Maltempo e gelo sull’Italia: scuole chiuse mercoledì 7 gennaio 2026 in decine di Comuni

Il 7 gennaio 2026 si presenta come un giorno di attesa, un giorno in cui il rientro a scuola, dopo le festività natalizie, viene bruscamente interrotto da un maltempo che non lascia scampo.

L’Epifania, che di solito porta con sé la promessa di un nuovo inizio, si trasforma in un incubo per molti comuni italiani, costretti a chiudere le scuole a causa di nevicate abbondanti e temperature sotto zero. Un evento che, sebbene previsto, ha colto di sorpresa famiglie e studenti, creando un clima di incertezza e preoccupazione.

Il Gelo che Colpisce il Centro-Nord

Le immagini di strade imbiancate e di paesaggi incantevoli, tipiche di un inverno da cartolina, si scontrano con la dura realtà delle difficoltà quotidiane. In molte zone del Centro-Nord, le nevicate hanno raggiunto livelli critici, rendendo impossibili gli spostamenti. I sindaci, in un gesto di responsabilità, hanno deciso di chiudere le scuole, proteggendo così la sicurezza dei bambini e delle famiglie. A Rimini, ad esempio, le aree collinari e montane sono state le più colpite, con temperature che scendono ben al di sotto dello zero, creando un allerta gelo che ha portato a decisioni drastiche.

In questo contesto, la chiusura delle scuole non è solo un provvedimento amministrativo, ma un gesto di cura verso la comunità. I genitori, da un lato, si trovano a dover riorganizzare le loro giornate, mentre i bambini, dall’altro, devono affrontare un prolungamento delle vacanze, un momento che può sembrare un regalo, ma che porta con sé anche un senso di confusione. La routine scolastica, così fondamentale per il loro sviluppo, viene interrotta, lasciando spazio a un vuoto che può essere difficile da colmare.

Le Decisioni dei Comuni: Un Puzzle di Chiusure

Le decisioni di chiusura delle scuole variano da comune a comune, creando un mosaico di situazioni diverse. A Trieste, il sindaco Roberto Dipiazza ha disposto la chiusura di tutte le scuole, mentre a Ravenna le scuole superiori e gli enti di formazione professionale sono stati chiusi, ma le scuole per l’infanzia e le primarie sono rimaste aperte. Questa disparità di decisioni genera confusione tra le famiglie, che si trovano a dover navigare in un mare di informazioni contrastanti. La comunicazione diventa cruciale, eppure, in un momento di crisi, sembra mancare la chiarezza necessaria.

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