domenica, Ottobre 11

Ilaria Salis, scontro con gli ex collaboratori: «Clima tossico? Solo bugie e diffamazioni»

Si riaccende lo scontro tra Ilaria Salis e due suoi ex collaboratori, Valentina Dadda e François Gelmetti. Al centro della vicenda c’è il licenziamento dei due lavoratori, che in primo grado hanno ottenuto un risarcimento di 300mila euro. Il processo d’appello è previsto a Milano e l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra ha affidato all’ANSA la propria versione dei fatti, respingendo le accuse che hanno accompagnato la vicenda.

Secondo Salis, la collaborazione sarebbe diventata difficile già dopo pochi mesi. L’eurodeputata ha descritto un rapporto professionale ormai compromesso, sostenendo che i suoi ex collaboratori avrebbero cercato di orientare risorse pubbliche verso interessi personali. Una ricostruzione contestata, che si inserisce in una disputa legale ancora aperta.

Leggi anche:Sondaggio Ghisleri, Fratelli d’Italia sale al 27,5%: Pd in calo, Vannacci fermo al 7%

Leggi anche:“Cara Giorgia, devi dirlo”. Elly Schlein all’attacco, ma la gaffe è clamorosa

Leggi anche:Matteo Salvini e Antonio Tajani non ci stanno. Elezioni, Giorgia Meloni frena

La condanna in primo grado e le contestazioni di Salis

Salis è stata condannata in primo grado per aver interrotto il rapporto di lavoro senza giusta causa. L’eurodeputata, tuttavia, contesta le modalità con cui si è svolto il procedimento e sostiene di non aver avuto la possibilità di presentare le proprie ragioni in aula.

Nelle dichiarazioni riportate dall’ANSA, afferma che il ricorso le sarebbe stato notificato attraverso una procedura riservata agli irreperibili, nonostante, secondo la sua versione, fosse reperibile. Ora guarda all’appello con fiducia, dichiarandosi convinta delle proprie ragioni e intenzionata a difendersi nel nuovo grado di giudizio.

La vicenda ha avuto anche conseguenze economiche. Salis riferisce che, dopo il mancato pagamento di circa 7mila euro di spese legali, il suo conto sarebbe stato pignorato e successivamente sbloccato, due giorni dopo, quando ha versato la somma richiesta. Anche su questo punto ha sollevato dubbi riguardo alle modalità delle notifiche.

Le accuse di «clima tossico» e mobbing quotidiano

Un altro elemento della polemica riguarda un documento anonimo, circolato online e attribuito a presunti ex lavoratori dell’eurodeputata. Nel testo si parla di un ambiente professionale caratterizzato da un «clima tossico» e da episodi di «mobbing quotidiano».

Salis respinge queste accuse, definendole «bugie, illazioni e diffamazioni». Contesta inoltre l’anonimato del documento e sostiene che, qualora venisse identificato chi lo ha scritto, la persona responsabile dovrebbe risponderne.

Al momento, sulla base delle dichiarazioni riportate nell’articolo, le accuse contenute nel documento rappresentano una contestazione pubblica alla quale Salis ha replicato con fermezza. Non vanno confuse con accertamenti giudiziari definitivi.

«Il mio mandato era una risorsa per loro»

Nel ricostruire la rottura con i due ex collaboratori, Salis sostiene che il suo mandato sarebbe stato utilizzato come una risorsa personale anziché come un’attività destinata a beneficio degli elettori. Descrive quanto accaduto come una vicenda molto dolorosa e afferma che, al momento dell’interruzione della collaborazione, le sarebbe stato detto che avrebbero fatto tutto il possibile per distruggerla.

Si tratta della versione fornita dall’eurodeputata, mentre il contenzioso sul licenziamento prosegue nelle sedi giudiziarie. L’appello rappresenta quindi un passaggio importante per la controversia: Salis potrà esporre le proprie ragioni, mentre resta da chiarire l’esito definitivo della disputa con i suoi ex collaboratori.

Lo scontro, intanto, si muove su due piani distinti: da una parte il procedimento relativo al rapporto di lavoro e al risarcimento riconosciuto in primo grado; dall’altra le accuse diffuse attraverso il documento anonimo e la dura replica dell’eurodeputata. Sarà l’evoluzione della vicenda a chiarire quali elementi verranno confermati nelle sedi competenti.