mercoledì, Agosto 12

“Mai più”. L’annuncio di Giorgia Meloni sui film: cosa c’entra Claudio Amendola

 

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Giorgia Meloni annuncia una svolta nei finanziamenti al cinema: “Mai più sprechi”. Il caso Claudio Amendola e la riforma del tax credit

 

Giorgia Meloni è tornata al centro del dibattito culturale italiano con una dichiarazione destinata a far discutere: basta finanziamenti pubblici concessi senza merito al settore cinematografico.

 

La presidente del Consiglio ha lanciato un forte messaggio sia sui social che in occasione di un’intervista durante il “Forum in Masseria 2025”, ospite di Bruno Vespa. Le sue parole lasciano poco spazio ai dubbi: il sistema di contributi pubblici destinati al cinema sarà profondamente riformato.

Il cinema italiano nel mirino della premier

Al centro della polemica sollevata da Meloni vi è il sistema del tax credit, uno strumento fiscale introdotto per incentivare la produzione audiovisiva nel nostro Paese. Secondo la premier, però, questo meccanismo avrebbe finito per trasformarsi in un vero e proprio buco nero di fondi pubblici, dove spesso a essere premiati non sono stati i meriti artistici o i risultati economici, ma piuttosto legami personali, dinamiche opache e rendite di posizione.

“Negli ultimi otto anni lo Stato ha speso circa sette miliardi di euro per sostenere l’industria cinematografica,” ha affermato Meloni. “Eppure, molte di queste opere non hanno avuto alcun riscontro né al botteghino né dal punto di vista della qualità. Non possiamo più permetterci un sistema che premia il fallimento con i soldi dei contribuenti.”

Esempi concreti: Claudio Amendola e il flop de “I Cassamortari”

Per rafforzare le sue accuse, Meloni ha portato alla luce alcuni casi emblematici che, a suo dire, dimostrerebbero chiaramente la necessità di cambiare rotta. Uno degli esempi più citati è quello del film “I Cassamortari”, diretto da Claudio Amendola. La pellicola ha ricevuto 1,25 milioni di euro in fondi pubblici, ma avrebbe incassato al botteghino soltanto 490 euro.

Un dato che ha fatto scalpore, soprattutto considerando la presenza nel cast di attori noti come Massimo Ghini e Gianmarco Tognazzi. Per Meloni, questo rappresenta una delle tante distorsioni di un sistema che ha garantito cachet elevatissimi ad attori e registi, anche quando i risultati finali sono stati deludenti.

Non si tratta di un caso isolato. Un’altra produzione – il cui titolo non è stato reso pubblico – avrebbe ricevuto 400 mila euro di finanziamento, incassando però appena 47 mila euro. “Questi numeri parlano da soli”, ha sottolineato la premier, ribadendo come sia giunto il momento di introdurre criteri più severi e meritocratici nella gestione dei fondi pubblici destinati alla cultura.

La truffa Kauffman e la mancanza di controlli

Uno degli episodi più gravi citati dalla presidente del Consiglio riguarda la cosiddetta truffa Kauffman, un caso giudiziario che ha coinvolto alcuni produttori accusati di frode ai danni dello Stato. Meloni ha indicato questo scandalo come simbolo di un sistema dove le normative lasciano troppo spazio agli abusi e dove i controlli sono spesso inesistenti o inefficaci.

Sebbene la premier non sia entrata nei dettagli giudiziari dell’inchiesta, ha voluto comunque utilizzare questo caso come punto di partenza per giustificare la necessità di una riforma strutturale. Una riforma che, secondo quanto annunciato, è già stata messa in cantiere dal governo.

Cosa prevede la riforma voluta da Meloni

La nuova strategia del governo mira a garantire maggiore trasparenza, efficienza e responsabilità nell’uso dei fondi pubblici destinati al settore cinematografico e audiovisivo. Tra le novità previste ci sono:

Tetti ai compensi per attori, registi e sceneggiatori coinvolti in produzioni sovvenzionate dallo Stato.

Controlli più rigorosi sulle spese sostenute durante la pproduzione

Sanzioni severe per chi abusa del sistema o aggira le regole.

Premialità legate alla qualità e ai risultati, sia in termini di pubblico che di critica.“Non vogliamo colpire il cinema,” ha precisato Meloni. “Il nostro obiettivo è sostenere il talento vero, quello che arricchisce il panorama culturale italiano e internazionale. Vogliamo che i soldi pubblici vadano a chi li merita, non a chi approfitta di un sistema malato.

”Un cambio di paradigma per il cinema italiano

Se portata avanti con determinazione, questa riforma potrebbe segnare una svolta epocale per il mondo del cinema in Italia. Dopo anni di finanziamenti distribuiti con criteri spesso poco chiari, si punta ora a una valorizzazione del merito, della qualità e dell’impatto culturale.

L’obiettivo, ha spiegato Meloni, è quello di rendere l’Italia un punto di riferimento per l’audiovisivo non solo per la bellezza dei luoghi o la storia del cinema nostrano, ma anche per la serietà e l’efficienza del sistema produttivo

Le reazioni del settore

Le parole della premier non sono passate inosservate nel mondo del cinema. Alcuni operatori del settore hanno accolto positivamente l’idea di una riforma che porti maggiore ordine e trasparenza. Altri, invece, temono che queste misure possano trasformarsi in un bavaglio culturale o in un modo per limitare la libertà creativa e l’autonomia degli artisti

Il dibattito è aperto, e sarà cruciale vedere come verranno applicate concretamente le nuove regole e quali effetti avranno nel lungo periodo.