domenica, Ottobre 18

Meloni non firma il Dpcm sugli aumenti ai magistrati: in ballo quasi un miliardo

Giorgia Meloni non firmerà il Dpcm per sbloccare gli aumenti di stipendio dei magistrati, che secondo le stime riportate ammonterebbero complessivamente a quasi un miliardo di euro. La presidente del Consiglio ha confermato la propria posizione in un’intervista all’Adnkronos, motivando la decisione con le priorità economiche del momento e con la necessità di trovare risorse per altri settori in difficoltà.

Al centro della questione ci sono alcuni pronunciamenti del Consiglio di Stato che riguardano gli adeguamenti retributivi dei magistrati. Il governo ha previsto nella manovra un fondo per le sentenze, ma la destinazione delle risorse è diventata oggetto di confronto politico e istituzionale.

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Il fondo da 1,9 miliardi e gli aumenti dei magistrati

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Il Documento programmatico di bilancio varato dal governo prevede per il 2027 un fondo una tantum da 1,9 miliardi di euro, pari allo 0,08% del Pil, destinato a far fronte alle sentenze. Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore, una parte consistente di questa somma sarebbe destinata proprio agli adeguamenti degli stipendi dei magistrati.

La cifra, secondo la ricostruzione citata, arriverebbe a sfiorare il miliardo di euro. È su questo punto che si concentra la contrarietà della premier, che ritiene necessario valutare l’impiego delle risorse pubbliche alla luce delle altre emergenze economiche.

Meloni: «In coscienza non posso firmare»

La presidente del Consiglio ha ribadito la propria posizione con parole nette: «Non firmerò». Nel passaggio dell’intervista all’Adnkronos, Meloni ha aggiunto che, se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, potrà nominare un commissario, sottolineando che ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità.

«In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati», ha dichiarato la premier, confrontando questa cifra con le risorse che il governo sta cercando per affrontare le difficoltà dell’autotrasporto.

Meloni ha comunque lasciato aperta la possibilità di un confronto con le associazioni rappresentative. La presidente del Consiglio si è detta pronta ad ascoltarle, sostenendo di essere convinta che una parte consistente dei magistrati comprenda la situazione economica e le priorità del momento.

Autotrasporto in difficoltà: servono almeno 100 milioni

Tra le questioni più urgenti per il governo c’è la crisi dell’autotrasporto, alle prese con costi che mettono sotto pressione le imprese e rischiano di compromettere la regolarità delle consegne in Italia.

Secondo le stime riportate, per sostenere il comparto sarebbero necessari almeno 100 milioni di euro. Una somma che, nel ragionamento della premier, rappresenta una priorità rispetto agli adeguamenti retributivi dei magistrati.

La ricerca di risorse riguarda anche altri settori e categorie colpiti dalle difficoltà economiche, tra cui agricoltori, pescatori e famiglie. Il governo è quindi impegnato a individuare fondi per affrontare le diverse emergenze, mentre resta aperto il confronto sull’applicazione delle sentenze relative agli stipendi dei magistrati.

La replica dell’Anm: «Valuteremo il ricorso»

La posizione della premier ha provocato una reazione da parte dell’Associazione nazionale magistrati. Il vice segretario dell’Anm, Stefano Celli, ha spiegato che l’associazione potrebbe ricorrere agli strumenti previsti dall’ordinamento per tutelare i diritti della categoria.

«Il governo decide, ma se ci sono dei margini faremo un ricorso», ha dichiarato Celli, precisando che l’eventuale iniziativa sarà valutata alla luce delle possibilità offerte dalla legge.

La vicenda resta dunque aperta su due fronti: da una parte la decisione politica di Meloni di non firmare il Dpcm, dall’altra la possibile reazione dell’Anm e gli sviluppi legati alle pronunce del Consiglio di Stato. Il nodo centrale sarà capire come verranno gestite le risorse previste per il 2027 e quali conseguenze avrà il mancato via libera al provvedimento.