giovedì, Settembre 24

Matteo Bassetti lancia l’allarme: “Siamo all’inizio di una gravissima epidemia di morbillo”. 12 casi in Liguria, 4 ricoverati con complicanze polmonari

“Siamo di fronte a una vera e propria emergenza morbillo”

. Con queste parole allarmanti, Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’Irccs San Martino di Genova, lancia un avvertimento che va ben oltre le cifre epidemiologiche routinarie. È un urlo di consapevolezza su una malattia che la società italiana ha sottovalutato per troppo tempo.

Bassetti non parla in una conferenza stampa ufficiale. Parla sui suoi profili social, dove può raggiungere direttamente il pubblico senza filtri mediatici. È una scelta comunicativa che suggerisce urgenza, che suggerisce la percezione di non poter attendere i canali istituzionali normali. È il linguaggio di chi sente che il tempo sta finendo.

Il focolaio in Liguria: 12 casi in 20 giorni

A preoccupare l’infettivologo è prima di tutto ciò che accade a Genova, nel cuore della Liguria. In Liguria negli ultimi 20 giorni si sono registrati 12 casi di morbillo. Non sono numeri enormi se considerati in sé, ma sono numeri che suggeriscono una velocità di diffusione allarmante.

Quattro pazienti sono ricoverati al Policlinico San Martino con complicanze che coinvolgono polmoni, sistema nervoso e fegato. Non sono ricoveri di osservazione. Non sono ricoveri precauzionali. Sono ricoveri perché il morbillo ha provocato conseguenze serie e durature.

Bassetti parla di “un focolaio epidemico senza precedenti in questa regione”. Sono parole che pesano. “Senza precedenti” significa che la Liguria non ha mai visto una cosa del genere, almeno non negli ultimi anni. E se non ha mai visto una cosa del genere, significa che l’infrastruttura sanitaria potrebbe non essere preparata per gestirla.

Il timore che va oltre la Liguria: “Siamo solo all’inizio”

Ma il timore di Bassetti non rimane confinato ai confini regionali. Il timore è che il Liguria sia solo il primo atto di una tragedia che sta per colpire tutta l’Italia. “Siamo solo all’inizio di una gravissima epidemia che colpirà probabilmente non solo la Liguria, ma in generale l’Italia”, dichiara Bassetti.

È una previsione basata su dati. Non è catastrofismo. È l’analisi di un infettivologo che vede i pattern e sa cosa significano. Se il morbillo sta circolare in Liguria con questa velocità, e se le condizioni di non-vaccinazione sono le stesse in altre regioni — cosa che sono — allora il morbillo circolerà anche altrove.

È una lezione che il COVID-19 avrebbe dovuto insegnarci: le malattie infettive non rispettano i confini regionali. Se c’è un focolaio in Genova, è solo una questione di tempo prima che il virus raggiunga Milano, Roma, Napoli. E in queste città, se la copertura vaccinale è bassa come è bassa a Genova, il virus troverà ancora più persone da infettare.

Il ministero della Salute alza la guardia: circolare e sorveglianza

Non è un caso che, nelle stesse ore in cui Bassetti lancia il suo allarme, il ministero della Salute alza la guardia con una circolare. Il ministero ha invitato con una circolare a potenziare i sistemi di sorveglianza e a promuovere campagne vaccinali mirate.

È un segnale che il governo sta prendendo sul serio l’allarme. Non è ancora uno stato di emergenza formale, ma è il passo immediatamente precedente. È il momento in cui le istituzioni sanitarie cominciano a mobilizzarsi, a preparare i letti ospedalieri, a formare il personale, a comunicare al pubblico che qualcosa di serio sta accadendo.

Il motivo della mobilitazione istituzionale è chiaro: l’aumento di casi e ricoveri, con un trend in crescita particolarmente evidente in Campania, Calabria, Lazio e Toscana. Non è solo la Liguria. È un fenomeno nazionale. E se il fenomeno è nazionale, allora la risposta deve essere nazionale.

Il morbillo non è una malattia banale: le complicanze sono gravi

Per Bassetti, i numeri che sta vedendo riportano l’attenzione su una malattia che la società italiana ha dimenticato quanto fosse grave. “Il morbillo è una malattia grave, una malattia gravissima”, insiste l’infettivologo.

Ma cosa rende il morbillo grave? La malattia stessa non è letale nella stragrande maggioranza dei casi. Il tasso di mortalità del morbillo è basso, specialmente in paesi sviluppati dove la nutrizione è buona e l’accesso all’ospedale è garantito.

Ma le complicanze sono un’altra storia. Polmonite. Encefalite. Danni al fegato. Sono complicanze che possono essere permanenti. E mentre il tasso di mortalità del morbillo è basso, il tasso di complicanze è significativamente più alto. Significa che molte persone infettate dal morbillo non muoiono, ma vivono il resto della loro vita con danni biologici permanenti.

La causa: bassa copertura vaccinale e generazioni non vaccinate

Bassetti individua chiaramente la causa della circolazione del virus: la copertura vaccinale insufficiente. “In generale in tutto il mondo il morbillo sta circolando moltissimo. Perché? Perché le persone non si sono vaccinate”, spiega l’infettivologo.

E specifica: “Ci sono quelli che sono nati negli anni ’80-90 che non hanno fatto la vaccinazione”. È una generazione che è caduta nel buco tra i tempi in cui il morbillo era endemico in Italia e i tempi in cui la vaccinazione è diventata obbligatoria. Molte persone nate negli anni ’80 e ’90 hanno contratto il morbillo naturalmente e sono immuni. Ma molti altri non l’hanno contratto e non sono stati vaccinati.

E poi c’è il problema dei bambini: “Ci sono molti bambini che non hanno fatto la vaccinazione, nonostante sia obbligatoria”. È un fallimento del sistema. La vaccinazione è obbligatoria per l’ingresso a scuola in Italia, eppure molti genitori stanno trovando il modo di aggirare questa normativa, attraverso il sospendimento condizionato, attraverso certificazioni mediche dubbie, attraverso la sfiducia nella scienza.

Il risultato: il virus circola pesantemente

Bassetti conclude con una diagnosi scientifica precisa: “Tutto questo fa sì che il virus circoli, e circoli pesantemente”. Non è una previsione. È una constatazione del presente. Il virus sta già circolando pesantemente. E continuerà a circolare, diffondendosi da Genova al resto dell’Italia, fino a quando la copertura vaccinale non raggiungerà livelli che impediscono la trasmissione virale.

Qual è questo livello? Per una malattia come il morbillo, con un indice di contagiosità R0 pari a circa 12-18, è necessaria una copertura vaccinale del 95% della popolazione. L’Italia attualmente non è a questi livelli. E finché non lo sarà, il morbillo continuerà a circolare.

Il vaccino è obbligatorio, ma la conformità è bassa

Un paradosso italiano emerge chiaramente: il vaccino del morbillo è obbligatorio in Italia, eppure la conformità è così bassa che il virus sta circolando. Come è possibile? Come è possibile che una vaccinazione obbligatoria non sia stata implementata universalmente?

La risposta è complessa e coinvolge la sfiducia nella medicina, il movimento anti-vaccinale, la negligenza amministrativa, le certificazioni mediche dubbie. Ma il risultato è semplice e tragico: le persone stanno contraendo una malattia prevenibile, stanno sviluppando complicanze evitabili, stanno occupando letti ospedalieri che potrebbero essere usati per altri pazienti.

L’escalation territoriale: da Liguria a Campania, Calabria, Lazio, Toscana

Il fatto che la circolare del ministero menzioni un trend in crescita particolarmente evidente in Campania, Calabria, Lazio e Toscana suggerisce che il morbillo non è più concentrato in Liguria. È un fenomeno che si sta già diffondendo geograficamente. È esattamente quello che Bassetti stava predicendo: il focolaio ligure è il presagio di un’epidemia nazionale.

In una situazione come questa, il tempo è fondamentale. Ogni settimana che passa senza una mobilitazione vaccinale massiccia significa che il virus avrà una settimana in più per diffondersi, per trovare persone non vaccinate, per provocare complicanze.

La soluzione: vaccini e consapevolezza

La soluzione è teoricamente semplice: vaccinare tutta la popolazione al di sotto della copertura del 95%. Ma implementare questa soluzione richiede una campagna comunicativa massiccia, richiede la fiducia pubblica nella medicina, richiede il coordinamento tra il governo centrale e i sistemi sanitari regionali.

In Italia, tutto questo manca. E il risultato è che un virus prevenibile sta circolando, provocando malattie, causando ricoveri, creando complicanze durature.

Bassetti sta urlando un allarme che dovrebbe essere ascoltato. Non da medici che già sanno, ma da genitori che dubitano, da persone che temono i vaccini, da politici che hanno tolto risorse dalla sanità pubblica. Il suo messaggio è semplice e universale: il morbillo è tornato. E continuerà a tornare finché non sceglieremo di proteggerci.