domenica, Maggio 24

Mamma e figlia avvelenate con la ricina, spunta la pista della “mente diabolica”

Gli inquirenti parlano infatti di una persona dalla “mente diabolica” che avrebbe approfittato dei cenoni di Natale per somministrare la ricina senza destare sospetti. Proprio per questo motivo gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione le abitudini alimentari delle vittime, i pasti consumati e le persone incontrate nei giorni precedenti il malore.

Tra gli elementi acquisiti potrebbero esserci anche eventuali appunti personali, documenti medici o informazioni su patologie pregresse.

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Nuovo interrogatorio per Gianni Di Vita

Con l’avanzare delle analisi, nelle prossime ore potrebbero ripartire anche gli interrogatori. Il primo a essere nuovamente ascoltato dagli investigatori sarà Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime.

L’uomo verrà riascoltato dopo l’acquisizione dei primi dati estratti dai dispositivi elettronici sequestrati. Il suo telefono cellulare, al momento, sarebbe l’unico apparecchio della famiglia ancora non acquisito formalmente dagli investigatori.

La posizione della famiglia

L’avvocato della famiglia, Giuseppe Facciolla, ha ribadito la piena collaborazione dei suoi assistiti con gli investigatori. Il legale ha spiegato che la famiglia continua a respingere qualsiasi coinvolgimento nella vicenda e vive un momento di dolore profondissimo dopo la perdita delle due donne. “Siamo assolutamente tranquilli e fiduciosi rispetto all’esigenza di far emergere la verità”, ha dichiarato l’avvocato all’uscita dalla Questura.

Gli esperti incaricati dalla Procura avranno adesso 90 giorni di tempo per completare tutte le operazioni tecniche sui dispositivi sequestrati.

I sospetti e la pista esterna alla famiglia

Uno degli aspetti che più sta attirando l’attenzione riguarda proprio l’ipotesi che il responsabile possa non appartenere direttamente al nucleo familiare. Secondo quanto trapela dalle indagini, tra le persone finite sotto osservazione ci sarebbe infatti anche una donna esterna alla famiglia Di Vita. Al momento gli investigatori mantengono il massimo riserbo sull’identità delle persone coinvolte e sugli elementi raccolti.

L’obiettivo della Procura resta quello di capire chi abbia procurato la ricina e soprattutto in che modo il veleno sia stato somministrato alle due vittime.

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