mercoledì, Ottobre 21

Liliana Resinovich, quattro tracce sui sacchi neri: la nuova perizia e le parole dell’avvocato

Nuovi elementi entrano nel caso della morte di Liliana Resinovich, la donna trovata senza vita a Trieste nel gennaio 2022. Al centro degli ultimi accertamenti ci sono quattro tracce individuate sui sacchi neri nei quali era avvolto il corpo, che potrebbero essere collegate a un guanto da lavoro nero rinvenuto nelle vicinanze.

Secondo quanto riferito dall’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste Sergio Resinovich, fratello della donna, una perizia dattiloscopica disposta dalla gip di Trieste avrebbe evidenziato caratteristiche compatibili con il contatto di uno stesso tessuto. Il risultato rappresenta un nuovo elemento investigativo, ma il livello di supporto indicato nella relazione è definito «moderato».

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La perizia e il guanto trovato vicino al corpo

Il punto centrale dell’accertamento riguarda il confronto tra le quattro tracce rilevate sui sacchi e le impronte sperimentali ricavate dal guanto da lavoro nero sequestrato durante le indagini.

Stando a quanto riportato dal legale, le tracce presenterebbero caratteristiche analoghe tra loro e sarebbero state prodotte dal contatto con un medesimo tessuto. La comparazione avrebbe inoltre evidenziato «lievi corrispondenze morfo-dimensionali» con il guanto.

La conclusione riportata nella perizia, tuttavia, non equivale a un’identificazione certa: in assenza di elementi discordanti, i risultati fornirebbero un supporto «moderato» all’ipotesi che le tracce siano state generate dal contatto con il guanto sequestrato.

Il guanto sinistro era stato trovato a pochi metri dal corpo di Liliana, nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste. L’oggetto era già stato sottoposto in passato ad altri accertamenti.

L’avvocato del fratello: «È stata uccisa»

Di fronte ai nuovi risultati, Nicodemo Gentile ha espresso una posizione netta, sostenendo che la morte di Liliana debba essere considerata un omicidio.

«Che si tratti di un omicidio è ormai un’evidenza imponente come il Monte Bianco. È tempo di dare nome e cognome a chi ha ucciso la povera Liliana. La verità non può più attendere», ha dichiarato il legale.

Si tratta della valutazione dell’avvocato che assiste il fratello della donna. I risultati descritti nella perizia, da soli, non individuano una persona responsabile della morte né dimostrano in modo definitivo la dinamica dei fatti. Saranno gli investigatori e l’autorità giudiziaria a dover valutare questo elemento insieme agli altri riscontri raccolti.

Il Dna sui sacchi neri e sui jeans di Liliana

Nei giorni precedenti era stata depositata anche una perizia genetica che aveva rilevato tracce di Dna maschile appartenente a un uomo non identificato su uno dei sacchi neri e sui jeans indossati da Liliana.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Piccolo, una comparazione svolta dalla polizia scientifica avrebbe ricondotto quelle tracce a un operatore che il 28 luglio 2023 aveva maneggiato i reperti durante alcuni accertamenti. Questo elemento, dunque, avrebbe trovato una spiegazione nell’attività svolta sul materiale investigativo.

Restano invece senza un’attribuzione, secondo le informazioni riportate, la traccia di Dna maschile individuata sul cordino che teneva legate le chiavi e il capello trovato sulla maglia della donna.

Le domande ancora aperte nel caso Resinovich

Le nuove analisi si inseriscono in un’indagine nella quale diversi reperti sono stati sottoposti a ulteriori verifiche per chiarire che cosa sia accaduto a Liliana Resinovich.

Le quattro tracce sui sacchi, il guanto rinvenuto vicino al corpo e i risultati degli accertamenti genetici costituiscono elementi da valutare nel loro insieme. La compatibilità indicata dalla perizia dattiloscopica non rappresenta, da sola, una prova definitiva dell’omicidio né consente di attribuire le tracce a una persona specifica.

Il nodo centrale resta quindi la ricostruzione della morte della donna e l’interpretazione complessiva dei risultati scientifici. La posizione espressa dall’avvocato del fratello segna una presa di posizione sulla vicenda, mentre le conclusioni investigative dovranno basarsi sugli elementi verificati e valutati dall’autorità giudiziaria.