Il caso di Chiara Poggi torna al centro dell’attenzione con un nuovo annuncio della difesa di Alberto Stasi. A riaccendere i riflettori sulla vicenda è stata l’avvocata Giada Bocellari, che insieme ad Antonio De Rensis assiste l’uomo condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della giovane, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007.
Secondo quanto riferito dalla legale, la difesa avrebbe oggi a disposizione ulteriori elementi non presenti negli atti già noti. Tra questi ce ne sarebbe uno in particolare destinato, nelle parole dell’avvocata, a “fare particolare scalpore”. Un elemento che, soprattutto, non sarebbe legato alle indagini svolte nel 2007.
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La dichiarazione è arrivata durante Omnibus, dove Bocellari ha spiegato che il collegio difensivo sta lavorando alla possibile richiesta di revisione del processo. Si tratterebbe di materiale documentale che la difesa considera nuovo e potenzialmente rilevante proprio perché non compreso nel fascicolo processuale già conosciuto.
“Una prova nuova”

Un ulteriore chiarimento è arrivato successivamente anche attraverso il Tg1. L’avvocato ha precisato che l’elemento in questione non sarebbe una consulenza tecnica, ma una vera e propria “prova nuova”, che secondo la difesa inciderebbe in maniera determinante su uno specifico punto della sentenza di condanna.
È proprio questo aspetto a rendere particolarmente delicata la questione. Al momento, infatti, non sono stati resi pubblici tutti i dettagli dell’elemento annunciato dalla difesa. Non è quindi possibile stabilire quale sia esattamente il contenuto della nuova prova né quale effetto concreto potrebbe avere sull’iter giudiziario.
La nuova relazione della professoressa Cattaneo
Nel quadro degli elementi indicati dalla difesa viene citata anche la nuova relazione della professoressa Cristina Cattaneo. Secondo quanto dichiarato dall’avvocato, questo documento avrebbe un peso importante nella strategia difensiva e arriverebbe a una conclusione che, secondo la difesa, escluderebbe Stasi dalla scena del crimine.
Si tratta dunque di un insieme di elementi che la difesa intende sottoporre all’attenzione della magistratura nell’ambito del lavoro preparatorio per una possibile revisione. Ma tra l’annuncio di una nuova prova e il suo effettivo riconoscimento processuale esiste una differenza fondamentale: saranno le autorità competenti a doverne valutare ammissibilità, rilevanza e capacità di incidere sulla sentenza definitiva.
Gli atti depositati a Pavia
Nel frattempo, un altro passaggio importante riguarda gli atti depositati dalla difesa lo scorso 28 settembre alla Procura di Pavia. Secondo quanto riferito da Bocellari, il materiale consegnato sarebbe particolarmente consistente.
La quantità degli atti potrebbe contribuire a spiegare perché i tempi per arrivare a una eventuale richiesta di revisione non siano brevi. La difesa dovrà infatti completare l’analisi della documentazione e costruire il quadro complessivo degli elementi che intende utilizzare per sostenere la propria iniziativa.
Cosa può succedere adesso
Il punto centrale, a questo stadio, è quindi capire quale sia realmente la nuova prova e soprattutto quale specifico passaggio della sentenza potrebbe essere messo in discussione. Le dichiarazioni degli avvocati anticipano una novità ritenuta significativa, ma non consentono ancora di conoscere tutti i dettagli.
La vicenda resta quindi in una fase preliminare. La difesa sta lavorando alla documentazione necessaria per una possibile revisione del processo e ha già fatto sapere che tra gli elementi disponibili ce n’è uno che potrebbe suscitare particolare attenzione. Per ora, però, il contenuto completo di quella prova non è stato reso noto.
È proprio questo il punto che mantiene alta l’attenzione sul caso Garlasco: cosa contiene l’elemento che la difesa definisce nuovo e perché potrebbe incidere su un punto determinante della condanna? La risposta, almeno per il momento, resta nelle carte che il collegio difensivo sta preparando.