sabato, Ottobre 3

Di Battista ad Accordi & Disaccordi: “Se i progressisti continuano così, le elezioni possono pure non farle”

Rieccolo, in camicia bianca e completo nero, netto come sempre nelle sue affermazioni politiche. Alessandro Di Battista riappare in uno studio televisivo dopo mesi di assenza dal piccolo schermo, mesi in cui ha affrontato una malattia grave, un tumore che lo ha costretto a subire un intervento chirurgico urgente a Cuba, lontano dall’Italia, lontano dai riflettori.

Riappare nell’intervento ad Accordi&Disaccordi, il programma in onda questa sera sul Nove, accanto al professore Alessandro Orsini, per rispondere alle domande di Luca Sommi. E quando parla, parla con la stessa forza e la stessa certezza di prima, come se nulla fosse accaduto. Eppure lo ribadisce lui stesso: “Sono malato”. Guarda in faccia quel tumore che è un nemico inaspettato, ma che è convinto di poter battere.

L’attacco al campo largo: “Le elezioni possono pure non farle”

“Se continuano di questo passo quelli del campo largo possono anche non presentarsi alle Politiche”.

È una frase netta, senza mezzi termini, che sintetizza il giudizio che Di Battista ha del centrosinistra italiano. Non è una critica lieve, non è una considerazione sfumata. È un’affermazione che nega la legittimità stessa del campo progressista a presentarsi alle elezioni se continua sulla strada che sta percorrendo. È un giudizio politico durissimo, pronunciato da chi ha fondato il Movimento Cinque Stelle, da chi ha combattuto contro il centrosinistra per anni, da chi conosce intimamente i meccanismi della politica italiana.

L’attacco a Elly Schlein: “Parole avvilenti sull’Ucraina”

“Le parole di Elly Schlein sull’Ucraina sono avvilenti”.

Picchia forte Di Battista sulla segretaria del Partito Democratico, la principale figura del centrosinistra italiano. Il suo crimine, secondo Di Battista, è di aver cambiato posizione sulla guerra in Ucraina, di aver abbandonato la ricerca di una “pace giusta” in favore di una posizione più filoatlantista. “E’ avvilente sentirla parlare dopo anni di pace giusta. Sento che ora invoca un inviato dell’Europa per la trattativa: e allora faccia un nome”, dice Di Battista con tono sarcastico. È una critica che colpisce sia la coerenza di Schlein che la sua mancanza di proposte concrete, la sua retorica vuota che chiede la pace senza dire come raggiungerla.

La riflessione sulla politica italiana: “Essi parlano di tema raro, noi martellermo su idee”

Nel frattempo Di Battista ragiona anche di politica italiana generale, quindi anche di quel centrosinistra che non lo convince per nulla.

“I progressisti parlano raramente di temi, mentre il Movimento non faceva che martellare sulle idee di Gianroberto Casaleggio, dal reddito di cittadinanza all’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti”. È una critica che tocca la differenza di metodo tra il Movimento Cinque Stelle, che poneva al centro le idee specifiche, i programmi concreti, e il centrosinistra, che secondo Di Battista naviga in una dimensione più generica e meno radicata nelle proposte concrete. È una differenza fondamentale di approccio alla politica, tra chi vuole cambiare il sistema e chi vuole amministrarlo come è.

La valutazione su Giorgia Meloni: “Rimane favorita per le prossime elezioni”

Di Battista è severo con i Cinque Stelle, ma ancora di più con Schlein e con il campo largo in generale.

Decisamente il campo largo non lo convince: “Per me Giorgia Meloni resta favorita nelle prossime elezioni”. È una valutazione non partigiana in alcun senso, perché Di Battista non sostiene Meloni. È una valutazione fredda, politologica, basata sulla percezione che il centrosinistra è debole, frammentato, poco attraente agli occhi degli elettori. Se il campo largo continua così, allora inevitabilmente il centrodestra mantiene il vantaggio.

Cuba, dove gli hanno salvato la vita: il racconto della malattia e della guarigione

Ovviamente Di Battista parla volentieri di Cuba, “che sta subendo il peggiore momento di pressione della sua storia per l’embargo degli americani”,

ma dove gli hanno “salvato la vita”, come ripete rievocando i giorni del malore e del successivo intervento subito in un ospedale cubano. È un elemento autobiografico che permea il suo discorso, la consapevolezza che è stato in una nazione che l’Occidente ostacola per via dell’embargo americano, eppure una nazione dove ha ricevuto le cure che lo hanno salvato. È un elemento che rafforza il suo posizionamento critico verso la politica estera americana e le sue conseguenze sulle popolazioni del mondo intero.

La guerra in Ucraina: “Serve un compromesso, ascoltando anche Putin”

E della guerra in Ucraina, Di Battista è chiaro:

“Serve un compromesso, ascoltando anche le ragioni di Putin”. Non è una posizione filorussa, nel senso di simpatetico verso Putin o verso l’invasione dell’Ucraina. È una posizione che crede che la guerra non possa essere vinta da nessuno, che il costo umano continua a salire, che la sola via d’uscita è una trattativa in cui tutti i soggetti vengono ascoltati, anche quelli sgradevoli come Putin. È una posizione che mette Di Battista in conflitto con la narrazione principale del centrosinistra e dell’Occidente, che vede la sconfitta della Russia come l’unica soluzione.

Gaza e il sionismo: “Profondamente anti-sionista”

C’è tempo anche per parlare del genocidio a Gaza, forse la sua principale battaglia politica attuale:

“L’Italia è succube di Israele, e l’Europa è rimasta inerte. Non ho difficoltà a definirmi profondamente anti-sionista”. È una presa di posizione netta, che non teme di usare termini forti come “genocidio” e di qualificarsi esplicitamente come “anti-sionista”. È una posizione che Di Battista mantiene con fermezza, che non cambia, che rappresenta probabilmente il suo impegno più sentito al momento attuale.

Il ritorno dello storico attivista: forte come prima, nonostante la malattia

Parla in scioltezza, come se non gli fosse accaduto nulla, come se il tumore non fosse stato una sfida esistenziale e politica al suo ruolo di figura pubblica.

Eppure quella malattia rimane sullo sfondo, permea le sue parole, dà loro una gravità diversa. Non è più il giovane attivista che può dire le cose che dice senza conseguenze. È un uomo che sa di essere mortale, che sa che il tempo non è infinito, che sa che ogni parola conta perché potrebbe essere l’ultima. E per questo probabilmente parla con ancora più forza, con ancora più certezza, con ancora più determinazione. Sipario. Di Battista c’è, per farsi sentire, come sempre.