venerdì, Ottobre 9

Caso ricina, controllati 71 computer in una scuola: la Procura sospetta una miscela preparata per uccidere

Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, avvelenate con la ricina durante le festività natalizie del 2025, si concentrano anche sui computer di una scuola superiore del Molise. La Procura di Larino vuole ricostruire eventuali ricerche online e attività digitali che possano aiutare a chiarire la provenienza del veleno e la preparazione dell’omicidio.

Al centro degli accertamenti c’è l’Istituto professionale per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale di Riccia, in provincia di Campobasso, dove gli investigatori intendono esaminare la memoria di 71 computer e notebook. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, l’operazione è stata disposta con un decreto di perquisizione informatica e dovrebbe svolgersi martedì mattina.

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Settantuno computer sotto esame

Gli agenti della Squadra mobile di Campobasso e del Servizio centrale operativo della Polizia dovranno effettuare copie della memoria dei dispositivi presenti nei laboratori e nelle aule dell’istituto. Nel controllo rientrano sia i computer utilizzati dagli studenti sia quelli dismessi da tempo.

L’obiettivo è individuare eventuali elementi utili a ricostruire come sia stato reperito il veleno, compresa la possibilità di acquisti online o attraverso il dark web. Gli accertamenti riguarderanno anche ricerche, consultazioni e altre attività svolte tramite strumenti informatici, compresi sistemi pensati per tutelare l’anonimato.

La scelta della scuola non sarebbe casuale: nell’istituto si studiano e si analizzano diverse specie vegetali, tra cui il ricino, la pianta dai cui semi è presente la ricina. Nell’ambiente scolastico lavora inoltre un tecnico di laboratorio, marito di una docente di matematica e conoscente di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. Entrambi, secondo quanto riferito dal quotidiano, sono stati ascoltati in Questura come persone informate sui fatti. Non si tratta, di per sé, di un’indicazione di responsabilità.

Le ricerche online già emerse nell’inchiesta

Nel decreto di perquisizione vengono richiamate alcune navigazioni e interrogazioni su piattaforme web considerate meritevoli di approfondimento investigativo. Le ricerche, attribuite a persone al momento non identificate, avrebbero riguardato termini come «veleno» e «ricina».

Gli investigatori intendono quindi ricostruire la cronologia delle attività svolte sui dispositivi: dalle ricerche ai download, fino alla creazione, modifica o cancellazione di file. Anche la cancellazione volontaria, infatti, non esclude necessariamente che restino tracce recuperabili nella memoria dei computer.

Il sospetto di una preparazione non casuale

Tra gli elementi che la Procura vuole approfondire c’è l’ipotesi che le due vittime abbiano ingerito una miscela preparata intenzionalmente. Gli accertamenti dovranno chiarire se chi ha agito avesse conoscenze specifiche e familiarità con la pianta del ricino, oltre a eventuali informazioni reperite attraverso Internet.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, gli investigatori cercheranno nei dispositivi parole e formule legate alla ricina, al ricino, ai solventi e ad alcune sostanze chimiche, oltre a termini riferiti al deep web e al dark web. Si tratta di parole chiave investigative: la loro eventuale presenza su un computer, da sola, non dimostrerebbe chi abbia compiuto il delitto né quale uso sia stato fatto delle informazioni.

Le analisi dovranno chiarire come è stato somministrato il veleno

La ricina è una tossina presente nei semi di ricino

. Gli accertamenti scientifici e informatici dovranno contribuire a ricostruire le circostanze dell’avvelenamento, la possibile provenienza della sostanza e le modalità con cui sarebbe stata ingerita dalle due donne.

La Procura di Larino indaga per duplice omicidio premeditato. L’ipotesi di una miscela preparata con competenze specifiche resta al centro degli approfondimenti investigativi e dovrà essere verificata attraverso le prove raccolte. L’esame dei 71 dispositivi rappresenta un nuovo passaggio dell’inchiesta, ma non equivale a una conclusione sulle responsabilità.