Durante gli incontri bilaterali a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, Donald Trump e Volodymyr Zelensky hanno trovato d’accordo su una road map articolata in tre punti per uscire dal conflitto. È un momento significativo nella gestione diplomatica della guerra in Ucraina, che rappresenta uno dei dossier internazionali più complessi sulla scrivania dell’amministrazione Trump.
Al centro del colloquio tra i due leader c’è la fine della guerra, o almeno l’apertura di un canale negoziale credibile. Intanto Putin – ha scritto il presidente di Kiev in una chat collettiva di giornalisti ucraini e internazionali – non mostra nessun segnale di volere chiudere il conflitto. È una considerazione che mette in luce come la possibilità di una soluzione negoziata rimane ancora molto incerta e dipenderà dalla volontà di Mosca di sedersi al tavolo delle trattative.
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La road map concordata rappresenta tuttavia un tentativo concreto di avviare un dialogo costruttivo, utilizzando come leva questioni specifiche e limitate che potrebbero essere più facilmente risolvibili rispetto a una negoziazione più generale sul destino dei territori contesi.
I tre punti della road map: la strategia del “pezzo per pezzo”
Il primo punto concordato è un cessate il fuoco tra le parti sulle infrastrutture energetiche
. È una proposta di tregua parziale e limitata, che tocca un aspetto specifico della guerra ma che rimane strategicamente importante. Le infrastrutture energetiche sono state tra gli obiettivi più colpiti sia dalle forze russe che da quelle ucraine, e una loro protezione avrebbe implicazioni significative per la popolazione civile ukraina durante i mesi invernali.
Il secondo punto riguarda la riapertura del corridoio del grano del Mar Nero. Prima della guerra, era proprio dal Mar Nero che transitava il 90% delle esportazioni di cereali russi e una quota significativa delle esportazioni ucraine. La chiusura di questa rotta ha avuto implicazioni globali, affamando molti paesi africani e mediorientali e creando instabilità alimentare internazionale. La riapertura del corridoio rappresenterebbe non solo un successo diplomatico, ma anche un beneficio concreto per la sicurezza alimentare globale.
Il terzo punto prevede un incontro trilaterale tra Usa, Russia e Ucraina, possibilmente ad Abu Dhabi, per riprendere il formato che si era interrotto a febbraio. È il punto più difficile della road map, in quanto richiede che le tre parti accettino di sedersi al tavolo e di negoziare in buona fede. Abu Dhabi come location suggerisce una ricerca di neutralità geografica, lontano dagli scenari di conflitto e dalle capitali direttamente coinvolte.
Zelensky spiega il piano ad Axios: la posizione ucraina
È stato lo stesso Zelensky a spiegare i dettagli della road map ad Axios, sottolineando che Kiev è pronta ad accettare lo stop agli attacchi alle infrastrutture energetiche e una riunione trilaterale
. Questa disponibilità rappresenta una concessione significativa da parte del governo ucraino, che aveva in precedenza resistito a negoziati in cui la Russia non riconoscesse pienamente la sua responsabilità per l’invasione.
Il presidente ucraino ha dichiarato di aver detto a Trump che preferirebbe tenere un incontro trilaterale e fare del cessate il fuoco energetico uno dei suoi primi risultati concreti. Questo suggerisce una sequenza temporale nella quale la tregua energetica avrebbe il compito di creare un momento positivo iniziale, che potrebbe poi facilitare negoziati più ampi.
Zelensky sembra voler utilizzare una strategia dei “piccoli passi”: risolvere questioni specifiche e limitate prima di affrontare quelle più complesse e divisive, come il destino dei territori occupati e le garanzie di sicurezza post-conflitto.
C’è però un video che sta facendo il giro dei social sul gesto di Trump dopo che ha stretto la mano a Zelensky:
🇺🇸🇺🇦 El gesto de Trump después de estrechar la mano de Zelenski se está compartiendo en las redes sociales.
Después de estrechar la mano de Zelenski, Trump bajó dos dedos. pic.twitter.com/VGl3c40174
— 𝐄𝐮𝐫𝐞𝐤𝐚 𝐍𝐞𝐰𝐬 📰💻 (@EurekaNews10) September 25, 2026
La proposta statunitense: team tecnici come passaggio preliminare
Gli Stati Uniti hanno sollevato la possibilità di tenere prima una riunione tra team tecnici, anziché una riunione a livello di leader, e hanno indicato Abu Dhabi come possibile sede
. È una proposta che riflette una saggezza diplomatica consolidata: i team tecnici possono negoziare questioni specifiche senza il peso simbolico e politico dei massimi leader.
Se i team tecnici riuscissero a concordare i dettagli della tregua energetica e della riapertura del corridoio del grano, allora un incontro a livello di leader avrebbe una base più solida su cui costruire.
Zelensky ha dichiarato di aver detto a Trump che il vertice del G20 di dicembre a Miami potrebbe essere anche un’opportunità per un vertice trilaterale a livello di leader. Tuttavia, al momento, questa ipotesi sembra difficilmente realizzabile, soprattutto considerando che richiederebbe che Putin si renda presente a Miami, un evento politicamente complicato.
Il corridoio del grano: negoziazioni già in corso
Zelensky ha spiegato ai giornalisti di aver ricevuto il via libera da parte di paesi come Egitto, India e Turchia che hanno presentato opzioni per la protezione della sicurezza alimentare nel Mar Nero
. Il presidente ucraino ha quindi proposto uno stop degli attacchi da entrambe le parti, in modo da riaprire in sicurezza le rotte per l’agroalimentare.
È un aspetto della road map che potrebbe essere ragionevolmente implementabile, in quanto il beneficio di una riapertura del corridoio è evidente per entrambe le parti. Tuttavia, Zelensky ha anche dichiarato che ora “stiamo aspettando la risposta della Russia”, il che suggerisce che i passi preliminari sono stati fatti, ma che la parte decisiva rimane ancora davanti.
I Patriot: il via libera militare di Trump a Zelensky
Durante il bilaterale, il presidente Usa ha dato il via libera alla produzione dei missili avanzati per la difesa aerea Patriot in Ucraina
. È un’autorizzazione che arriva dopo la richiesta di Zelensky di un “pacchetto invernale” di nuove forniture militari e una spinta per favorire un accordo per fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche.
Il via libera ai Patriot rappresenta un segnale che gli Usa continuano a supportare l’Ucraina dal punto di vista militare, anche mentre si stanno aprendo canali negoziali. È una strategia consolidata: fornire armi sofisticate mentre si negoziano cessate il fuoco, in modo da rafforzare la posizione negoziale del partner più debole.
I Patriot sono sistemi sofisticati di difesa aerea che possono colpire obiettivi ad altissima quota e a grande distanza. La loro produzione in Ucraina rappresenterebbe un passo in avanti significativo nella capacità difensiva ucraina.
La reazione del Cremlino: diffidenza e monitoraggio
L’assenso del presidente Usa alla produzione dei missili è stato colto con diffidenza dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov
. “Zelensky recentemente sta dicendo molte cose”, ha commentato Peskov, sottolineando però che la Russia “sta monitorando molto da vicino quali Paesi stanno fornendo quali licenze e fornendo quali armi” a Kiev.
È una dichiarazione che rivela come Mosca percepisca il via libera ai Patriot come una minaccia diretta alle proprie capacità militari. Peskov ha inoltre affermato che la Russia tiene “tutto questo attentamente in conto”, un’affermazione vaga ma che suggerisce una possibile escalation nelle contromisure russe.
La posizione russa rimane sostanzialmente ostile a qualsiasi negoziazione che non riconosca le conquiste territoriali russe come un fatto compiuto. Fino a quando Putin non cambierà questa posizione, la strada verso una soluzione negoziata rimane molto difficile.
Il ruolo di Marco Rubio: la diplomazia statunitense
Il segretario di Stato Marco Rubio, che ha incontrato l’omologo russo Lavrov, ha confermato che “sia la Russia sia l’Ucraina vogliono tregua del grano e dell’energia”
. È una dichiarazione che suggerisce come entrambe le parti riconoscono l’importanza di questi aspetti specifici della guerra.
“Quando si parla di energia per la Russia – ha precisato Rubio – significa le raffinerie e il gas, per l’Ucraina sono le reti elettriche. Si tratta di due cose diverse. Una tregua energetica è difficile, ma proveremo”. È una dichiarazione che evidenzia come anche gli aspetti che sembrano più semplici presentino in realtà complicazioni significative.
Rubio emerge come una figura chiave nella diplomazia dell’amministrazione Trump, incaricato di mantenere i canali di comunicazione aperti con Mosca mentre contemporaneamente si supporta Kiev.
La strategia della tregua parziale: perché può funzionare
La strategia della tregua parziale su questioni specifiche rappresenta un approccio pragmatico alla risoluzione dei conflitti. Anziché cercare una soluzione generale che richieda che ambedue le parti rinuncino a elementi importanti dei loro obiettivi, la strategia consiste nel risolvere questioni limitate e specifiche che potrebbero generare momentum positivo.
Se una tregua energetica potesse essere implementata con successo, potrebbe fornire un periodo di sollievo alla popolazione ucraina durante i mesi invernali, ridurre la sofferenza civile e creare un precedente per ulteriori accordi limitati. D’altra parte, se gli attacchi alle infrastrutture energetiche dovessero continuare, la tregua fallirebbe e la fiducia tra le parti crollerebbe ancora di più.
Le squadre negoziali al lavoro: i prossimi dieci giorni
Dopo il bilaterale Trump-Zelensky, le squadre negoziali hanno continuato a lavorare insieme
. Quella di Washington porterà la proposta della road map ai russi, mentre quella di Kiev ne discuterà con gli europei. È un’indicazione di come la negoziazione sta procedendo su più fronti contemporaneamente.
Tra circa dieci giorni ci sarà un nuovo punto sulla situazione. Questo suggerisce che i vari attori mantengono un calendario serrato per i negoziati, con l’obiettivo di raggiungere accordi il più rapidamente possibile prima che la situazione sul terreno si evolva ulteriormente.
Putin e le chances di una soluzione negoziata
Il fatto che Putin non mostra “nessun segnale di volere chiudere il conflitto”
, secondo quanto riferito da Zelensky, rimane il nodo cruciale di tutta la questione. Anche se Stati Uniti e Ucraina riuscissero a concordare una road map dettagliata, senza la disponibilità di Mosca a negoziare, non ci sarà alcuna soluzione.
Putin potrebbe valutare che i guadagni territoriali già ottenuti sono significativi e che il continuo mantenimento della guerra serve ai suoi scopi geopolitici di indebolimento dell’Occidente. Fino a quando questa valutazione rimane dominante, le chances di una soluzione negoziata restano basse.
Le implicazioni europee: il ruolo dell’Ue
La squadra negoziale ucraina discuterà la road map con gli europei. È un passaggio importante, perché l’Europa ha un interesse diretto nella soluzione della guerra in Ucraina, sia dal punto di vista della sicurezza che da quello economico e energetico.
Tuttavia, c’è il rischio che gli europei si sentano esclusi dai negoziati principali. La leadership statunitense di Trump sulla questione ucraina potrebbe portare a soluzioni che non riflettono completamente gli interessi europei, soprattutto per quanto riguarda le garanzie di sicurezza post-conflitto per l’Ucraina.
Conclusione: un primo passo verso la negoziazione
La road map concordata tra Trump e Zelensky rappresenta un primo passo significativo verso l’apertura di un dialogo negoziale sulla guerra in Ucraina. Non è una soluzione completa, né è garantito che avrà successo. Tuttavia, rappresenta un riconoscimento da parte dei principali attori occidentali che la via militare non può portare a una conclusione definitiva del conflitto.
I prossimi dieci giorni saranno cruciali per vedere come la Russia risponderà alle proposte statunitensi. Se Mosca dimostrerà una certa apertura ai negoziati su questioni specifiche, allora la strada verso un possibile cessate il fuoco si aprirà. Se continuerà a mostrare disprezzo per qualsiasi negoziato, allora il conflitto continuerà probabilmente ancora per anni, con tutte le implicazioni che ciò comporta per la stabilità europea e globale.