La notte tra sabato e domenica nella cascina di Baldissero d’Alba in provincia di Cuneo si è consumato un dramma che sta scuotendo l’Italia sulla questione della legittima difesa. Roberto Mollo, 35 anni, autotrasportatore, ha sparato dodici colpi con una pistola Steyr 9×21 in direzione di un gruppetto di ladri che tentava di intrufolarsi nella sua proprietà. A terra è rimasto Gjovalin Lazri, trentaseienne di origine albanese, con due fori nella zona del collo.
Ma quanti colpi hanno davvero raggiunto la vittima? È questa la domanda cruciale che l’autopsia di oggi dovrebbe chiarire, perché da questa risposta dipendono molti degli sviluppi legali della vicenda. L’avvocato di Mollo, Piermario Morra, ha subito dichiarato: “Questo ragazzo non voleva uccidere nessuno”. Una tesi che potrebbe complicarsi se dall’esame medico legale dovesse emergere che a raggiungere Lazri siano stati più d’uno dei dodici colpi sparati.
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La dinamica: il buio e le torce dei ladri
Quella notte, la cascina era avvolta nel buio. Ma il buio non era completo: i ladri avevano portato con loro tre torce, che poi sono state trovate sulla scena dai carabinieri. Ed è proprio su queste torce che gli investigatori stanno concentrando la loro attenzione.

La prima ipotesi degli investigatori è che Mollo abbia sparato puntando le torce dei malviventi, cercando di colpire le fonti di luce nel tentativo di disorientare gli intrusi e proteggersi. Non è un tentativo di omicidio premeditato, è una reazione difensiva in un momento di panico e paura.
Mollo avrebbe sparato dal balcone della cascina: questo è confermato dal ritrovamento dei bossoli in quella zona. Il corpo di Lazri è stato trovato a una distanza tra i 30 e i 40 metri dal punto di sparo. Ma qui inizia il dubbio: è possibile che, dopo essere stato colpito, Lazri non sia caduto subito al suolo, ma si sia trascinato di qualche metro prima di crollare.
Una pistola fuori legge: il porto d’armi mancante
Un dettaglio che complica ulteriormente la situazione: Mollo non aveva il porto d’armi. La pistola Steyr 9×21 poteva essere tenuta solo nella casa dove risiede, non in una cascina. Il permesso era stato autorizzato per uso sportivo, probabilmente legato al tiro al piattello, ma portarla altrove è una violazione chiara della legge.
Gli inquirenti dovranno ora capire se la dimestichezza di Mollo con la pistola per uso sportivo abbia avuto un ruolo nella dinamica di quella notte. Uno sparatore esperto potrebbe aver agito diversamente rispetto a una persona che non conosce le armi. Ma qui il discorso si complica, perché se Mollo fosse uno sparatore esperto, sarebbe ancora più difficile sostenere che non volesse uccidere nessuno.
D’altronde, dodici colpi sparati nel buio non sono il gesto di chi mira con precisione: sono il gesto di chi spara in preda al panico, cercando di colpire quello che riesce a vedere — in questo caso, le torce.
La perizia balistica: il verdetto decisivo
La perizia balistica che disporrà la procura di Asti sarà fondamentale per chiarire molti aspetti della vicenda. I periti potranno determinare:
— Quanti colpi hanno davvero raggiunto Lazri (uno o più di uno?)
— Da quale distanza e angolazione sono stati sparati
— Se i due fori nel collo siano stati provocati dalla stessa cartuccia (un proiettile entrato e uscito) o da due colpi distinti
— Quali delle torce siano state colpite e quale sia stata l’effettiva linea di fuoco
Questi dettagli tecnici definiranno il resto della storia. Se si scopre che Mollo ha sparato più colpi e che più di uno ha raggiunto Lazri, la narrativa della difesa (“Ha sparato nel buio puntando le torce, non voleva uccidere nessuno”) diventa molto più fragile. Se invece risulta che un solo colpo ha raggiunto la vittima e che gli altri dodici hanno mancato il bersaglio, allora la tesi della legittima difesa acquista più forza.
Il cellulare mancante: una scelta strategica dei ladri
Un elemento che gli investigatori trovano significativo è l’assenza di cellulare nella tasca di Lazri. Chi indaga ritiene che fosse stata una misura cautelativa della banda di ladri, in modo da rendere difficile la localizzazione durante eventuali indagini per furto.
È un dettaglio che rivela l’organizzazione della banda: non erano improvvisati, erano professionisti che conoscevano i rischi e le contromisure. Eppure, niente di questo ha impedito a Lazri di trovarsi quella notte a Baldissero d’Alba davanti a una pistola carica.
Ma intanto non sono emersi elementi che ricolleghino Lazri ad altri eventuali colpi avvenuti quella notte. Apparentemente, la banda stava colpendo solo la cascina di Mollo, non aveva altre vittime in programma quella sera.
Non un furto di materiali edili, ma un tentativo di irruzione domestica
Un aspetto importante emerso dalle prime indagini è che non si sarebbe trattato di un furto di materiali edili, bensì di un tentativo di intrufolarsi nella vicina abitazione. Questa è la strategia su cui sta lavorando la difesa di Mollo.
La cascina è composta da due abitazioni collegate, entrambe di proprietà della famiglia: una di queste è in ristrutturazione. Ed è proprio quella in ristrutturazione che Mollo dice di aver voluto proteggere quando ha deciso di dormire nella cascina armato.
“Lo dimostrano le torce e i guanti ritrovati sulla scena dai carabinieri”, sottolinea l’avvocato Morra. La presenza di questi oggetti è infatti coerente con un tentativo di irruzione domestica: le torce per vedere al buio, i guanti per non lasciare impronte.
L’avvocato di Lazri: “Attendo le indagini”
Interessante anche la posizione assunta da Roberta Sisimbro, l’avvocata che assiste la famiglia di Lazri. Non ha indicato propri consulenti tecnici per l’autopsia, il che suggerisce una strategia attendista: prima vediamo cosa dice la perizia ufficiale, poi decidiamo come controbattere.
La sua dichiarazione è prudente: “Prima di pronunciarmi attendo l’evoluzione delle indagini. Ho la massima fiducia nell’operato della procura e anche nei consulenti tecnici nominati dai magistrati”. Non è un endorsement verso Mollo, è semplicemente l’atteggiamento di chi vuole lasciare che siano i fatti a parlare.
Dodici colpi: il numero che fa la differenza
Dodici colpi. È un numero che ritorna ossessivamente in questa vicenda. Non è uno sparo istintivo, è una raffica. Dodici volte il dito di Mollo ha premuto il grilletto. Dodici opportunità di ferirsi, dodici occasioni in cui avrebbe potuto fermarsi.
Un avvocato difensore potrebbe dire: “Era al buio, stava sparando in preda al panico, non sa nemmeno quanti colpi ha sparato”. E potrebbe essere vero. Gli istinti difensivi in situazioni di paura fanno cose strane alle persone.
Ma un pubblico ministero potrebbe controbattere: “Dodici colpi non sono casuali, sono volontarietà”. Soprattutto se la perizia balistica dovesse rivelare che più di uno di questi colpi ha raggiunto il bersaglio con una precisione che non si addice a chi spara nel panico.
La comparazione con il caso Roggero: il precedente che spaventa
Nel background di questa vicenda c’è il caso di Mario Roggero, il gioielliere di Alessandria che nel 2011 sparò a un ladro e fu condannato nonostante avesse potuto invocare la legittima difesa. Il caso Roggero è diventato il simbolo della difficoltà di ottenere il riconoscimento della legittima difesa in Italia, anche quando le circostanze sembrano evidenti.
La paura di Mollo di fare la stessa fine del gioielliere è comprensibile. E il governo attuale ha cercato di riformare le norme sulla legittima difesa proprio per evitare situazioni come quella di Roggero. Ma le leggi non si cambiano dai verdetti dei giudici, si cambiano al Parlamento.
Il lavoro dei carabinieri prosegue senza sosta
Il lavoro dei carabinieri del comando provinciale di Cuneo prosegue senza sosta
, come hanno riferito gli stessi investigatori. Ogni dettaglio viene passato al vaglio: le prove balistiche, i dettagli topografici del luogo, le dichiarazioni dei testimoni, la ricostruzione della banda di ladri.
La procura di Asti dovrà decidere se mantenere l’indagine per omicidio volontario contro Mollo, oppure se cercare delle alternative legali come eccesso di legittima difesa o omicidio colposo. Tutto dipenderà da quello che la perizia balistica dirà nei prossimi giorni.
Aspettando la verità medico-legale
L’autopsia di oggi è il momento della verità. Non risolverà tutti i dilemmi morali e legali di questa vicenda, ma fornirà i dati tecnici su cui costruire il resto della narrazione. Quanti colpi? Uno o più di uno? Qual era la velocità del proiettile all’impatto? Quanto tempo ha sofferto Lazri prima di morire?
Sono domande tecniche, ma hanno implicazioni umane enormi. E dall’autopsia dipende anche il futuro di Roberto Mollo, un uomo che in una notte ha visto la sua vita trasformarsi in una vicenda giudiziaria complessa e potenzialmente distruttiva.