mercoledì, Ottobre 21

Maranza a Milano, Piantedosi indaga sui legami con la Russia: «Qualcosa non torna»

Chi ha organizzato le violenze e le devastazioni avvenute a Milano durante il fine settimana? È una delle domande su cui si stanno concentrando le indagini dopo gli scontri e i saccheggi che hanno coinvolto diversi giovani. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervistato da Open dopo la riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza in prefettura, ha spiegato che alcuni aspetti della vicenda meritano ulteriori approfondimenti.

A colpire gli investigatori, secondo il ministro, sarebbe soprattutto la contraddizione tra il comportamento di alcuni partecipanti e il livello di organizzazione che sembra aver accompagnato la mobilitazione. Da una parte, ragazzi che durante gli interrogatori sarebbero apparsi disorientati o persino inconsapevoli di ciò a cui stavano prendendo parte; dall’altra, una capacità di coinvolgimento che suggerirebbe una struttura organizzativa da ricostruire.

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Da qui l’attenzione degli inquirenti verso le modalità con cui i giovani sarebbero stati raggiunti e coinvolti attraverso i canali digitali, comprese le chat di Telegram e i video pubblicati sui social.

Il ruolo dei social e delle chat Telegram

«Lo spontaneismo assoluto di questi ragazzi», ha osservato Piantedosi, sarebbe uno degli elementi che hanno sorpreso chi sta lavorando sul caso. Il ministro ha riferito che alcuni giovani sarebbero sembrati persino inconsapevoli della portata delle azioni a cui avevano partecipato.

Allo stesso tempo, ha sottolineato l’esistenza di una sollecitazione alla partecipazione che apparirebbe «abbastanza solida e importante». È proprio questa differenza tra lo spaesamento di alcuni protagonisti e l’organizzazione della mobilitazione a spingere gli investigatori a verificare se qualcuno abbia contribuito a indirizzare o alimentare le violenze.

Al centro degli accertamenti ci sono quindi anche i meccanismi di reclutamento e di possibile indottrinamento attraverso i social. Polizia postale e intelligence stanno approfondendo gli scenari emersi, senza che al momento sia stata dimostrata una regia unica dietro gli scontri.

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Piantedosi precisa: «Nessuna evidenza materiale chiara e certa»

Il ministro ha invitato a distinguere gli interrogativi investigativi dalle prove effettivamente raccolte. «Non c’è nessuna evidenza materiale chiara e certa» di una regia dietro alle manifestazioni violente, ha dichiarato a Open.

La possibile presenza di soggetti capaci di coordinare o incentivare la partecipazione resta dunque uno scenario da verificare. Le indagini dovranno stabilire se dietro alle devastazioni ci siano stati soltanto gruppi spontanei, forme di organizzazione più strutturate oppure eventuali interventi esterni.

Il tema è stato affrontato anche durante il vertice sulla sicurezza a Milano, al quale hanno partecipato il sindaco Giuseppe Sala, i vertici delle forze dell’ordine, i rappresentanti dei vigili e dell’esercito coinvolti nella gestione della sicurezza urbana, oltre ai questori delle città capoluogo lombarde.

Il confronto nel governo sull’ipotesi di una guerra ibrida

La possibilità di ingerenze esterne ha aperto anche un confronto politico all’interno del governo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha evocato il rischio di una «guerra ibrida» condotta contro i Paesi europei, con riferimento anche alla Russia e alle tensioni legate al sostegno europeo all’Ucraina.

Una posizione che non coincide pienamente con quella espressa dal vicepremier Matteo Salvini, intervenuto al vertice milanese e contrario a concentrarsi sull’ipotesi di una «manina» russa o di altri soggetti stranieri senza prove concrete. Salvini ha ribadito invece la necessità di una linea di tolleranza zero nei confronti delle violenze e dei saccheggi.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo la ricostruzione di Open, attende elementi certi dalle indagini prima di attribuire eventuali responsabilità a soggetti esterni.

Le indagini proseguono dopo le devastazioni

La priorità degli investigatori resta ricostruire la dinamica degli scontri, individuare i responsabili dei singoli episodi e verificare come sia stata organizzata la partecipazione alle violenze. L’analisi delle comunicazioni digitali potrebbe aiutare a chiarire se ci siano stati inviti coordinati, promesse di vantaggi o forme di pressione sui giovani coinvolti.

Per ora, tuttavia, non risultano prove certe che dimostrino un coordinamento russo o una regia straniera dietro gli eventi di Milano. Le ipotesi restano oggetto di verifica e dovranno essere sostenute da riscontri investigativi. Il punto evidenziato da Piantedosi è la necessità di capire come una mobilitazione apparentemente spontanea abbia potuto accompagnarsi a una capacità organizzativa che gli inquirenti considerano meritevole di approfondimento.