La consulenza del medico legale Cristina Cattaneo potrebbe essere nulla dal punto di vista procedurale? È il quesito che potrebbe farsi strada nell’intricata indagine sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco e diventare il nuovo terreno di scontro tra le difese di Andrea Sempio e chi indaga nella nuova inchiesta che lo vede al centro come indagato per il delitto.
Non si tratta di una questione scientifica, di metodologia, di fondamento medico legale, ma di una questione eminentemente procedurale, di come è stata richiesta e autorizzata questa consulenza, di quale sia stata la sequenza dei passaggi amministrativi e legali che ha portato ai risultati che ora vengono utilizzati dall’accusa.
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Il quesito fondamentale: l’autorizzazione della Procura era corretta?
La domanda centrale è legata all’autorizzazione, concessa al medico legale Cristina Cattaneo dalla Procura di Pavia,
per approfondire alcuni aspetti legati all’aggressione e all’orario della morte della ventiseienne.
Una concessione che lascia perplessi i legali e che potrebbe portare a sollevare eccezioni ritenendo che le parti andavano avvisate in anticipo, in quanto l’attività richiesta era irripetibile, cioè non poteva essere ripetuta nuovamente sui medesimi reperti, non poteva essere verificata in modo indipendente dalle altre parti processuali.
Se effettivamente la procedura era irripetibile, la legge prevede che le parti devono essere avvertite e presenti, non può essere eseguita di nascosto, non può essere decisa unilateralmente dalla Procura senza coinvolgere la difesa e la parte civile.
I reperti: capelli, urina, contenuto gastrico già analizzati per Stasi
La richiesta della Procura di Pavia a Cattaneo riguarda la consegna di reperti molto specifici:
due frammenti di tessuto biologico, i capelli e l’urina della vittima e il suo contenuto gastrico, tutti reperti che erano già stati analizzati nel corso dell’inchiesta che ha portato alla condanna in via definitiva a 16 anni di carcere di Alberto Stasi. Non sono nuovi reperti. Non sono evidenze mai viste prima. Sono reperti che erano già parte del fascicolo, che erano già stati esaminati, che avevano già dato risultati noti. La questione procedurale è: perché ora, in una nuova inchiesta, questi reperti vengono richiesti nuovamente? Come è stata gestita legalmente questa richiesta?
Con un documento inserito nella chiusura dell’inchiesta su Sempio si dà atto che la Procura autorizza, con un visto datato 29 settembre 2025, i carabinieri del nucleo Investigativo di Milano al ritiro dei reperti, tra cui “il prelievo del campione di bile, conservato presso l’unità di tossicologia forense del Dipartimento di medicina legale di Pavia” e alla successiva consegna all’esperta Cristina Cattaneo. È un dato, una data precisa, un documento che sarà sottoposto a scrutinio legale dalle difese di Andrea Sempio.
L’analisi del contenuto gastrico: cosa ha mangiato Chiara, ma non quando
L’analisi su quanto ingerito da Chiara Poggi durante la colazione del 13 agosto 2007
è già stato al centro nel 2009 di una perizia affidata dal giudice per le udienze preliminari Stefano Vitelli all’esperto Lorenzo Varetto. Ora Cristina Cattaneo è tornata sul punto con l’esame “al microscopio ottico e al microscopio elettronico a scansione” del contenuto gastrico, come si legge nella relazione dello scorso febbraio. È un’analisi “senza inficiare, scrive Cattaneo, l’integrità o la quantità del reperto”. La relazione è un complicato susseguirsi di microscopi, separazione del materiale solido dalla componente liquida, ricongelamento, vetrini e analisi morfologiche.
Ma il risultato scientifico è limitato: senza sapere l’orario della colazione di Chiara, si può soltanto rivelare cosa ha mangiato la vittima, ma non da quanto tempo il suo corpo l’aveva ingerito. La rilevanza per stabilire l’orario della morte è quindi minore di quanto ci si potrebbe aspettare. Se non si sa con precisione quando Chiara ha fatto colazione, non si può calcolare con precisione il tempo di digestione, quindi non si può stabilire con precisione il momento della morte basandosi solo su questi elementi.
La durata dell’aggressione: “Decine di minuti” e atti di difesa
“Poi si è proceduto nel pieno rispetto del 359 codice di procedura penale (atti ripetibili)”,
scrive nella sua relazione la consulente Cristina Cattaneo, “a effettuare una batteria di esami, sempre ripetibili, sui prelievi effettuati all’epoca (cute, osso, blocchetti in paraffina, vetrini, contenuto gastrico, capelli)” restituendo i risultati ormai noti: l’aggressione è una sequenza “protrattasi per decine di minuti” in cui Chiara Poggi “avrebbe posto in essere atti di difesa quantomeno passiva, senza potersi escludere anche una componente di difesa attiva”. È una descrizione di una lotta, di una resistenza, di qualcuno che ha cercato di difendersi da un’aggressione brutale.
Il timing della morte: 15-60 minuti dopo l’aggressione
La morte della ventiseienne, secondo le nuove indagini immunoistochimiche eseguite dal co-consulente Biagio Eugenio Leone,
è avvenuta tra 15-30 minuti, fino a 60 minuti dopo i colpi inferti dall’assassino. È una finestra temporale ampia, non precisa, che riapre domande sulla ricostruzione dei fatti e su chi era dove in quale momento. Se l’aggressione è durata “decine di minuti” e la morte è avvenuta 15-60 minuti dopo, allora la sequenza temporale dell’intera vicenda cambia radicalmente rispetto a quello che era stato ritenuto fino ad ora.
Le controdeduzioni della difesa e il nuovo scontro procedurale
Le nuove conclusioni della Procura di Pavia sono ora sotto la lente dei difensori di Andrea Sempio,
che hanno circa due settimane per poter consegnare ai pubblici ministeri pavesi le controdeduzioni. E, come sempre, anche su aspetti squisitamente procedurali saranno fatte delle riflessioni, prima della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’indagato accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. La questione sulla nullità della consulenza, se sollevata e se accolta, potrebbe invalidare l’intero lavoro di Cattaneo, rimandando a zero i risultati che erano stati ottenuti con questa nuova perizia.
Un caso che continua a complicarsi: Garlasco non ha ancora una conclusione
Il caso Garlasco continua a complicarsi con ogni nuovo sviluppo,
ogni nuova perizia, ogni nuovo argomento procedurale che emerge dalle pieghe del fascicolo. Non è semplicemente una questione di chi ha ucciso Chiara Poggi. È una questione di come è stata condotta l’inchiesta, di come sono state gestite le prove, di come sono state rispettate le procedure. Una questione che, se le eccezioni procedurali dovessero essere accolte, potrebbe riaprire completamente il caso, rimandando nuovamente le risposte che l’Italia aspetta da diciannove anni.