giovedì, Ottobre 15

Trump rimuove Paolo Zampolli dall’incarico: le email al vetriolo con il vice di Rubio

Donald Trump ha rimosso Paolo Zampolli dall’incarico di inviato speciale al Dipartimento di Stato americano. La notizia è stata riportata da Abc il 15 ottobre 2026, precisando che a Zampolli è stata comunicata la decisione nella stessa giornata. La vicenda arriva dopo mesi di tensioni con Christopher Landau, vice segretario di Stato, culminate in una serie di email dai toni particolarmente accesi.

Zampolli ha commentato la conclusione del suo incarico con un messaggio pubblicato su X, nel quale ha ringraziato il presidente americano e il segretario di Stato Marco Rubio. Ha ricordato che gli incarichi di inviato speciale hanno normalmente una durata annuale e che Trump aveva prorogato il suo per oltre sei mesi.

Leggi anche:Principessa di Abu Dhabi trovata svenuta a Londra: condannata per negligenza infantile

Leggi anche:Ucraina, Zelensky accusa gli Usa: «Nessun preavviso sui missili russi», colpita la centrale di Kiev

Leggi anche:Ucraina, Meloni sfida Trump: la risoluzione del centrodestra sul ruolo dell’Europa

«Servire gli Stati Uniti è stato il grande onore della mia vita», ha scritto, aggiungendo che per lui è arrivato il momento di aprire un nuovo capitolo e tornare agli affari. Nel suo messaggio ha anche ricordato il ruolo avuto da Trump nel suo percorso professionale, spiegando che anni fa lo aveva introdotto nel settore immobiliare.

Le email con Christopher Landau

La vicenda era emersa nei giorni precedenti attraverso un retroscena di Politico, che aveva ricostruito i contrasti tra Zampolli e Landau. Secondo quanto riportato, i dissidi andavano avanti da mesi e riguardavano soprattutto i rispettivi ambiti di competenza e la catena di comando all’interno del Dipartimento di Stato.

Negli scambi di email, Landau avrebbe chiesto ripetutamente a Zampolli di limitare le proprie attività alle questioni di diplomazia culturale, considerate il suo ambito di responsabilità. In un messaggio datato 14 novembre 2025, il vice segretario di Stato gli avrebbe scritto: «Le ordino, ancora una volta, di cessare immediatamente qualsiasi attività su questioni che non siano direttamente legate alla diplomazia culturale».

Le comunicazioni, estese su un periodo di quasi un anno, avrebbero assunto progressivamente toni più duri. Secondo la ricostruzione di Politico ripresa da Il Messaggero, nei messaggi comparivano anche accuse di fughe di notizie verso i media e minacce di azioni legali per diffamazione. In diverse occasioni, inoltre, le email sarebbero state inviate per conoscenza ad almeno 16 funzionari; in un caso, tra i destinatari figurava anche una persona straniera.

Le accuse reciproche e la posizione di Zampolli

Zampolli ha sostenuto che Landau avesse un problema personale nei suoi confronti fin dall’inizio. In una telefonata con Politico, avrebbe accusato il vice segretario di Stato di aver cercato di ostacolare il suo lavoro e definito il suo comportamento fuori controllo.

L’inviato aveva inoltre rivendicato la legittimità del proprio incarico, affermando di averlo ricevuto direttamente dal presidente degli Stati Uniti. Nella sua ricostruzione, soltanto Trump avrebbe avuto l’autorità di affidargli quel ruolo o di revocarlo.

La decisione annunciata il 15 ottobre chiude quindi l’incarico di Zampolli, mentre il retroscena sulle email offre un quadro dei contrasti che avrebbero preceduto la rimozione. Le ricostruzioni disponibili riportano le posizioni dei protagonisti e le comunicazioni citate dalla stampa, senza stabilire in modo indipendente la fondatezza delle accuse reciproche.

Il ritorno agli affari

Nel messaggio pubblicato dopo la decisione, Zampolli ha presentato la fine dell’incarico come l’inizio di una nuova fase professionale. Ha dichiarato di voler tornare a costruire relazioni e concludere accordi commerciali, ribadendo la propria gratitudine nei confronti di Trump, Rubio e del loro gruppo di lavoro.

La vicenda mette in evidenza le tensioni emerse all’interno dell’amministrazione americana attorno ai confini delle responsabilità diplomatiche. Al centro dello scontro, secondo le ricostruzioni giornalistiche, non ci sarebbe stata soltanto una divergenza personale, ma anche la definizione delle competenze e dell’autorità all’interno del Dipartimento di Stato.