Il presidente israeliano Isaac Herzog ha affidato ufficialmente a Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar, l’incarico di formare il prossimo governo. La nomina è stata annunciata domenica 8 novembre durante una cerimonia alla residenza presidenziale, nel corso della quale Herzog ha invitato il leader politico a lavorare per un esecutivo capace di rappresentare l’intera nazione.
«Mi aspetto che facciate tutto ciò che è in vostro potere per costituire un governo che sia al servizio dell’intera nazione», ha dichiarato il presidente. Herzog ha poi auspicato che il nuovo esecutivo possa favorire «l’unità, il dialogo e la riconciliazione» tra le diverse componenti della società israeliana.
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Eisenkot: «Un governo nazionale di emergenza»

Eisenkot ha dichiarato di voler utilizzare il mandato ricevuto per guidare la formazione di un «governo nazionale di emergenza». Secondo il leader di Yashar, il Paese ha bisogno di iniziative politiche straordinarie e non può permettersi di perdere tempo né di affrontare nuove e interminabili tornate elettorali.
L’ex capo di Stato Maggiore ha descritto la situazione israeliana come particolarmente difficile, con i fronti di guerra ancora aperti e una grave crisi diplomatica in corso. «Sono qui oggi con un profondo senso del dovere e con la piena consapevolezza della grande responsabilità e del peso che gravano sulle mie spalle», ha affermato.
Domani gli incontri con Lieberman e Bennett
La formazione del nuovo esecutivo dovrà però fare i conti con le divisioni all’interno del cosiddetto blocco del cambiamento. Secondo quanto riferito dai media israeliani, Eisenkot e Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beytenu, dovrebbero incontrarsi lunedì per cercare di superare i contrasti e coordinare l’agenda parlamentare. Nel corso della giornata è previsto anche un incontro con Naftali Bennett, alla guida di B’Yachad.
Uno dei principali punti di disaccordo riguarda la posizione di Lieberman, che ha escluso il sostegno a un governo di minoranza o a un esecutivo dipendente dai partiti guidati da esponenti arabi. Una linea che limita le possibilità di Eisenkot di ottenere i voti necessari in Parlamento.
Il nodo degli ultraortodossi e le tensioni nel blocco
Lieberman ha invece manifestato la disponibilità a negoziare con i partiti ultraortodossi, segnando una discontinuità rispetto alla sua storica opposizione a qualsiasi forma di collaborazione con loro. Ha inoltre lasciato intendere che alcuni parlamentari del Likud potrebbero abbandonare il blocco guidato da Benjamin Netanyahu.
Questa apertura ha provocato critiche e alimentato le accuse secondo cui Lieberman starebbe ostacolando il tentativo di Eisenkot per ambizioni personali, con l’obiettivo di diventare primo ministro. Accuse che il leader di Yisrael Beytenu respinge.
La trattativa si annuncia quindi complessa: Eisenkot dovrà trovare un accordo tra forze politiche che condividono l’obiettivo di un cambiamento alla guida del Paese, ma restano divise su alleanze e sostegni parlamentari. Gli incontri previsti per lunedì saranno un primo banco di prova per verificare se esistono le condizioni per costruire una maggioranza.