giovedì, Ottobre 15

Garlasco, Garofano da Bruno Vespa: «Non abbiamo sbagliato nulla». La spiegazione sul Dna

«No, assolutamente no». Luciano Garofano ha risposto così a Bruno Vespa, che gli ha chiesto se ritenesse di aver commesso errori nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Ospite della trasmissione Cinque minuti, l’ex generale dei carabinieri ed ex comandante del Ris ha difeso il lavoro svolto dal reparto investigativo dopo il delitto di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007.

Al centro dell’intervista sono tornate le analisi genetiche sul pedale della bicicletta di Alberto Stasi, uno degli aspetti più discussi del caso. Garofano ha respinto le contestazioni rivolte agli investigatori e ha ricostruito le procedure e le valutazioni scientifiche dell’epoca, precisando alcuni elementi relativi ai risultati degli esami.

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Garofano difende il lavoro del Ris

L’ex comandante ha spiegato di essere intervenuto pubblicamente per tutelare la professionalità dei carabinieri che si occuparono delle prime indagini. Secondo Garofano, negli ultimi giorni il Ris sarebbe stato oggetto di una campagna di delegittimazione. Ha definito «vergognoso» il modo in cui, a suo giudizio, il reparto è stato criticato.

Garofano ha ricordato che gli accertamenti scientifici svolti all’epoca sono stati esaminati e discussi nei diversi procedimenti giudiziari conclusi con la condanna definitiva di Alberto Stasi. Le sue dichiarazioni rappresentano la posizione dell’ex generale rispetto alle nuove contestazioni sulle indagini iniziali.

Il Dna sul pedale della bicicletta: un esame positivo e due negativi

Durante il confronto con Vespa, l’attenzione si è concentrata sui risultati delle analisi effettuate sul pedale della bicicletta utilizzata da Stasi. Secondo la ricostruzione riportata nell’intervista, il primo esame aveva individuato un profilo genetico riconducibile a Chiara Poggi, mentre due successive analisi dello stesso materiale avevano dato esito negativo.

Interrogato su questa discrepanza, Garofano ha affermato di ritenere che il capitano Marino, responsabile delle analisi, avesse valutato complessivamente i risultati disponibili. L’ex generale ha dichiarato di condividere la conclusione scientifica raggiunta dai suoi collaboratori, pur precisando di non ricordare necessariamente ogni dettaglio delle operazioni svolte a distanza di diciannove anni.

«Il Dna era di Chiara Poggi, ma non era sangue»

Uno dei passaggi centrali dell’intervista ha riguardato la natura del materiale biologico analizzato. Garofano ha sostenuto che il profilo genetico individuato sul pedale fosse attribuibile alla vittima, ma ha sottolineato che il materiale non era sangue.

La distinzione è importante: l’attribuzione di un profilo genetico a una persona non permette, da sola, di stabilire con certezza la natura del materiale biologico da cui è stato ricavato né le circostanze in cui sia arrivato su un oggetto.

L’ex comandante ha affrontato anche il motivo per cui non sarebbero state eseguite ulteriori analisi sul campione. Ha precisato di non essere stato personalmente presente in laboratorio durante l’esame e ha ipotizzato che il materiale biologico disponibile fosse stato utilizzato interamente. Per questo, secondo la sua ricostruzione, non sarebbe stato possibile ripetere i test dopo quelli già effettuati.

I dati consegnati nel novembre 2025

Un altro tema affrontato da Vespa riguarda la documentazione tecnica degli accertamenti. Garofano ha spiegato che, quando si presentò davanti al pubblico ministero, non portò con sé tutti i dati delle analisi, sostenendo che il compito del consulente fosse riferire una sintesi dei risultati e mantenere disponibile la documentazione tecnica.

Secondo quanto dichiarato dall’ex generale, i dati completi furono forniti successivamente, nel novembre 2025. Garofano ha aggiunto che gli elementi erano già stati messi a disposizione dei consulenti delle parti e ha richiamato alcuni verbali del settembre dell’epoca e la testimonianza del dottor Capra a sostegno della propria ricostruzione.

Nel corso dell’intervista è stata affrontata anche l’ipotesi di uno scambio di campioni durante le operazioni di laboratorio. Garofano l’ha esclusa categoricamente, rispondendo ancora una volta: «No, assolutamente no». Si tratta della sua posizione sulla correttezza delle procedure seguite dal Ris.

Il caso Garlasco e le nuove indagini

Le dichiarazioni arrivano mentre il delitto di Chiara Poggi è tornato al centro dell’attenzione pubblica per le nuove indagini della Procura di Pavia, che riguardano Andrea Sempio. Il confronto si è riacceso anche su altri elementi scientifici raccolti durante le prime investigazioni, comprese le analisi genetiche e le modalità di interpretazione dei reperti.

Per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva. L’esistenza di una nuova inchiesta non modifica automaticamente quella condanna e non dimostra, di per sé, responsabilità a carico di Sempio, che deve essere considerato presunto innocente.

Nel suo intervento da Bruno Vespa, Garofano ha ribadito la convinzione che le analisi svolte dal Ris fossero corrette e ha respinto le ipotesi di errori o scambi di campioni. Le sue parole riaprono il confronto sulle procedure scientifiche delle prime indagini, ma non sostituiscono la valutazione complessiva degli atti e degli elementi disponibili sul caso.