domenica, Maggio 24

Morte improvvisa nei giovani, gli esperti lanciano l’allarme: “Dna e cicatrici sul cuore possono rivelare rischi nascosti”

Un cuore apparentemente sano può nascondere rischi gravissimi, soprattutto nei giovani. È quanto emerge da una serie di nuovi studi internazionali coordinati da ricercatori della Società Italiana di Cardiologia, che stanno aprendo scenari completamente nuovi nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa.

Secondo gli esperti, non basta più valutare semplicemente la capacità del cuore di pompare sangue attraverso gli esami tradizionali. In alcuni casi, infatti, il rischio di arresto cardiaco potrebbe dipendere da mutazioni genetiche invisibili o dalla presenza di piccole cicatrici nel tessuto cardiaco rilevabili soltanto con strumenti diagnostici avanzati. Le ricerche sono state pubblicate su importanti riviste scientifiche internazionali come JAMA Cardiology, European Heart Journal e JACC Heart Failure.

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Il cuore può fermarsi anche senza sintomi

Cuore sano ma rischio improvviso di morte: la scoperta dei ricercatori

La morte cardiaca improvvisa nei giovani – come riporta Repubblica – rappresenta uno dei fenomeni più difficili da prevedere in medicina. In molti casi il cuore entra improvvisamente in una condizione chiamata fibrillazione ventricolare, in cui le contrazioni diventano inefficaci e il sangue smette di circolare correttamente. Se non si interviene immediatamente con massaggio cardiaco e defibrillatore, il rischio di decesso diventa altissimo.

Il problema, spiegano gli specialisti, è che molti pazienti colpiti da aritmie fatali presentano esami apparentemente normali e non mostrano sintomi evidenti prima dell’evento improvviso.

Il ruolo del Dna e delle mutazioni genetiche

Uno dei principali filoni di ricerca riguarda alcune mutazioni genetiche che possono aumentare enormemente il rischio di aritmie mortali anche in persone giovani e sportive. Lo studio pubblicato su JAMA Cardiology ha analizzato oltre 300 pazienti portatori di mutazioni del gene Filamin C, una proteina fondamentale per la stabilità del muscolo cardiaco.

Quando questa proteina viene prodotta in modo anomalo, le cellule del cuore diventano più vulnerabili alle aritmie. Secondo gli studiosi, alcuni pazienti possono avere un cuore apparentemente normale ma essere comunque esposti a un rischio molto elevato di arresto cardiaco improvviso.

“Il solo parametro della capacità del cuore di pompare sangue non è sufficiente”, ha spiegato il professor Gianfranco Sinagra, presidente della Società Italiana di Cardiologia.

Le cicatrici invisibili che aumentano il rischio

Un altro elemento centrale emerso dagli studi riguarda la presenza di piccole cicatrici nel tessuto cardiaco.

Queste alterazioni non sempre sono visibili con gli esami tradizionali come l’ecocardiogramma. Per individuarle servono esami più avanzati come la risonanza magnetica cardiaca con mezzo di contrasto. Secondo la ricerca pubblicata su European Heart Journal, proprio queste cicatrici potrebbero rappresentare un fattore determinante nello sviluppo di aritmie pericolose.

Gli studiosi hanno elaborato anche un nuovo sistema di valutazione del rischio capace di distinguere i pazienti più esposti a eventi cardiaci improvvisi.

Verso una medicina sempre più personalizzata

Gli esperti parlano ormai apertamente di una nuova fase della medicina cardiovascolare basata sulla prevenzione personalizzata. L’obiettivo è identificare in anticipo i soggetti più fragili attraverso l’integrazione tra genetica, imaging avanzato e storia clinica individuale.

Secondo i ricercatori, questo approccio potrebbe salvare molte vite soprattutto tra i giovani che oggi vengono considerati sani sulla base dei controlli standard. Le nuove scoperte potrebbero inoltre cambiare il modo in cui vengono valutati gli atleti e le persone considerate a basso rischio cardiaco.

La sfida della prevenzione

La ricerca continua anche su altri geni collegati alle cardiomiopatie aritmogene, come il gene NEXN, associato a nuove forme di malattie cardiache ancora poco conosciute. Secondo gli studiosi, la vera sfida dei prossimi anni sarà riuscire a individuare chi rischia davvero prima che si verifichi un evento improvviso.

Una rivoluzione scientifica che potrebbe trasformare radicalmente la prevenzione cardiovascolare e ridurre il numero di morti improvvise tra giovani apparentemente sani.

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