domenica, Luglio 26

La Russa, figlio accusato per violenze: la decisione è arrivata poco fa

Leonardo La Russa jr e il caso revenge porn:

 

La vicenda giudiziaria che coinvolge Leonardo La Russa jr, figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa, continua a far parlare di sé.

La Procura di Milano ha infatti depositato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del giovane e del suo amico Tommaso Gilardoni, noto deejay. I due sono accusati di diffusione illecita di contenuti sessualmente espliciti, reato comunemente identificato con il termine revenge porn.

Un episodio avvenuto nel maggio 2023

L’indagine fa riferimento a un fatto risalente alla notte tra il 18 e il 19 maggio 2023, quando i due ragazzi si trovavano nell’abitazione milanese di La Russa jr, dopo una serata trascorsa alla discoteca Apophis. In quell’occasione era presente anche una giovane donna, ex compagna di scuola di Leonardo La Russa, la quale in seguito ha sporto denuncia.

Secondo la ricostruzione effettuata dalla Procura, durante quella notte sarebbe stato registrato un video a contenuto sessualmente esplicito senza il consenso della ragazza. Il filmato sarebbe poi stato inoltrato tramite messaggio a Gilardoni, che a sua volta avrebbe girato un contenuto simile e lo avrebbe trasmesso a una conoscente.

Archiviazione per violenza sessuale, ma resta il reato di revenge porn

In un primo momento, la giovane aveva denunciato anche un’ipotesi di violenza sessuale, ma la Procura aveva chiesto l’archiviazione di questa accusa. I magistrati avevano infatti accolto la versione dei fatti proposta dalla difesa, secondo cui il rapporto sessuale sarebbe stato consensuale. Tuttavia, il procedimento giudiziario non si è concluso con quell’archiviazione.

Gli inquirenti hanno infatti ritenuto che sussistano elementi sufficienti per procedere con l’accusa di violazione della privacy a sfondo sessuale, un reato che ricade pienamente nella categoria del revenge porn, anche in assenza di una volontà esplicita di vendetta. La chiave dell’accusa risiede nella mancanza di consenso da parte della ragazza alla registrazione e alla diffusione del materiale intimo.

Le accuse della Procura e il ruolo della comunicazione tra i due ragazzi

Nella richiesta di rinvio a giudizio, i pubblici ministeri sottolineano che Leonardo La Russa avrebbe ripreso la ragazza durante un rapporto intimo senza aver ottenuto da lei alcuna autorizzazione. Successivamente, il video sarebbe stato trasmesso tramite messaggio a Tommaso Gilardoni, il quale avrebbe proseguito nella condivisione del contenuto con una terza persona.

L’aspetto aggravante, secondo gli inquirenti, è proprio la diffusione a terzi del materiale, anche se effettuata in un contesto privato e non su larga scala. Infatti, la legge sul revenge porn non richiede necessariamente che i contenuti vengano pubblicati su internet: è sufficiente che vengano inoltrati ad almeno un’altra persona senza il consenso del soggetto ritratto.

Le difese degli imputati: “Nessuna finalità offensiva”

Le difese di Leonardo La Russa jr e Tommaso Gilardoni hanno respinto ogni accusa, dichiarando che i video sarebbero stati realizzati in un clima consensuale e che non vi fosse alcuna intenzione di umiliare o danneggiare la ragazza. I legali hanno inoltre sostenuto che il materiale non sarebbe mai stato pubblicato né diffuso con finalità denigratorie.

Tuttavia, per la Procura, le conversazioni scambiate via messaggio tra i due amici, nonché i video stessi, rappresentano prove sufficienti per procedere con l’imputazione. Il reato di revenge porn, introdotto nella normativa italiana nel 2019 con l’articolo 612-ter del codice penale, punisce la diffusione non consensuale di contenuti intimi, a prescindere dal contesto in cui avviene e dal movente.

Un caso che coinvolge anche la sfera politica

Il caso ha assunto da subito una forte risonanza mediatica, anche per via della posizione istituzionale del padre di Leonardo, Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato. Il senatore ha più volte espresso pubblicamente solidarietà al figlio, parlando di “accuse infamanti” e confidando nel pieno proscioglimento.

L’archiviazione dell’accusa di violenza sessuale ha rappresentato un primo parziale sollievo per la famiglia La Russa, ma la nuova richiesta di processo tiene ancora viva l’attenzione giudiziaria e mediatica sul caso. La questione, infatti, tocca non solo aspetti penali, ma anche temi delicati di carattere etico e sociale, come il rispetto della privacy e l’uso improprio delle tecnologie per la condivisione di immagini personali.

Prossimi passi: udienza preliminare e possibile processo

Nei prossimi mesi sarà fissata l’udienza preliminare, durante la quale il giudice sarà chiamato a decidere se accogliere la richiesta della Procura e avviare formalmente il processo. Se il giudice riterrà fondata l’ipotesi accusatoria, Leonardo La Russa jr e Tommaso Gilardoni saranno rinviati a giudizio con l’accusa di diffusione illecita di materiale sessualmente esplicito.

L’eventuale apertura del processo potrebbe contribuire a riaccendere il dibattito pubblico sui temi della privacy digitale, del consenso nei rapporti intimi e della responsabilità personale nell’uso di immagini private. Si tratta di questioni sempre più centrali, soprattutto tra i giovani, in un’epoca in cui la condivisione di contenuti tramite smartphone e social network è diventata una pratica diffusa, ma non sempre consapevole.