Youssef Siher è tornato in libertà dopo che la gip di Milano, Tiziana Landoni, ha respinto la richiesta della Procura di convalidare il fermo e applicare la custodia cautelare in carcere. La decisione, riportata da Il Messaggero il 28 ottobre 2026, riguarda il ricercatore italiano di origini marocchine, indicato come amministratore del canale Telegram «Movimento 17 ottobre».
La vicenda si inserisce nell’inchiesta sulle mobilitazioni e sugli episodi di violenza verificatisi a Milano il 17 e 18 ottobre. La Procura contestava a Siher un ruolo nell’organizzazione delle proteste successive, ma la giudice ha ritenuto che gli elementi presentati non fossero sufficienti per giustificare la convalida del fermo e la misura cautelare richiesta.
Leggi anche:“Era lei il bersaglio, aveva scoperto un segreto”. Avvelenate con la ricina, la svolta
Leggi anche:Youssef Siher non risponde al gip: i legali chiedono la scarcerazione, attesa per la decisione
Leggi anche:Incidente sulla Casilina, morto Fabrizio De Luca: aveva 49 anni, due feriti
La motivazione della gip: «Non sono ravvisabili gravi indizi di colpevolezza»
Nel provvedimento, la gip scrive che nei confronti di Siher «non sono ravvisabili gravi indizi di colpevolezza», né con riferimento alle esigenze cautelari né rispetto alle accuse formulate dalla Procura di Milano.
Secondo la ricostruzione riportata dal quotidiano, nei post e nei comunicati pubblicati dall’indagato non emergerebbe un richiamo esplicito alla violenza. La giudice osserva che Siher non avrebbe indicato gli episodi del 17 e 18 ottobre come un modello da seguire per le successive forme di protesta e mobilitazione.
La gip ha inoltre escluso, sulla base degli elementi esaminati, che si potesse affermare che l’indagato avesse promosso la formazione di un gruppo organizzato con l’obiettivo di compiere azioni violente o danneggiare beni durante la manifestazione del 24 ottobre. Nel provvedimento si legge anche che non risulterebbe un’incitazione o un’istigazione a commettere condotte di questo tipo.
«Disobbedienza civile», non istigazione alla violenza
Un passaggio centrale della decisione riguarda il significato dei contenuti pubblicati nella chat Telegram «Movimento 17 ottobre». Secondo la gip, Siher avrebbe espresso forme di protesta contro le politiche del governo ed evocato iniziative di «disobbedienza civile».
Tali proposte, si legge nel provvedimento, non si tradurrebbero nell’adozione di comportamenti violenti o, più in generale, criminosi, ma nella programmazione di manifestazioni periodiche finalizzate a sensibilizzare e coinvolgere un numero più ampio possibile di persone.
La decisione riguarda la convalida del fermo e la richiesta di misura cautelare: non equivale, da sola, a una sentenza definitiva sul merito di ogni aspetto dell’inchiesta. Il punto centrale è la valutazione della giudice sugli elementi disponibili e sulla loro capacità di sostenere le contestazioni formulate in questa fase.
La reazione di Giorgia Meloni: «Una decisione vergognosa»
La liberazione di Siher ha provocato la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui propri canali social ha definito «vergognosa» la decisione della gip.
Il caso riapre così il confronto politico sulle proteste, sugli episodi di violenza e sui limiti tra disobbedienza civile e condotte penalmente rilevanti. Da una parte, la Procura aveva chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare; dall’altra, la giudice ha ritenuto che, sulla base degli elementi esaminati, non sussistessero i presupposti per accogliere quelle richieste.
La motivazione della gip mette al centro la distinzione tra la promozione di manifestazioni di protesta e l’eventuale istigazione a commettere reati. È proprio su questa distinzione che si concentra la vicenda giudiziaria e politica legata alla liberazione di Siher.