giovedì, Ottobre 15

Roma, parla la madre del ragazzo della minicar: «Pagherà, ma non è un mostro»

«Mio figlio dovrà assumersi le sue responsabilità, ma non è un mostro». La madre di uno dei minorenni coinvolti nelle aggressioni con la minicar nera a Roma ha deciso di parlare, raccontando come ha scoperto il possibile coinvolgimento del figlio e perché vorrebbe incontrare la madre di Davide Iacopini per chiederle scusa.

La vicenda ha attirato l’attenzione dopo il grave ferimento dell’attore, colpito durante una delle aggressioni attribuite ai due ragazzi. Nell’intervista rilasciata a Viola Giannoli per la Repubblica, la donna non cerca di negare la gravità di quanto accaduto, ma prova a ricostruire le ore che hanno preceduto la confessione dei minorenni.

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La notte della confessione: «Siamo state noi a farli ammettere»

Secondo il racconto della madre, inizialmente il figlio avrebbe continuato a negare qualsiasi coinvolgimento. Lei avrebbe sperato fino all’ultimo che le accuse non fossero fondate, finché alcuni segnali l’hanno spinta a dubitare delle sue parole. «Ho visto mio figlio diverso, l’ho visto piangere. Ieri notte l’ho visto vomitare», ha raccontato.

A quel punto la donna avrebbe contattato la madre dell’altro ragazzo, quello che disponeva della minicar. Insieme avrebbero seguito la situazione fino a recarsi dai carabinieri durante la notte. «Siamo state noi a farli ammettere», sostiene, descrivendo le ore trascorse a parlare con il figlio dopo quanto emerso.

La donna riferisce che il ragazzo sarebbe profondamente scosso dalle conseguenze delle proprie azioni. Durante quella notte, secondo il suo racconto, le avrebbe chiesto aiuto per pregare per l’uomo ferito. Le avrebbe anche confidato di aver sognato Davide Iacopini e sua madre.

Le aggressioni a Roma e la versione dello scherzo

La madre sostiene che, secondo quanto le avrebbe riferito il figlio, i due minorenni avrebbero voluto spaventare i passanti, senza rendersi conto dei rischi. «Non volevano dare nessuna bastonata», afferma, precisando però di non poter sapere con certezza che cosa sia successo in ogni momento.

I ragazzi sono accusati anche di altre cinque aggressioni, oltre a quella in cui è rimasto gravemente ferito Iacopini. Nelle ricostruzioni investigative sono emersi riferimenti a bastoni e a un presunto calcio sferrato all’attore. La donna, tuttavia, afferma che il figlio le avrebbe raccontato una dinamica diversa: «Saranno gli investigatori ad accertare come siano andate realmente le cose».

Nell’intervista viene citato anche il racconto secondo cui, durante l’aggressione, sarebbe stata tolta una mano dal manubrio dell’attore. La madre ammette che quanto accaduto non sarebbe mai dovuto succedere e sostiene che i ragazzi avrebbero compreso la gravità della situazione soltanto in un secondo momento. Si tratta, comunque, della sua ricostruzione dei fatti: spetterà agli investigatori verificare le singole responsabilità e la dinamica delle aggressioni.

«Non sono una madre perfetta»: il rapporto con il figlio

La donna racconta anche le difficoltà economiche della famiglia e precisa che la minicar utilizzata dai ragazzi non sarebbe di loro proprietà. Spiega di aver cresciuto due figli affrontando problemi importanti e di uscire di casa ogni mattina alle cinque per andare al lavoro.

Parlando del figlio, lo descrive come un ragazzo cresciuto in una società in cui cellulari e social network fanno parte della quotidianità. «Non sono una madre perfetta e non pretendo di esserlo», afferma, respingendo però l’idea che ogni errore commesso da un figlio rappresenti automaticamente un fallimento dei genitori.

«I nostri figli crescono dentro una società, non soltanto dentro una famiglia. E tutti dovremmo interrogarci sul mondo che stiamo consegnando loro», è la riflessione riportata nell’intervista. Parole con cui la donna prova ad allargare il discorso oltre la propria situazione familiare, senza sottrarre il figlio alla necessità di rispondere delle sue azioni.

Il desiderio di chiedere scusa alla madre di Davide Iacopini

Il passaggio più doloroso del racconto riguarda la famiglia dell’attore. La donna dice di pensare continuamente alla madre di Iacopini e di volerla incontrare per presentarle personalmente le proprie scuse. «Non oso immaginare cosa stia vivendo», racconta, riconoscendo che il dolore della famiglia della vittima è diverso e, nelle sue parole, immensamente più grande.

«Non pretendo che comprenda il mio dolore. Vorrei soltanto poterla incontrare e chiederle scusa. Senza cercare giustificazioni», afferma. Il suo desiderio è anche quello di poter incontrare l’attore quando le sue condizioni lo consentiranno. «Vorrei che Davide tornasse alla sua vita. È questo che desidero più di ogni altra cosa», dichiara.

Infine, la madre riferisce di aver detto al figlio che dovrà affrontare le conseguenze di quanto accaduto e che lei non potrà cancellare le sue responsabilità. Intende continuare a stargli accanto, ma senza difenderlo a prescindere.

«Essere madre non significa difendere sempre un figlio. A volte significa avere il coraggio di metterlo davanti alle proprie responsabilità», conclude. Un racconto personale che non cambia il punto centrale della vicenda: le circostanze delle aggressioni e le responsabilità dei minorenni dovranno essere accertate, mentre resta il desiderio della donna di rivolgere le proprie scuse a Davide Iacopini e alla sua famiglia.