sabato, Settembre 26

Meloni e Descalzi (Eni): l’accordo sul price cap per benzina e diesel, pressing governo su carburanti

A poche ore dalla riduzione dello sconto sulle accise sul diesel, arriva una mossa destinata a cambiare il quadro del caro carburanti in Italia. Eni ha deciso di introdurre un tetto massimo ai prezzi praticati nella rete Enilive: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio.

La misura entrerà in vigore lunedì 28 settembre, resterà valida inizialmente per trenta giorni e potrà essere prorogata fino alla fine dell’anno sulla base dell’andamento dei mercati e degli approvvigionamenti. È una decisione che potrebbe rappresentare un punto di svolta nella gestione politica del caro carburanti, uno dei dossier più delicati per il governo Meloni.

Formalmente, la decisione viene rivendicata dall’azienda come autonoma, ma alle sue spalle c’è una storia più complessa di pressioni politiche, incontri a New York durante l’Assemblea dell’Onu, e una relazione consolidata tra il governo italiano e la leadership di Eni.

Il pressing di Meloni su Descalzi: una storia di settimane

Alle spalle della decisione di Eni c’è un confronto durato settimane tra il governo e il gruppo energetico

. Un ruolo centrale lo avrebbe avuto il rapporto diretto tra Giorgia Meloni e l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, consolidato anche attraverso i viaggi compiuti insieme in Africa nell’ambito del Piano Mattei.

Il Piano Mattei è il progetto del governo italiano di rafforzamento della partnership economica con l’Africa, con un particolare focus su energia, infrastrutture e sviluppo. Gli incontri tra Meloni e Descalzi in questa cornice hanno fornito l’occasione per affrontare il dossier carburanti a livello più informale e strategico.

I due avrebbero affrontato il dossier carburanti più volte e già il 26 agosto, alla vigilia di un Consiglio dei ministri chiamato a intervenire nuovamente sulle accise, avrebbero discusso della necessità di superare la logica degli interventi temporanei. Era un segnale che il governo stava cercando soluzioni strutturali, non semplicemente misure di breve termine.

Eni nega pressioni indebite: la narrativa dell’azienda

Eni sottolinea che non ci sono state pressioni indebite da parte dell’esecutivo

. La compagnia ricorda di aver già adottato nei mesi scorsi una politica di contenimento dei rincari, trasferendo solo in parte sui consumatori gli aumenti registrati sui mercati internazionali.

È la narrativa ufficiale dell’azienda: la decisione del price cap non rappresenta una capitolazione di fronte alle pressioni politiche, ma piuttosto un’estensione naturale di una politica di responsabilità sociale già in atto. Tuttavia, è un’affermazione che richiede di essere collocata nel contesto del rapporto tra governo e grandi aziende a partecipazione statale.

Eni è solo parzialmente privata. Lo Stato italiano, attraverso il Ministero dell’Economia e il Tesoro, possiede una quota significativa della compagnia. Questo significa che le pressioni politiche, anche se non esplicite, operano all’interno di una struttura di governance nella quale il governo ha voce in capitolo.

L’impatto del price cap sulla benzina: 17 centesimi di sconto

Nel caso della benzina, il nuovo limite di prezzo equivale a una riduzione di circa 17 centesimi al litro rispetto alle quotazioni medie attuali

. È una riduzione significativa che avrà un impatto concreto sui bilanci di famiglie e imprese.

Considerando che un’automobile media consuma circa 6 litri ogni 100 chilometri, una riduzione di 17 centesimi al litro significa un risparmio di poco più di 1 euro ogni 100 chilometri. Per chi percorre 15.000 chilometri all’anno, il risparmio annuale sarebbe di poco inferiore a 150 euro. Non è una somma enorme, ma per molte famiglie rappresenta comunque un sollievo.

La crisi internazionale: raffinerie chiuse e prezzi alle stelle

Alla base dell’intervento c’è una situazione internazionale particolarmente difficile

. La diminuzione dell’offerta di prodotti raffinati, legata alle crisi geopolitiche e alla riduzione della capacità europea di raffinazione, ha spinto i prezzi verso livelli sempre più pesanti per famiglie e imprese.

Negli ultimi quindici anni in Europa sono state chiuse quasi 30 raffinerie. È un dato che evidenzia una trasformazione strutturale del settore energetico europeo. Mentre la domanda di carburante non è diminuita significativamente, la capacità produttiva domestica si è ridotta, costringendo l’Europa a dipendere sempre più dalle importazioni da paesi terzi.

Nei distributori la benzina aveva raggiunto quota 2,154 euro al litro, mentre il gasolio era arrivato a 2,338 euro. Sono cifre che rappresentano un allontanamento drammatico dalla percezione comune di un prezzo “normale” della benzina, alimentando malcontento diffuso nella popolazione.

Lo sconto sulle accise ridotto: un ulteriore carico sui consumatori

Da oggi, inoltre, lo sconto sul diesel viene ridotto a 6,1 centesimi al litro

. Questo significa che mentre Eni introduce un price cap, il governo sta simultaneamente riducendo i propri sussidi di supporto al prezzo dei carburanti. È una mossa coordinata che suggerisce una divisione dei compiti: Eni fornisce il price cap, il governo riduce i costi di bilancio.

Tuttavia, la riduzione dello sconto sulle accise rappresenta un carico aggiuntivo sui consumatori. In effetti, senza il price cap di Eni, la riduzione dello sconto sulle accise avrebbe spinto i prezzi ancora più in alto.

La reazione di Palazzo Chigi: celebrazione della responsabilità aziendale

La scelta di Eni è stata accolta con favore da Palazzo Chigi, che ha parlato di un importante gesto di attenzione verso il Paese

. È il linguaggio della partnership tra governo e aziende pubbliche, una narrativa nella quale il settore privato e quello pubblico collaborano per il bene comune.

Antonio Tajani ha indicato l’iniziativa come un esempio di collaborazione tra istituzioni e grandi aziende nei momenti di difficoltà, ribadendo la contrarietà di Forza Italia a nuove forme di tassazione sugli extraprofitti. È una posizione che privilegia la cooperazione volontaria rispetto alle imposizioni normative.

La Lega: un invito agli altri operatori

Anche la Lega ha espresso apprezzamento, invitando però le altre grandi compagnie petrolifere a seguire la stessa strada

. Il ministro Adolfo Urso ha manifestato la stessa aspettativa. È un segnale che il governo sperava in un effetto domino nel quale altre compagnie petrolifere, seguendo l’esempio di Eni, introducessero price cap analoghi.

Tuttavia, è importante notare che altre compagnie petrolifere non hanno la stessa relazione strutturale con lo Stato italiano che ha Eni. Saranno più difficili da “convincere” attraverso pressioni informali o attraverso il Piano Mattei.

Le opposizioni: critiche su tempistica e insufficienza

Più critiche le opposizioni. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni accusano il governo di essere arrivato tardi rispetto all’aumento dei prezzi

. Suggeriscono che il governo avrebbe dovuto intervenire con misure più tempestive e più radicali.

Francesco Boccia pone invece il problema del rapporto tra l’esecutivo e le grandi società partecipate, chiedendo se debba essere Eni a compensare le scelte del governo oppure se spetti a Palazzo Chigi indicare una strategia complessiva. È una critica che toccherebbe un problema di fondo: il ruolo appropriato delle aziende pubbliche nella gestione della politica economica.

Carlo Calenda considera comunque positiva l’assunzione di responsabilità da parte dell’azienda, riconoscendo il valore del gesto anche se probabilmente non sufficiente. Maurizio Landini giudica il provvedimento insufficiente e lo definisce uno spot, suggerendo che si tratta di una misura di comunicazione più che di una vera soluzione strutturale.

L’effetto traino: il vero banco di prova

Il vero banco di prova sarà capire se il price cap di Eni resterà limitato alla rete Enilive oppure riuscirà a trascinare verso il basso l’intero mercato

. Questo è il vero obiettivo del governo.

La compagnia dispone in Italia di circa 4 mila stazioni di servizio, pari a circa il 20% della rete nazionale: una quota sufficientemente ampia da poter esercitare una pressione concorrenziale significativa sugli altri operatori. Se i consumatori iniziano a rifornirsi presso le stazioni Enilive per risparmiare, i competitor saranno costretti a ridurre i loro prezzi per non perdere quote di mercato.

È su questo meccanismo concorrenziale che il governo punta. È precisamente su questo effetto che punta il governo, nella speranza che altre società decidano di adottare limiti analoghi.

La durata della misura: un mese con opzione di proroga

Per il momento il tetto resterà in vigore un mese, ma Eni ha già lasciato aperta la possibilità di prorogarlo fino al 31 dicembre

. È una struttura che suggerisce cautela da parte dell’azienda: il prezzo dei carburanti è fortemente correlato ai prezzi internazionali, e Eni vuole mantenere la flessibilità di uscire dalla misura se le condizioni di mercato cambiassero drasticamente.

Tuttavia, abbandonare la misura dopo soli trenta giorni comporterebbe un costo politico significativo. Il governo e l’opinione pubblica si sarebbero abituati ai prezzi più bassi, e un ritorno ai prezzi precedenti comporterebbe una reazione negativa.

Il nodo strutturale: misure temporanee vs. soluzioni durature

A quel punto, tuttavia, tornerà inevitabilmente sul tavolo il nodo strutturale del caro benzina e degli strumenti con cui governo e aziende intendono affrontarlo senza continuare a ricorrere soltanto a misure temporanee

.

Il price cap di Eni è una misura temporanea. Non risolve i problemi di fondo: la ridotta capacità di raffinazione europea, la dipendenza dalle importazioni, i prezzi internazionali elevati. Una vera soluzione strutturale richiederebbe o un aumento significativo della capacità di raffinazione europea, o una riduzione della domanda di carburanti attraverso un passaggio più rapido ai veicoli elettrici, o una ridefinizione dei mercati energetici globali.

Nessuna di queste soluzioni è semplice o veloce. Per il momento, il price cap di Eni rappresenta una soluzione di breve termine che fornisce sollievo ai consumatori senza risolvere i problemi di fondo.

Il ruolo del Piano Mattei nella diplomazia economica

Un aspetto interessante della storia è il ruolo del Piano Mattei nel consolidare la relazione tra Meloni e Descalzi. Il Piano Mattei rappresenta un tentativo del governo italiano di costruire una presenza economica più forte in Africa, attraverso partenariati con aziende italiane come Eni.

Questo contesto fornisce un’ulteriore leva politica al governo nella negoziazione con Eni. Non si tratta semplicemente di domestiche pressioni sui prezzi dei carburanti, ma anche di collaborazione strategica sul continente africano.