Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, la Procura di Pavia torna a esaminare alcuni passaggi della prima inchiesta sul delitto di Garlasco. Al centro delle nuove verifiche ci sono gli accertamenti eseguiti nel settembre 2007 sulla bicicletta di Alberto Stasi e, in particolare, il materiale biologico individuato sui pedali.
I magistrati guidati da Fabio Napoleone stanno ricostruendo nel dettaglio quanto avvenne nelle settimane immediatamente successive all’omicidio. Nei prossimi giorni saranno ascoltati alcuni degli investigatori e dei consulenti tecnici che parteciparono alle indagini dell’epoca, tra cui Rosa Muscio, allora pm della Procura di Vigevano.
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Il Dna sui pedali e quei risultati contraddittori

Uno dei punti da chiarire riguarda gli esami effettuati sulla bicicletta “Umberto Dei” di Stasi. I dati grezzi consegnati dai Ris nel novembre 2025 hanno riportato l’attenzione su un campione indicato come “bu_p”, ricavato proprio dai pedali.
Secondo quanto emerge dagli atti citati nell’inchiesta, le analisi del 20 settembre 2007 avrebbero evidenziato la presenza di materiale altamente cellulato attribuito a Chiara Poggi. Il giorno successivo, però, una nuova analisi avrebbe dato esito negativo.
È proprio questa apparente contraddizione a essere ora oggetto di approfondimento. Il capitano dei Ris Alberto Marino avrebbe definito il secondo risultato come un “dato completamente negativo”, spiegando che era stato replicato per quello che lui stesso avrebbe definito uno “stupido eccesso di zelo”.
Gli investigatori dell’epoca saranno ascoltati
La Procura vuole quindi capire cosa accadde realmente durante quegli accertamenti e quali informazioni furono messe a disposizione dei consulenti e dell’autorità giudiziaria. Tra le persone che potrebbero contribuire a ricostruire quella fase c’è anche Rosa Muscio.
La sua audizione dovrebbe riguardare sia gli esami effettuati sui pedali della bicicletta sia l’eventuale conoscenza di una relazione personologica su Alberto Stasi, ritrovata nelle scorse settimane negli atti conservati al Ris di Parma.
Il caso dei reperti distrutti
Un altro elemento finito sotto la lente riguarda alcuni reperti biologici raccolti durante i primi rilievi. Secondo quanto riportato nell’inchiesta, alcune provette contenenti soluzioni liquide ricavate da tracce e reperti sarebbero state smaltite prima che arrivasse l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
La documentazione citata indica inoltre che una fialetta contenente il materiale ricavato dal muro della scala della villetta di via Pascoli non sarebbe stata rinvenuta nel materiale proveniente dal Ris nel giugno 2025. Si tratta della traccia 33, un’impronta palmare ricondotta ad Andrea Sempio.
Resta però da stabilire con precisione quali materiali fossero contenuti nei reperti eliminati e se tra questi vi fosse anche quello relativo alla traccia oggi al centro delle nuove verifiche.
La revisione del processo di Stasi si allontana?
Le nuove verifiche potrebbero avere conseguenze anche sul percorso avviato dalla difesa di Alberto Stasi per chiedere la revisione del processo. Gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis stanno analizzando gli atti e, secondo quanto riportato, avrebbero individuato elementi che ritengono favorevoli alla posizione del loro assistito.
Il lavoro della difesa, però, è ancora in corso. I tempi per un’eventuale richiesta di revisione sembrano quindi allungarsi, mentre la Procura continua a esaminare documenti, reperti e passaggi delle indagini originali.
Il punto centrale, a questo stadio, resta capire che cosa sia realmente accaduto durante gli accertamenti del 2007 e quale valore possano avere oggi quei dati. Saranno gli atti e le nuove audizioni a chiarire se si tratti di semplici anomalie investigative o di elementi capaci di incidere sulla ricostruzione del delitto.