Youssef Siher ha scelto di non rispondere alle domande del giudice durante l’interrogatorio di garanzia che si è svolto martedì 27 ottobre nel carcere di San Vittore, a Milano. Il trentenne è accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, in relazione all’attività del Movimento 17 ottobre, nato dopo gli scontri avvenuti nel capoluogo lombardo il 17 e 18 ottobre.
Davanti alla giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni e alla pm Francesca Crupi, Siher si è avvalso della facoltà di non rispondere e, secondo quanto riferito, non ha rilasciato dichiarazioni spontanee. I suoi avvocati, Yasmina Abu Sharar e Benedetto Ciccarone, hanno contestato le accuse e chiesto che venga scarcerato. La decisione della giudice è attesa entro il giorno successivo all’interrogatorio.
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Le accuse della Procura contro Youssef Siher

Siher si trova in carcere dal 24 ottobre. La Procura di Milano ha chiesto la custodia cautelare, indicando il rischio di reiterazione del reato e quello di fuga. Le contestazioni riguardano l’attività del Movimento 17 ottobre e la presunta diffusione di messaggi attraverso canali social, in particolare Telegram e Instagram.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo sarebbe stato creato in pochi giorni e avrebbe raggiunto quasi 9mila follower. Nei contenuti pubblicati, gli inquirenti avrebbero individuato messaggi interpretati come una dichiarazione di guerra continua, potenzialmente destinata a incutere timore nella popolazione e a destabilizzare la vita civile.
La Procura contesta inoltre a Siher di aver utilizzato le proprie conoscenze informatiche per elaborare una strategia di mobilitazione e diffondere comunicati che avrebbero potuto portare migliaia di persone in piazza. Gli investigatori ipotizzano che, attraverso il Movimento 17 ottobre, siano state fornite indicazioni organizzative e sostegno a una rivolta contro il governo che, secondo l’accusa, sarebbe dovuta avvenire a Milano il 24 ottobre.
Si tratta di contestazioni investigative che dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti. L’esistenza dei canali social e dei messaggi contestati, da sola, non equivale a una prova definitiva delle responsabilità penali dell’indagato.
Gli avvocati: «Non ha commesso alcun reato»
La difesa respinge le accuse e sostiene che non ci siano i presupposti per mantenere Siher in carcere. «Non ha fatto niente. Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato», hanno dichiarato gli avvocati, spiegando di aver contestato le imputazioni sotto il profilo giuridico.
I legali hanno chiesto il rigetto della richiesta di misure cautelari e la scarcerazione del loro assistito. Secondo la difesa, non sussisterebbero né gravi indizi di colpevolezza né esigenze cautelari tali da giustificare la detenzione. È stata contestata anche la presenza di un concreto pericolo di fuga.
L’avvocata Yasmina Abu Sharar ha inoltre dichiarato di non essere sorpresa, in termini generali, dal clima politico attuale, pur ribadendo la convinzione che il suo assistito non abbia commesso reati. Le dichiarazioni rappresentano la posizione difensiva, contrapposta a quella sostenuta dalla Procura.
Anche la moglie è indagata a piede libero
La vicenda coinvolge anche la moglie di Siher, difesa dagli stessi legali e indagata a piede libero. La sua posizione è distinta da quella del marito, detenuto a San Vittore in attesa della decisione sulla misura cautelare.
Il procedimento si inserisce negli accertamenti avviati dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre a Milano e sulle iniziative che avrebbero dovuto seguire nei giorni successivi. Gli inquirenti stanno valutando il significato dei contenuti diffusi online e il loro eventuale collegamento con progetti di mobilitazione e violenza.
La decisione del gip è attesa entro mercoledì
Dopo l’interrogatorio di garanzia, spetta alla giudice valutare la richiesta della Procura e le contestazioni presentate dalla difesa. La decisione, secondo quanto riportato da Fanpage.it, dovrebbe arrivare entro mercoledì 28 ottobre.
Il provvedimento chiarirà se Siher resterà in carcere oppure se verranno accolte le richieste dei suoi avvocati. Nel frattempo, le accuse restano ipotesi investigative e la responsabilità penale dell’indagato dovrà essere accertata nel rispetto delle garanzie previste dalla legge e della presunzione di innocenza.