Sempio. E proprio il rapporto con gli altri sembra essere una delle sue maggiori preoccupazioni: «Devi vedere chi è che decide comunque di accompagnarsi con te anche a livello di amicizie», dice, chiedendosi cosa significhi vivere a lungo con il rischio di avere «un dito puntato» contro.
Per ora, conclude, è un pensiero troppo lontano. Sempio dice di non voler ancora immaginare come sarà la sua vita dopo l’inchiesta. Nel frattempo, resta concentrato sull’obiettivo che indica come prioritario: riuscire a spiegare la propria posizione e affrontare l’udienza preliminare.