Angelo Capulli è morto ieri, 2 ottobre, a 62 anni, dopo una lunga malattia che lo ha consumato negli ultimi tempi. Manager bancario e consulente finanziario di alto profilo, risiedeva a Macerata, una città dell’Italia centrale che lo aveva visto costruire una carriera solida e rispettata nel settore della consulenza finanziaria. Ma la sua identità era legata non solo alla sua professione, alla sua competenza, alla sua dedizione nel lavoro.
Era legato profondamente a un’altra persona, a sua sorella, a una memoria che aveva deciso di portare con sé e di diffondere nel mondo: Maria Grazia Capulli, la giornalista del Tg2 scomparsa nel 2015, undici anni fa. Per undici anni Angelo aveva mantenuto viva quella memoria attraverso premi, iniziative e occasioni dedicate soprattutto ai giovani, cercando di trasformare il dolore della perdita in qualcosa di costruttivo, di educativo, di significativo.
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L’annuncio del figlio Giovanni: “L’ennesimo lutto ha colpito la mia famiglia”
A dare l’annuncio della morte è stato il figlio Giovanni, che ha espresso il dolore della famiglia con parole piene di sofferenza e stanchezza:
“L’ennesimo lutto ha colpito la mia famiglia. Questo dolore è molto duro da digerire, forse troppo”. Non è solo una famiglia che perde un membro. È una famiglia che continua a essere colpita dalle disgrazie, da una serie di lutti che si accumulano, che pesano, che consumano. Primo la zia Maria Grazia, scomparsa nel 2015. Poi, undici anni dopo, il padre Angelo. Una famiglia che conosce il significato di “ennesimo lutto”, cioè di una sofferenza che si ripete, che si aggiunge a quella precedente, che non offre tregua.
La carriera nel settore finanziario: 22 anni in IWBank
Angelo Capulli aveva costruito una carriera impressionante nel settore della consulenza finanziaria,
come riporta il Corriere Adriatico. Dal 2000 al 2022, per oltre venti anni, era stato area manager di IWBank Private Investments, un ruolo di grande responsabilità che lo aveva visto gestire clienti importanti, gestire patrimoni, gestire relazioni complesse nel mondo della finanza privata. Era poi entrato in Deutsche Bank Financial Advisors con il ruolo di area manager growth, una posizione di primo piano, e successivamente aveva accompagnato il passaggio alla rete Zurich Bank. Aveva ricoperto incarichi di responsabilità in diverse zone d’Italia, era conosciuto negli ambienti finanziari come una figura affidabile e competente.
Ma la sua carriera non era solo numeri e portafogli. Era una carriera costruita sulle relazioni, sulla fiducia, sulla capacità di leggere le esigenze delle persone e trasformarle in strategie di investimento. Era una carriera, in altre parole, legata alla ricerca della qualità, dell’eccellenza, della solidità.
Il ruolo di Angelo nel ricordo di Maria Grazia: premi e iniziative universitarie
Nel Maceratese il nome di Angelo Capulli era legato soprattutto a quello della sorella e all’impegno con cui aveva sostenuto negli anni le attività a lei dedicate.
Non era un ricordo passivo, una semplice commemorazione. Era un ricordo attivo, costruttivo, educativo. Aveva contribuito finanziariamente e organizzativamente ai premi in memoria di Maria Grazia nelle università di Macerata e Camerino, le università della regione dove la giornalista era nata e aveva studiato. Aveva partecipato alle iniziative nate per ricordarla, per mantenerla viva nella memoria collettiva, per insegnare ai giovani chi era stata Maria Grazia Capulli e cosa aveva rappresentato nel panorama giornalistico italiano.
Tra queste iniziative c’era “Il Bello di Unicam”, un progetto ispirato a “Tutto il bello che c’è”, la rubrica Rai ideata dalla giornalista stessa, quella rubrica che aveva reso Maria Grazia nota per la sua capacità di raccontare la bellezza, la cultura, l’eccellenza italiana con uno sguardo diverso, profondo, consapevole. Angelo non aveva solo donato soldi a questi progetti. Li aveva interpretati, li aveva capiti, li aveva supportati con la sua visione, con la sua comprensione di cosa sua sorella rappresentava.
Le parole di Claudio Pettinari: “La ricerca della qualità e dell’eccellenza”
Claudio Pettinari, ex rettore dell’Università di Camerino (Unicam), ha ricordato così Angelo Capulli:
“Angelo seppe interpretare quello spirito: la ricerca della qualità, della bellezza e dell’eccellenza come strumenti per costruire valore”. Non sono parole banali. Sono parole che riconoscono in Angelo una capacità di traslare il messaggio di sua sorella dal giornalismo all’ambito universitario, dal racconto della bellezza alla ricerca accademica della qualità. Angelo aveva compreso che l’eredità di Maria Grazia non era semplicemente un’eredità personale da portare nel cuore. Era un’eredità di valori, un insegnamento su come cercare la bellezza, la qualità, l’eccellenza nella vita.
La famiglia: moglie Monica e mamma Rosa
Capulli lascia anche la moglie Monica e la mamma Rosa, come riporta il Corriere Adriatico.
È una famiglia che rimane, che rimane senza Angelo, che rimane senza Maria Grazia, che rimane a portare avanti il ricordo, l’eredità, i valori di coloro che se ne sono andati. Rosa, la madre, aveva già perso una figlia nel 2015. Ora perde un figlio nel 2026. Monica, moglie di Angelo, rimane vedova. Giovanni, figlio di Angelo, rimane orfano. È un’ondata di sofferenza che continua a colpire questa famiglia, come ha detto lo stesso Giovanni: “ennesimo lutto”.
I funerali e il ricordo che rimane
I funerali si terranno domani, domenica 4 ottobre, alle 15 nella chiesa di San Francesco a Macerata.
È qui che la comunità di Macerata potrà riunirsi per salutare Angelo, per ricordare il suo ruolo nel preservare la memoria di Maria Grazia, per onorare la sua dedizione nel cercare la qualità e l’eccellenza non solo nel lavoro, ma nella vita. La chiesa di San Francesco è un luogo di storia, di bellezza, di riflessione, un luogo appropriato per ricordare un uomo che aveva cercato la bellezza e l’eccellenza in tutto ciò che faceva. E così, allo stesso tempo che si saluta Angelo, si continua a ricordare Maria Grazia, perché la memoria di uno è inseparabile dalla memoria dell’altra. Sono legati nella morte come erano legati nella vita da vincoli di sangue, di affetto, di valori condivisi.