Sono ore di apprensione per Vittorio Sgarbi, 74 anni, il critico d’arte ed ex sottosegretario alla Cultura ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma in terapia intensiva. Attualmente sulle sue condizioni di salute non sono stati diffusi aggiornamenti ufficiali che chiariscano la natura esatta del suo male, il prognosi, la dinamica che ha portato a questo ricovero d’emergenza.
Ma sul ricovero drammatico delle ultime ore è intervenuto Lorenzo Iacobbi, legale della figlia Evelina Sgarbi, 26 anni, con una nota che ricostruisce la situazione dal punto di vista della ragazza e che ripercorre le preoccupazioni espresse, a suo dire, nel corso dell’ultimo anno intero, un anno di appelli inascoltati e avvertimenti ignorati.
Leggi anche:Di Battista e il tumore cerebrale, parla il neurochirurgo: “Ci sono oltre 100 tipi diversi”
La nota del legale: “Epilogo annunciato, non improvviso”
“Il ricovero di Vittorio Sgarbi in gravi condizioni al Policlinico Gemelli non è un evento improvviso,
ma il tragico e annunciato epilogo di una gestione irresponsabile delle patologie che affliggono il professore da tempo”. Queste sono le parole forti, durissime, che aprono la nota ufficiale del legale. Non è uno shock. Non è una sorpresa. È il punto finale di una parabola prevedibile, il risultato atteso di scelte sbagliate fatte sistematicamente nel tempo.
“Evelina, sua figlia, da oltre un anno e in ogni sede sta chiedendo aiuto, denunciando quello che stava accadendo ai danni di suo padre: a ciò si è aggiunta una forzata e incessante attività estiva di promozione e partecipazione ad eventi in ogni angolo d’Italia in cui quest’ultimo è stato coinvolto, garantendo al pubblico la sua presenza fisica”, ha affermato in una nota il legale.

Il ruolo della compagna Sabrina Colle: eventi, viaggi, stress
Secondo la ricostruzione del legale, negli ultimi mesi Sgarbi è stato sottoposto a uno sforzo fisico e psicologico devastante,
trascinato in giro per l’Italia intera a partecipare a innumerevoli eventi pubblici, come se fosse una merce da vendere piuttosto che un uomo con problemi di salute gravi. “Viaggi continui, sbalzi termici, caldo, climatizzatori e uno stress fisico devastante imposti a un uomo con condizioni di salute già nettamente precarie e visibilmente compromesse. Condizioni gravi, ampiamente documentate e confermate dalle cartelle cliniche ufficiali di cui con grande fatica e impegno Evelina dopo un anno è finalmente venuta in possesso”, prosegue la nota del legale. Non è una speculazione. Non è un’opinione. Sono documenti medici ufficiali che attestan
o il deperimento del critico d’arte.
Le patologie gravi: non è solo depressione
Il legale interviene anche sul tema della depressione,
respingendo con forza la narrativa che sia stata la sola causa dei problemi di salute di Sgarbi. “Altro che depressione indotta da inchieste di quotidiani e trasmissioni giornalistiche! Troppo comodo individuare capri espiatori che nulla c’entrano col quadro clinico complesso di Vittorio Sgarbi che soffre di patologie ben più gravi e precedenti la depressione che è solo una conseguenza del deperimento fisico e non la causa”. È un’affermazione che ribalta la narrativa pubblica: non è stato attaccato dai giornali e poi è caduto in depressione. È il corpo che si è degradato, e la mente ha seguito il corpo, come conseguenza naturale del cedimento fisico.
Il legale suggerisce che Sgarbi soffre di patologie serie e croniche che probabilmente includono problemi cardiovascolari, metabolici, neurologici, non semplicemente problemi psicologici. È una distinzione cruciale perché cambia completamente il significato del ricovero e della responsabilità di coloro che hanno dovuto prendersi cura di lui.
Gli attacchi pubblici contro Evelina: vergogna della stampa
Nella parte più emotiva della nota, il legale si sofferma sulle reazioni ricevute da Evelina quando ha cercato di aiutare suo padre.
“Quando la ragazza ha alzato la voce per urlare che temeva per la vita del suo papà la risposta della stampa e dei salotti televisivi è stata vergognosa: insulti, derisione, attacchi personali. È stata usata come bersaglio da chi si preoccupava unicamente di tutelare ‘il personaggio Sgarbi’ e di garantire il proseguimento del business legati alla sua figura pubblica”. È un’accusa pesante: la stampa e i media italiani, anziché appoggiare una figlia che tentava di salvare suo padre, l’hanno attaccata brutalmente perché difendere Vittorio Sgarbi “il personaggio” era economicamente più importante che proteggere Vittorio Sgarbi l’uomo.
La storia della conflittualità: dal Capodanno al tribunale
Da oltre un anno Vittorio Sgarbi è finito al centro dell’attenzione mediatica per via di alcune vicende familiari drammatiche, soprattutto per il conflitto con la figlia Evelina. Tutto è iniziato tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2025, quando Evelina aveva raccontato di un repentino peggioramento delle condizioni del padre. Dalle telefonate a vuoto durante le festività di Capodanno alla drammatica chiamata in cui, attraverso la compagna di Sgarbi, Sabrina, sarebbe riuscita a strappargli soltanto un debole “ciao”. Poi la scoperta del ricovero all’Ospedale Gemelli di Roma, appresa direttamente dai giornali anziché dalla famiglia, il che racconta tutto sul quadro di comunicazione rotto dentro la famiglia.
Da quel momento la vicenda ha assunto contorni giudiziari. Evelina ha chiesto al tribunale la nomina di un amministratore di sostegno per gestire gli interessi del padre, ritenendolo “facilmente manipolabile” e sostenendo che non fosse più in grado di gestire autonomamente la propria persona e i propri interessi. Ha inoltre accusato la compagna Sabrina Colle di tenerla lontana dal padre, creando una situazione di isolamento che ha aggravato il deperimento fisico e psicologico di Sgarbi.
Le denunce di Evelina negli ultimi mesi
“Papà è in condizioni da ‘schifo’ e io mi innervosisco sempre più a vedere le sue apparizioni pubbliche. Dicono che gli vogliono tanto bene, ma intanto lo mandano in tv in condizioni critiche. Papà è una persona che non sta bene, la sofferenza è evidente”, aveva raccontato la giovane ospite di Silvia Toffanin nel salotto di Verissimo, in uno dei momenti in cui ha tentato di lanciare un allarme pubblico sulle condizioni di suo padre. Lo scorso 25 maggio, ospite di Caterina Balivo a La Volta Buona, Evelina aveva poi sottolineato ancora una volta le condizioni del padre: “Basta avere gli occhi per vedere le ultime uscite, lo portano in giro come fosse un brand, come un cognome che funziona e che continua a funzionare”. Era un appello disperato, un tentativo di far capire al pubblico che suo padre non stava bene, che era stato trasformato in una merce pubblicitaria.
L’appello finale: chi lo ha insultato deve chiedere scusa
La nota si conclude con un pensiero rivolto proprio a Evelina e con un appello rivolto a chi l’ha attaccata.
“Oggi, mentre molti dovrebbero solo tacere, Evelina è lì, accanto al letto di suo padre, a sperare che il suo papà si riprenda e che venga finalmente e per davvero messo nelle condizioni di curarsi adeguatamente”. È un’immagine toccante, una figlia che rimane al capezzale del padre, nonostante tutti gli attacchi che ha ricevuto. E poi l’appello finale, diretto: “Tutti coloro che in questo lungo anno l’hanno insultata, derisa e ostacolata mentre cercava unicamente di salvare la vita di suo padre oggi dovrebbero fare una sola cosa: chiedere scusa ad Evelina”.
Un quadro tragico di negligenza sistemica
Quello che emerge da questa vicenda è un quadro tragico e complesso di negligenza sistemica,
dove le priorità economiche e pubbliche sono state messe al di sopra della salute di un uomo malato. Una figlia ha provato a salvare suo padre e è stata dileggiata. Un uomo anziano e malato è stato trascinato in giro come un prodotto commerciale. I media hanno scelto il “personaggio” piuttosto che l’uomo. Ed ora, mentre Sgarbi giace in terapia intensiva in gravi condizioni, arriva questa nota che parla di epilogo annunciato, di tragedia prevedibile, di responsabilità che non dovrebbero essere dimenticate.