martedì, Ottobre 20

Quirinale e decreto Sicurezza, stop ai poteri di polizia per i soldati: cosa succede dopo gli scontri a Milano

Il governo lavora a un nuovo decreto Sicurezza dopo gli scontri, i danneggiamenti e i saccheggi registrati a Milano nel fine settimana. Ma sulla possibilità di attribuire maggiori poteri ai militari sarebbe emersa un’obiezione da parte del Quirinale, in particolare sull’ipotesi di affidare ai soldati funzioni di polizia giudiziaria.

La notizia, riportata da ANSA citando fonti parlamentari, riguarda una delle misure più discusse del provvedimento. Le perplessità degli uffici della Presidenza della Repubblica si concentrerebbero sulla possibilità di estendere le competenze dei militari oltre quelle attualmente previste. Il testo è ancora in fase di definizione e le disposizioni definitive non sono state approvate.

Leggi anche:Sondaggio SSWG, Futuro Nazionale di Vannacci scende al 5,6%: centrodestra al 44%, testa a testa con il centrosinistra

Leggi anche:Sondaggi SWG, campo largo avanti nei due scenari: i risultati

Leggi anche:Decreto sicurezza dopo gli scontri a Milano: fermo per i minori e arresto differito, cosa cambia

Crosetto chiede maggiori poteri per i militari

Il confronto nasce anche dall’annuncio del vicepremier Matteo Salvini sull’invio di 500 militari aggiuntivi a Milano, presentato come una risposta ai recenti episodi di violenza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha però posto una questione operativa: quali compiti dovrebbero svolgere i soldati una volta impiegati sul territorio?

Presidiare una stazione, sorvegliare un edificio sensibile e pattugliare una strada sono attività diverse dall’intervenire durante disordini, saccheggi e danneggiamenti. Per questo Crosetto ha sostenuto la necessità di norme che consentano ai militari di operare con poteri analoghi a quelli delle forze di polizia, limitatamente a un periodo di tre mesi, a supporto di Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza.

L’obiettivo sarebbe quindi affiancare all’aumento della presenza militare strumenti d’intervento più ampi. È proprio l’estensione delle competenze, tuttavia, ad aver aperto il confronto istituzionale.

La differenza tra pubblica sicurezza e polizia giudiziaria

Secondo quanto riporta ANSA, gli uffici del Quirinale avrebbero sollevato perplessità sull’attribuzione ai militari di funzioni di polizia giudiziaria. Si tratta di un punto rilevante perché le attività di pubblica sicurezza non coincidono con quelle di polizia giudiziaria, che comprendono anche compiti legati all’accertamento dei reati e alle attività previste dal codice di procedura penale.

Per affrontare i nodi tecnici si sarebbero svolte riunioni a Palazzo Chigi coordinate dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, con la partecipazione dei responsabili degli uffici legislativi dei ministeri interessati.

L’esecutivo deve ora definire una formulazione normativa che chiarisca quali poteri possano essere attribuiti ai militari, per quanto tempo e con quali garanzie. Le interlocuzioni istituzionali riguardano dunque la formulazione delle misure, mentre il decreto è ancora in preparazione.

Fermo preventivo per i minorenni e nuove misure contro i danneggiamenti

Il decreto Sicurezza allo studio del governo non si limiterebbe al ruolo dell’Esercito. Tra le ipotesi circolate figurano l’estensione del fermo preventivo ai minorenni, fino a una possibile durata di 24 ore, l’arresto in flagranza differita per determinati danneggiamenti commessi in gruppo e nuove disposizioni nei confronti delle persone considerate pericolose per l’ordine pubblico.

Sul tavolo ci sarebbero anche un possibile inasprimento delle norme sui danneggiamenti aggravati e interventi sul sistema della giustizia minorile. Alcune misure erano già presenti nel disegno di legge sulla sicurezza approvato dal governo a luglio e successivamente arrivato all’esame del Senato. Il nuovo decreto potrebbe anticiparne una parte.

È però necessario distinguere le ipotesi dal testo definitivo: le bozze non sono ancora state approvate e la portata effettiva delle disposizioni sarà chiara soltanto dopo il via libera del Consiglio dei ministri.

La sicurezza a Milano al centro del confronto

Gli interventi allo studio arrivano dopo le immagini delle vetrine distrutte, dei negozi saccheggiati e degli scontri con le forze dell’ordine avvenuti nel centro di Milano durante il fine settimana. Gli episodi, con il coinvolgimento anche di numerosi minorenni, hanno riportato al centro del dibattito il tema della sicurezza urbana e degli strumenti a disposizione dello Stato per prevenire e contrastare i disordini.

Il governo punta a rafforzare la capacità d’intervento, mentre il confronto con il Quirinale riguarda la definizione dei poteri che potrebbero essere attribuiti ai militari. La questione centrale, quindi, non è soltanto quanti soldati inviare a Milano, ma anche quali funzioni possano esercitare e in quale quadro normativo.

La soluzione dipenderà dal testo che verrà approvato. Fino ad allora, l’attribuzione di funzioni di polizia giudiziaria ai militari e le altre misure annunciate restano oggetto di valutazione.