giovedì, Novembre 5

Trump, rischio impeachment dopo la vittoria democratica: cosa può succedere

La conquista di Camera e Senato da parte dei democratici riapre il dibattito sull’ipotesi di un nuovo impeachment per Donald Trump. Sarebbe il terzo procedimento di questo tipo nei confronti del presidente americano, già messo sotto accusa due volte durante il primo mandato. Per ora, però, non esiste una decisione di procedere né sono stati presentati nuovi articoli di impeachment.

Hakeem Jeffries, leader democratico alla Camera e destinato a diventare speaker con l’insediamento del nuovo Congresso, non ha escluso questa possibilità. La nuova maggioranza avrà infatti il controllo delle commissioni parlamentari e potrà avviare indagini sull’amministrazione. Ma tra l’apertura di un’inchiesta e la rimozione del presidente c’è una differenza sostanziale: la procedura prevede passaggi distinti e maggioranze molto diverse.

Leggi anche:Abdul El-Sayed, chi è il primo senatore musulmano Usa: la vittoria in Michigan

Leggi anche:Florida, jet privato precipita a Palm Beach: 9 morti. L’impatto apre un cratere – VIDEO

Leggi anche:Florida, jet privato precipita a Palm Beach: morte tutte le 9 persone a bordo

Come funziona l’impeachment negli Stati Uniti

La Costituzione americana attribuisce alla Camera dei rappresentanti il potere di formulare le accuse contro il presidente. Per approvare gli articoli di impeachment è sufficiente la maggioranza semplice dei deputati. Una volta approvati, i rappresentanti incaricati di sostenere l’accusa, chiamati impeachment manager, presentano il caso davanti al Senato.

donald trump

È il Senato a svolgere il processo e a decidere se condannare il presidente. Per arrivare alla rimozione dall’incarico è necessario il voto favorevole dei due terzi dei senatori presenti: se partecipano tutti e cento, servono 67 voti. La conquista della maggioranza al Senato, quindi, non basta per destituire Trump e non è neppure necessaria per avviare la procedura, che parte dalla Camera.

Cosa hanno detto i democratici

Secondo quanto riportato nell’articolo di Business.it, Jeffries ha dichiarato che i democratici non hanno ancora deciso se procedere, ma non hanno escluso alcuna possibilità. Il leader democratico ha anche sostenuto che nessun componente del gruppo parlamentare gli avrebbe chiesto di avviare un impeachment.

La nuova maggioranza intende comunque utilizzare i poteri di controllo del Congresso. Jeffries ha affermato che «i giorni in cui la Camera funzionava come una società controllata da Trump sono finiti». Le commissioni potranno convocare audizioni, richiedere documenti e avviare indagini sull’operato dell’amministrazione.

Il 15 settembre, inoltre, la Camera aveva già respinto una risoluzione di impeachment presentata dal deputato democratico Al Green. Tra le ipotesi citate da alcune ricostruzioni figura anche la possibilità di indagare su esponenti dell’amministrazione, tra cui il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Non si tratta, tuttavia, di una decisione formalizzata dal partito.

La reazione di Trump

Trump ha reagito all’ipotesi di un nuovo impeachment sostenendo che i democratici «sarebbero distrutti» se tentassero di metterlo sotto accusa. Il presidente aveva già evocato questo scenario a gennaio, avvertendo i deputati repubblicani che una sconfitta alle elezioni di midterm avrebbe potuto esporlo a un nuovo procedimento.

La vittoria democratica cambia ora gli equilibri a Washington. Per la prima volta durante il secondo mandato di Trump, il presidente dovrà confrontarsi con un Congresso controllato dall’opposizione, che potrà ostacolare alcune iniziative legislative e intensificare il controllo sull’esecutivo.

I due precedenti impeachment di Trump

Trump è già stato sottoposto a impeachment due volte durante il primo mandato: nel 2019 e nel 2021. Nel primo caso, la Camera lo accusò di abuso di potere e ostruzione al Congresso; nel secondo, di incitamento all’insurrezione dopo l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

In entrambi i procedimenti il Senato lo assolse, non raggiungendo la maggioranza dei due terzi necessaria per la condanna. Nel secondo processo, 57 senatori votarono a favore della condanna e 43 contro: un risultato comunque inferiore alla soglia richiesta.

Quando potrebbe partire la procedura

Il nuovo Congresso entrerà in carica il 3 gennaio 2027. Da quel momento i democratici potranno esercitare pienamente il controllo delle commissioni parlamentari e utilizzare i poteri di indagine, compresa la possibilità di emettere citazioni formali, le cosiddette subpoena, per ottenere documenti o convocare testimoni.

Per rimuovere Trump, però, non basterebbe una maggioranza democratica in entrambe le Camere. Dopo un eventuale voto favorevole della Camera, sarebbe necessario convincere almeno una parte consistente dei senatori repubblicani a votare per la condanna. Se tutti i cento senatori partecipassero al voto, servirebbero 67 consensi: con una maggioranza democratica inferiore a questa soglia, occorrerebbe il sostegno di almeno quindici repubblicani.

In caso di condanna e rimozione di Trump, la presidenza passerebbe al vicepresidente JD Vance, secondo le regole costituzionali sulla successione.

Cosa non è ancora deciso

Al momento non sono stati presentati nuovi articoli di impeachment contro Trump e i democratici non hanno annunciato una decisione definitiva. Restano da chiarire anche eventuali contestazioni specifiche e quali elementi potrebbero essere raccolti attraverso le indagini parlamentari.

La nuova maggioranza apre quindi una fase di maggiore controllo sull’amministrazione Trump, ma non significa che il presidente sarà automaticamente sottoposto a impeachment o rimosso. L’eventuale procedimento dipenderà dalle scelte politiche della Camera e, soprattutto per arrivare alla destituzione, dal voto del Senato.