Il 25 aprile di Milano 2026 verrà ricordato non per la celebrazione della Liberazione, ma per quello che è successo al suo interno: la Brigata ebraica accerchiata, insultata con frasi antisemite e infine scortata fuori dal corteo dalla polizia in tenuta antisommossa. In piazza, tra le bandiere della Palestina, dell’Iran e della falce e martello, sono spuntate anche quelle di Hamas e Hezbollah. Una giornata che ha diviso la sinistra milanese e fatto esplodere le polemiche in tutto il Paese.
“Siete saponette mancate”: l’insulto antisemita che ha fermato tutto
La tensione monta già prima della partenza. Gruppi del Carc si posizionano alla testa del corteo urlando “Fuori i sionisti dal corteo”. La Brigata ebraica — insieme a Hashomer Hatzair, Sinistra per Israele e ai rappresentanti delle comunità iraniana e ucraina — parte da via Boschetto, percorre poche centinaia di metri e si trova bloccata all’incrocio tra corso Venezia e via Senato da un cordone di contestatori pro-Pal.
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È qui che arriva l’insulto che ha fatto il giro d’Italia. Il deputato del Pd Emanuele Fiano, che sfilava con la Brigata, racconta a caldo: “Ci hanno urlato ‘siete solo saponette mancate'”. Un riferimento esplicito all’Olocausto. Una frase che non lascia spazio a interpretazioni. Fiano aggiunge: “È una sensazione orribile essere espulsi da un corteo che dovrebbe celebrare la libertà”.
Oltre un’ora bloccati, poi la polizia li scorta fuori
Per oltre un’ora e mezza il corteo resta paralizzato. La Brigata ebraica non riesce ad avanzare. Intorno, i contestatori scandiscono “Fuori, fuori”, “Palestina libera dal fiume fino al mare”, “Fuori i sionisti da Milano”. La polizia crea un cordone protettivo. Alla fine, l’unica via d’uscita è quella che nessuno voleva percorrere: la Brigata viene scortata fuori dal corteo lungo via Senato in direzione piazza Cavour. Fischiata fino all’uscita.
Tra i presenti anche Luciano Belli Paci, figlio di Liliana Segre, protetto da un ampio schieramento di forze dell’ordine. Un’immagine che racconta, più di qualsiasi analisi, dove si è arrivati.
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In piazza le bandiere di Hamas e Hezbollah
Nel mezzo di tutto questo, qualcuno ha sventolato le bandiere di Hamas e Hezbollah — due organizzazioni classificate come terroristiche dall’Unione europea. Un dettaglio che non è passato inosservato e che ha alimentato ulteriormente le polemiche. In piazza sventolavano anche le bandiere della Repubblica islamica dell’Iran.
La FIEP: “Traditi i valori della Resistenza”
La Federazione Italiana per l’Ebraismo Progressivo ha parlato di episodio traumatico e inaccettabile. Il presidente Carlo Riva, figlio di partigiano ed ebreo, ha dichiarato: “Il corteo del 25 aprile, simbolo della Liberazione dal nazifascismo, è stato stravolto e ha calpestato i valori della Resistenza. Sono allarmato dalla deriva antisemita che appare ormai trasversale nel panorama politico”. La FIEP ha poi definito “una contraddizione inaccettabile” escludere cittadini ebrei da una manifestazione che celebra la liberazione dal fascismo.
Le reazioni: da Salvini a Scalfarotto, condanna bipartisan
Le reazioni sono arrivate da tutto l’arco politico. Matteo Salvini su X ha parlato di “parole inaccettabili” e di “solidarietà a chi è stato aggredito, minacciato e offeso dai soliti violenti di sinistra”, chiedendo al Pd di riflettere sui propri compagni di piazza. Il senatore Ivan Scalfarotto di Italia Viva ha definito la giornata “un vero e proprio sequestro di una celebrazione che dovrebbe appartenere a tutti”. Il deputato Luigi Marattin del Partito Liberaldemocratico ha usato parole ancora più dure: “Il fascismo si è fatto vivo, solo che ha la bandiera rossa. Ma fa sempre la stessa cosa: inveisce contro gli ebrei”.
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha condannato le frasi contro la Brigata definendole inaccettabili, ma ha anche attaccato i Patrioti Europei che sabato scorso avevano occupato piazza Duomo: “Hanno scelto questa piazza e il percorso del corteo del 25 aprile, non è stata una scelta causale”.
La frattura nella sinistra milanese
Quello che è successo oggi a Milano racconta di una frattura profonda all’interno della sinistra italiana. L’Anpi, il Pd e la sinistra istituzionale da anni aprono le fila del corteo a rivendicazioni contemporanee — Palestina, Ucraina, climate justice. Ma i gruppi pro-Pal hanno iniziato ad avanzare pretese sempre più radicali: mettere in testa al corteo i palestinesi, escludere la Brigata ebraica. Oggi quella pretesa si è tradotta in azione fisica. E il 25 aprile — che dovrebbe unire attorno ai valori della Liberazione — si è trasformato nell’ennesima piazza di divisione.