Insulti sessisti, commenti minacciosi e immagini offensive diffuse sui social. È questo il quadro segnalato dopo la decisione della gip Tiziana Landoni, che non ha convalidato il fermo di Youssef Siher, il trentenne arrestato dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre a Milano. La vicenda ha spinto il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, a inviare una lettera urgente alle autorità per chiedere di verificare se la magistrata sia esposta a rischi tali da richiedere specifiche misure di protezione.
Nella comunicazione, indirizzata tra gli altri al prefetto, al questore, al procuratore Marcello Viola e alla procuratrice generale Francesca Nanni, Roia chiede di approfondire la situazione e valutare quali eventuali interventi siano necessari. Alla lettera sono stati allegati screenshot di post e commenti raccolti nell’ambito del monitoraggio avviato dai vertici del Tribunale. Secondo quanto riportato, almeno alcuni dei contenuti contengono minacce esplicite.
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Le minacce e gli insulti contro la giudice

La preoccupazione riguarda una serie di messaggi comparsi online dopo la decisione sulla scarcerazione di Siher. Tra le frasi segnalate figura «Spero per lei che sia già sotto scorta», accompagnata in altri casi da riferimenti a buste contenenti proiettili.
Secondo l’Associazione nazionale magistrati di Milano, nelle ultime ore sarebbero circolate anche immagini di magistrate realizzate con l’intelligenza artificiale e accompagnate da insulti. L’associazione ha denunciato attacchi definiti di particolare gravità, con contenuti diffamatori e una marcata componente sessista.
La diffusione delle immagini avrebbe coinvolto più magistrate, sia giudicanti sia requirenti. Tra queste viene citata anche la pm Francesca Crupi, la cui fotografia sarebbe stata confusa online con quella della gip Landoni. L’Anm ha espresso particolare preoccupazione per le aggressioni personali rivolte alle rappresentanti della magistratura.
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La richiesta di valutare misure di protezione
La lettera del presidente del Tribunale non equivale all’assegnazione automatica di una scorta. La richiesta è quella di verificare il livello di rischio per la magistrata e stabilire se siano necessarie misure di tutela, e in quale forma.
Gli screenshot allegati alla comunicazione dovranno contribuire alla valutazione delle minacce segnalate. L’iniziativa arriva in un clima di forte tensione seguito alla decisione giudiziaria sul caso Siher e alle reazioni politiche che ne sono derivate.
La distinzione è importante: al momento, sulla base delle informazioni riportate, risulta presentata una richiesta di valutazione della sicurezza della gip, non una conferma dell’effettiva assegnazione di una scorta.
Il caso Siher e lo scontro tra governo e magistratura
La vicenda si inserisce nel confronto seguito alla mancata convalida del fermo di Youssef Siher, trentenne indicato nelle ricostruzioni giornalistiche come ideatore dei canali social legati al Movimento 17 ottobre. La decisione della gip ha suscitato reazioni politiche, tra cui le critiche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha contestato pubblicamente il provvedimento.
La polemica ha contribuito ad alimentare il dibattito sul rapporto tra governo e magistratura. Le critiche a una decisione giudiziaria, tuttavia, vanno tenute distinte dalle minacce personali rivolte a chi l’ha adottata: queste ultime costituiscono un problema autonomo, che richiede verifiche da parte delle autorità competenti.
Il corteo a Milano e i cartelli in solidarietà con Siher
Nelle stesse ore, a Milano si è svolta una manifestazione promossa dall’USB contro il caro vita e il riarmo. Al corteo erano presenti anche persone che hanno esposto cartelli in solidarietà con Siher, arrestato dopo gli episodi di guerriglia del 17 e 18 ottobre.
Su uno dei cartelli compariva la frase «Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove», espressione attribuita all’uomo nelle ricostruzioni della vicenda. Dai megafoni sarebbero inoltre arrivate parole di sostegno, con alcuni partecipanti che hanno sostenuto che Siher fosse stato accusato ingiustamente.
La manifestazione ha quindi rappresentato un ulteriore momento di esposizione pubblica del caso, mentre sui social continuavano a circolare commenti contro la magistrata.
Le verifiche proseguono
Il punto centrale resta ora la valutazione del rischio per la gip Tiziana Landoni e per le altre magistrate coinvolte nella diffusione di immagini e messaggi offensivi. La richiesta del presidente del Tribunale mira a stabilire se siano necessarie misure di protezione sulla base dei contenuti segnalati e delle circostanze concrete.
La vicenda mette in evidenza la differenza tra il dissenso nei confronti di un provvedimento giudiziario e le intimidazioni rivolte personalmente a un magistrato. Mentre prosegue il confronto politico sulla scarcerazione di Siher, saranno le autorità competenti a dover valutare la gravità delle minacce e gli eventuali provvedimenti di tutela.