giovedì, Ottobre 1

Ilaria Salis, il “compagno Gino” estradato in Germania: la Cassazione francese conferma

La Corte di Cassazione francese ha respinto il ricorso del “compagno Gino” Abazaj, convalidando in tal modo la sua consegna alla giustizia tedesca per la presunta aggressione di neonazisti durante una manifestazione a Budapest nel febbraio 2023. Nel giro di poche ore, sulle spalle di Ilaria Salis, l’eurodeputata di Avs divenuta celebre per il suo processo in Ungheria e la sua liberazione dopo la pressione internazionale, piovono pessime notizie.

Il cerchio si stringe sui suoi amici e compagni di lotta antifascista, e tutte le strade portano direttamente a Budapest, la capitale ungherese dove Orban regna con pugno di ferro sui dissidenti e su coloro che si oppongono al regime. Rexhino “Gino” Abazaj, 33 anni, che si trovava a Parigi in libertà vigilata dopo essere stato in carcere, rischia ora una spirale di conseguenze che potrebbe portarlo prima in Germania e poi, potenzialmente, in Ungheria, dove le carceri e la giustizia sono sotto il controllo politico del regime di Orban.

Chi è Rexhino “Gino” Abazaj e cosa gli viene contestato

“Gino”, 33 anni, che si trovava a Parigi in libertà vigilata, teme di essere consegnato successivamente dai tedeschi all’Ungheria

per le presunte violenze contro i neonazisti, attaccati durante una manifestazione del febbraio 2023 a colpi di manganello e di martello.

Le aggressioni avvennero in un clima di grande tensione, durante una manifestazione di protesta contro l’estremismo di destra. “Gino” rischia, per gli stessi reati di cui era accusata Ilaria Salis, una pena fino a 24 anni di carcere in Ungheria e fino a 10 in Germania, in quanto alcune delle presunte vittime erano di nazionalità tedesca.

Per il giovane militante albanese, la prospettiva è terrificante: è condannato a vedere il suo caso spostarsi da tribunale a tribunale, da paese a paese, sempre con il rischio concreto di finire nelle mani della giustizia ungherese, dove i diritti dei dissidenti e degli antifascisti non sono garantiti.

La decisione della Cassazione francese: il rifiuto del ricorso

La Corte di Cassazione francese, massima giurisdizione del paese transalpino,

ha confermato la decisione precedente e ha disposto la riconsegna del militante alla Germania. La Francia, pur avendo rifiutato in precedenza di riconsegnare “Gino” all’Ungheria per timore di una violazione dei suoi diritti fondamentali, ha ritenuto accettabile trasferirlo alla Germania, dove la situazione legale è comunque complicata.

Nel 2025, quando la Francia aveva negato l’estradizione in Ungheria, la Germania aveva lanciato un mandato d’arresto europeo per richiedere la consegna del militante per gli stessi reati. Questo ha creato una situazione paradossale: non puoi consegnarlo all’Ungheria perché i diritti non sono garantiti, ma puoi consegnarlo alla Germania, che potrebbe poi consegnarlo all’Ungheria comunque.

La reazione di Ilaria Salis: l’angoscia e la speranza

L’eurodeputata di Avs ha commentato la decisione con tono affranto e preoccupato:

“È con grande rammarico che prendo atto della decisione della Corte di Cassazione di Parigi di confermare la consegna di Rexhino ‘Gino’ Abazaj alla Germania. È di vitale importanza ottenere dalle autorità tedesche garanzie chiare e vincolanti affinché Gino non venga, per nessuna ragione, consegnato successivamente all’Ungheria”. Salis ha poi aggiunto: “Speravo sinceramente che la giustizia francese rifiutasse di cooperare con un processo di criminalizzazione dell’antifascismo che trae origine da un’inchiesta costruita sulla base del lavoro della polizia del regime di Orbán”.

La Salis si augura inoltre che “Gino possa restare in libertà e affrontare il procedimento in Germania senza l’applicazione di misure cautelari”. È un’illusione vana, probabilmente, data la decisione che è stata presa. Ma è anche il desiderio di chi ha attraversato personalmente l’incubo di una prigione straniera e non vuole vedere subire la stessa sorte ai propri compagni di lotta.

La questione della cittadinanza: un’ingiustizia paradossale

“Voglio ricordare un aspetto paradossale e profondamente ingiusto di questa vicenda:”,

ha sottolineato Salis, “Rexhino Abazaj è, di fatto, un italiano senza cittadinanza. È cresciuto in Italia e tutta la sua famiglia ha ottenuto la cittadinanza italiana. A lui, invece, fu negata a causa di una denuncia legata a un picchetto antisfratto, procedimento dal quale è stato successivamente assolto”. È una doppia ingiustizia: non ha la cittadinanza italiana nonostante sia cresciuto in Italia, eppure tutta la sua famiglia ce l’ha. E ora rischia di essere rimbalzato tra diversi sistemi giudiziari senza protezione, senza la sicurezza che comporta l’essere cittadino di uno stato che può proteggerti.

Salis conclude con un appello alle autorità italiane: “Le autorità italiane dovrebbero intervenire, riconoscergli finalmente la cittadinanza e garantirgli tutte le tutele che spettano a un cittadino italiano”.

Le condanne degli altri compagni: il cerchio si allarga

Più o meno nelle stesse ore, dall’Ungheria è arrivata la notizia della condanna a 7 e 6 anni di altri due amici della Salis e militanti antifascisti,

la tedesca Maja T. e Gabriele Marchesi, anch’essi considerati colpevoli delle aggressioni ai danni di militanti di estrema destra in quei giorni di febbraio 2023 a Budapest. Le condanne si accumulano, i nomi si moltiplicano, il cerchio intorno a Ilaria Salis e al movimento antifascista europeo si stringe sempre di più. È come se il regime ungherese di Orban stesse usando la giustizia penale come arma per silenzire e punire coloro che si oppongono all’estremismo di destra.

Il sostegno di La France Insoumise e della comunità internazionale

“La Cassazione ha tenuto ciecamente in considerazione le esigenze tedesche, il cui carattere illegittimo è evidente, senza nessuna considerazione per la sicurezza personale di Gino, è deprecabile”,

ha protestato l’avvocato del militante albanese. La Francia, sostiene Thomas Portes, deputato de La France Insoumise, “si rende oggi complice degli attacchi contro i militanti antifascisti”. Al di là di molti esponenti della sinistra francese, in particolare de La France Insoumise, comunisti ed ecologisti, il militante “antifa” è sostenuto da personalità del mondo della cultura come il premio Nobel per la letteratura 2022, Annie Ernaux, che ha prestato la sua voce al movimento di solidarietà.