Israele al voto in una giornata elettorale segnata da un’affluenza particolarmente elevata e da un confronto politico acceso. Martedì 27 ottobre 2026, circa 7,3 milioni di cittadini sono stati chiamati a eleggere la nuova Knesset, il Parlamento israeliano. La consultazione arriva dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e rappresenta un passaggio importante per il futuro politico del primo ministro Benjamin Netanyahu e per l’opposizione guidata da Gadi Eisenkot.
Alle 20 ora locale, secondo i dati comunicati dalla Commissione elettorale centrale, l’affluenza aveva raggiunto il 74,3%, superando il 70,6% registrato complessivamente alle elezioni del 2022. A fronte di questi numeri, la Commissione ha respinto la richiesta del Likud di prolungare l’orario di apertura dei seggi: il voto si è concluso alle 22, come previsto.
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Affluenza al 74,3%: superato il dato del 2022

Il dato diffuso alle 20 locali corrisponde a 5.449.277 voti espressi, circa 655mila in più rispetto al totale registrato nell’intera tornata elettorale del 2022. Già alle 18, quando l’affluenza era arrivata al 66,7%, il numero dei votanti aveva superato quello delle precedenti elezioni.
La partecipazione è stata osservata con particolare attenzione anche nelle comunità arabe israeliane. Secondo le previsioni riportate durante la giornata, l’affluenza in questa fascia della popolazione avrebbe potuto raggiungere il 70%, dopo il dato di poco superiore al 50% del 2022. Un eventuale aumento potrebbe incidere sugli equilibri parlamentari, soprattutto se i partiti a maggioranza araba ottenessero una rappresentanza significativa.
La partecipazione elevata ha alimentato la mobilitazione degli schieramenti politici nelle ultime ore di voto. Netanyahu e i rappresentanti della destra hanno invitato i propri sostenitori a recarsi alle urne, mentre l’opposizione ha contestato i messaggi del premier e la sua strategia elettorale.
La Commissione elettorale respinge la richiesta di Netanyahu
Uno dei momenti più significativi della giornata è arrivato con la decisione della Commissione elettorale centrale di non prorogare l’orario di chiusura dei seggi. Il Likud aveva chiesto di estendere il voto oltre le 22, trovando il sostegno di altre formazioni politiche, tra cui il partito ultraortodosso Shas.
La Commissione ha spiegato che, nelle circostanze presenti, non esistevano motivi sufficienti per autorizzare una proroga. L’elevata partecipazione registrata a livello nazionale è stata indicata come un segnale di coinvolgimento dei cittadini nel processo democratico. È stato comunque precisato che chi si fosse presentato al seggio prima della chiusura avrebbe potuto votare anche dopo l’orario previsto.
La richiesta aveva provocato reazioni contrapposte. Il partito Yashar di Gadi Eisenkot si era opposto, sostenendo che non si fossero verificati eventi eccezionali tali da giustificare un’estensione. La decisione finale ha confermato il calendario stabilito per le operazioni di voto.
Netanyahu contro Eisenkot: una sfida sul futuro del governo
La competizione elettorale mette di fronte due blocchi politici: quello del primo ministro Benjamin Netanyahu e quello dell’opposizione guidata da Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane.
Il voto non prevede l’elezione diretta del premier. Gli elettori scelgono una lista per la Knesset e, dopo la proclamazione dei risultati, il presidente Isaac Herzog dovrà valutare a chi affidare l’incarico di formare il governo. La decisione dipenderà dalle consultazioni con i partiti e dalla possibilità di costruire una coalizione parlamentare.
Secondo quanto riferito dall’emittente israeliana N12, negli ambienti vicini a Netanyahu si starebbe preparando una dichiarazione di vittoria nel caso in cui il Likud risultasse il partito con più seggi, anche qualora il blocco di Eisenkot ottenesse complessivamente una rappresentanza parlamentare superiore. L’opposizione potrebbe invece rivendicare l’incarico se riuscisse a raccogliere il sostegno di un numero maggiore di partiti.
Non è quindi sufficiente che una singola formazione ottenga più seggi delle altre: sarà decisiva la capacità di aggregare una maggioranza in Parlamento. La composizione del prossimo governo dipenderà dagli equilibri che emergeranno dai risultati ufficiali e dalle successive consultazioni.
Le tensioni durante la giornata elettorale
Il voto è stato accompagnato anche da episodi di tensione. A Netanya, secondo una denuncia del partito Yisrael Beitenu, alcuni attivisti sarebbero stati aggrediti da persone che indossavano magliette riconducibili a Otzma Yehudit, la formazione del ministro Itamar Ben Gvir. Il partito ha riferito che il proprio gazebo elettorale sarebbe stato danneggiato e il materiale della campagna sostituito con volantini di un’altra formazione.
La Lista Araba Unita ha inoltre denunciato interruzioni dell’elettricità in due località beduine del sud del Paese, accusando esponenti della destra di voler ostacolare la partecipazione dei suoi sostenitori. Si tratta di accuse attribuite ai soggetti che le hanno formulate, da distinguere da eventuali responsabilità accertate.
Quando arriveranno i risultati definitivi
Con la chiusura dei seggi si apre la fase dello scrutinio e della verifica dei risultati. L’affluenza elevata non consente, da sola, di stabilire quale schieramento abbia ottenuto la maggioranza. Saranno i voti attribuiti alle singole liste e la distribuzione dei seggi a determinare i possibili scenari per la formazione del nuovo governo.
La giornata del 27 ottobre segna un passaggio importante per Israele, chiamato a scegliere i propri rappresentanti parlamentari dopo gli eventi del 7 ottobre 2023 e le successive operazioni militari. Il risultato definirà i prossimi equilibri politici, mentre la partita per la guida del governo si giocherà anche attraverso le trattative tra le diverse forze rappresentate nella Knesset.