Il caso di Liliana Resinovich, la donna di 63 anni scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio 2022, torna al centro dell’attenzione dopo la consegna di una nuova perizia alla Procura. Gli accertamenti genetici e merceologici, depositati il 10 ottobre, hanno fatto emergere elementi che potrebbero contribuire a ricostruire quanto accaduto, ma che al momento non consentono di arrivare a una conclusione definitiva.
Tra i punti più delicati ci sono la presenza di tre profili di DNA maschile non identificati, alcune difformità riscontrate sul maglione giallo sequestrato a Sebastiano Visintin, marito della vittima e indagato per omicidio, e i dubbi ancora aperti sulla data e sulle circostanze della morte.
Leggi anche:Papa Leone XIV, il chirurgo rassicura: «Pieno recupero in 10 giorni». Può partire per l’America Latina
Leggi anche:Milano, corteo contro il caro vita: scontri, lacrimogeni e danni in centro. Sala e Meloni intervengono
Leggi anche:Frontale violentissimo, Pierina muore. Scoperta atroce sull’altra auto: “Lui alla guida”
Tre DNA maschili ancora da identificare
Secondo quanto riportato nella perizia, tracce genetiche attribuite a soggetti maschili sconosciuti sono state individuate su diversi reperti. Gli elementi interessati comprendono i jeans della vittima, il sacco nero che avvolgeva la parte inferiore del corpo e altri oggetti sottoposti ad analisi.

Un ulteriore elemento è rappresentato da un capello trovato nella manica sinistra della maglia indossata da Liliana, indicato come “Ancona 1”. Tracce sono state rilevate anche sul cordino che teneva insieme un mazzo di tre chiavi, rinvenuto in una tasca interna della borsetta.
Resta però da stabilire a chi appartengano questi DNA e soprattutto quale significato possano avere per l’inchiesta. Gli esperti non hanno chiarito se siano collegati alla morte della donna oppure se possano derivare da contaminazioni o da circostanze estranee al delitto.
Il maglione giallo di Visintin e i filmati GoPro
Un altro punto controverso riguarda il maglione giallo sequestrato a Sebastiano Visintin. I periti avrebbero rilevato alcune differenze tra il capo esaminato e quello che sembra essere indossato dall’uomo in uno dei dodici video registrati con una GoPro il 14 dicembre 2021, giorno della scomparsa di Liliana.
Gli stessi esperti precisano tuttavia che nel filmato l’indumento è visibile soltanto in parte. Le difformità segnalate costituiscono quindi un elemento da approfondire, ma non rappresentano, da sole, una prova conclusiva su quanto accaduto quel giorno.
Restano inoltre da chiarire gli esiti di alcune consulenze sui telefoni e sui filmati registrati dall’indagato. Il 30 ottobre è prevista un’udienza dedicata alla perizia, mentre il termine indicato per la conclusione delle indagini preliminari è aprile 2027, salvo eventuali proroghe.
Il cordino e le diverse interpretazioni degli esperti
La perizia segnala che sul cordino che stringeva i due sacchetti di plastica attorno al collo della donna sarebbe stato trovato soltanto il DNA della vittima, senza tracce riconducibili a Visintin.
La circostanza viene interpretata in modo diverso dalle parti coinvolte. I difensori del marito ritengono che il dato lasci aperta anche l’ipotesi del suicidio, già presa in considerazione nelle prime fasi dell’inchiesta. La genetista Marina Baldi, consulente della nipote di Liliana, ha invece ipotizzato che la presenza o l’assenza di determinate tracce possa essere influenzata da una possibile contaminazione con liquidi corporei.
Anche l’avvocato Antonio Cozza, che assiste una cugina della vittima, considera gli elementi emersi compatibili con la tesi dell’omicidio. Si tratta di valutazioni contrapposte: la ricostruzione definitiva spetta agli investigatori e all’autorità giudiziaria, sulla base dell’insieme degli accertamenti.
Quando è morta Liliana Resinovich? Il dubbio sulla data
Uno dei principali interrogativi riguarda ancora il momento esatto della morte. In precedenza non era stato possibile stabilire con certezza se Liliana fosse morta il giorno della scomparsa o nelle 48-72 ore precedenti il ritrovamento.
La consulente della Procura, l’antropologa forense Cristina Cattaneo, aveva indicato il 14 dicembre 2021 come la data più probabile, con un grado di probabilità molto elevato. Questa ricostruzione aveva portato anche alla modifica della data riportata sulla lapide, inizialmente fissata al 5 gennaio 2022, giorno del ritrovamento del corpo.
La nuova analisi delle suole delle scarpe, tuttavia, introduce un ulteriore elemento di incertezza: secondo quanto riportato, il corpo potrebbe essere stato trasportato nel luogo in cui venne ritrovato. Un’ipotesi che dovrà essere valutata insieme agli altri risultati e che lascia ancora aperte domande decisive sul caso.
Quasi cinque anni dopo la scomparsa di Liliana Resinovich, l’inchiesta è dunque ancora lontana da una ricostruzione definitiva. DNA sconosciuti, reperti da interpretare e accertamenti ancora attesi rendono la prossima fase delle indagini particolarmente importante per chiarire le circostanze della sua morte.