sabato, Agosto 1

Resinovich, la scoperta choc su Visintin: la notizia che cambia tutto

 

Resinovich, la scoperta choc su Visintin: la notizia che cambia tutto

 

Il caso della scomparsa e della morte di Liliana Resinovich, avvenuta il 14 dicembre 2021 a Trieste, continua a sollevare nuovi interrogativi e a mantenere alta l’attenzione mediatica. Uno degli ultimi sviluppi riguarda la scheda di memoria della GoPro appartenente al marito della donna, Sebastiano Visintin. Secondo quanto emerso dalle indagini della Polizia Postale, la memory card sarebbe stata formattata e inizializzata, cancellando quindi i filmati registrati proprio nel giorno in cui Liliana sparì.

Un dettaglio che, per gli inquirenti e per l’opinione pubblica, apre nuove domande e aggiunge ulteriore mistero a una vicenda che già da tempo appare avvolta da ombre e contraddizioni.

 La scomparsa di Liliana Resinovich

Liliana, conosciuta come Lilly dagli amici, era una donna di 63 anni, residente a Trieste. La mattina del 14 dicembre 2021, secondo la ricostruzione ufficiale, avrebbe dovuto incontrare un’amica per una passeggiata, ma a quell’appuntamento non arrivò mai. Da quel momento di lei non si ebbero più notizie fino al tragico ritrovamento del suo corpo senza vita, avvenuto settimane dopo in un’area boschiva del parco di San Giovanni, non lontano dalla sua abitazione.

Il marito, Sebastiano Visintin, ex agente di polizia in pensione, segnalò subito la scomparsa. Fin dai primi momenti si mise in moto una macchina investigativa complessa, ma le ipotesi su cosa fosse realmente accaduto a Liliana restarono molteplici e contrastanti: suicidio, gesto volontario, malore, ma anche la possibilità di un omicidio.

 Le indagini e i contrasti

Negli anni successivi al ritrovamento, le indagini hanno conosciuto più fasi e non sono mancate tensioni tra chi riteneva che Liliana fosse morta per cause naturali o per un gesto estremo e chi, invece, sosteneva la pista dell’omicidio.

La Procura di Trieste aveva chiesto l’archiviazione del caso, ipotizzando che la donna fosse deceduta per soffocamento volontario. Tuttavia, la famiglia e molte persone vicine a Liliana non hanno mai creduto a questa ricostruzione. L’opposizione all’archiviazione ha portato il giudice per le indagini preliminari (GIP) Luigi Dainotti a ordinare nuovi accertamenti.

 Il ruolo della GoPro e la cancellazione dei dati

Proprio in questo contesto emerge un particolare cruciale: la GoPro di Sebastiano Visintin. Si tratta di una piccola videocamera che l’uomo utilizzava durante le sue uscite in bicicletta sul Carso triestino. Il 14 dicembre 2021, giorno in cui Liliana sparì, la GoPro avrebbe registrato i suoi spostamenti.

Secondo gli investigatori, quel materiale avrebbe potuto rivelarsi prezioso per chiarire con precisione dove si trovasse Visintin nelle ore della scomparsa della moglie e se avesse incrociato percorsi o luoghi collegati alla vicenda. Tuttavia, quando gli inquirenti hanno analizzato la scheda di memoria, hanno scoperto che era stata formattata il 13 giugno 2023, alle ore 20:37.

 Una coincidenza significativa

La data della cancellazione non è casuale. Proprio quel giorno, infatti, il GIP Dainotti aveva accolto l’opposizione all’archiviazione presentata dalla parte civile, disponendo ulteriori indagini approfondite. Nello stesso arco temporale, dunque, si è verificata la cancellazione dei video della GoPro: una coincidenza che non può non destare sospetti.

La Polizia Postale avrebbe riferito immediatamente la circostanza alla pubblico ministero titolare dell’inchiesta, sottolineando la rilevanza di questo fatto. È infatti ben noto che la cancellazione di dati informatici in un momento delicato di un’indagine può avere un peso determinante sulla ricostruzione degli eventi.

 Formattazione o distruzione di prove?

Dal punto di vista tecnico, l’“inizializzazione” di una scheda di memoria comporta l’eliminazione di tutti i file registrati, rendendoli inaccessibili agli strumenti tradizionali. In alcuni casi, però, gli esperti forensi riescono a recuperare parte delle informazioni cancellate.

Resta da capire se la cancellazione sia avvenuta in maniera consapevole e intenzionale oppure per un errore tecnico o una gestione ordinaria della videocamera. Gli investigatori dovranno stabilire se vi siano elementi per ipotizzare la distruzione di prove o se si tratti di un’operazione priva di collegamenti diretti con il caso.

 Le implicazioni giudiziarie

Se dovesse emergere che la formattazione della GoPro sia stata compiuta di proposito e in un momento così sensibile per le indagini, ciò potrebbe aprire scenari giuridici complessi. In casi simili, infatti, si può ipotizzare il reato di intralcio alla giustizia o addirittura di occultamento di prove.

La Procura, alla luce delle nuove verifiche, dovrà decidere se intraprendere ulteriori azioni nei confronti di Visintin o di altre persone eventualmente coinvolte. Al tempo stesso, sarà fondamentale capire se la scheda conteneva effettivamente materiale utile o se, come talvolta accade, le registrazioni non erano state salvate correttamente.

 Un caso che divide l’opinione pubblica

La vicenda Resinovich ha suscitato e continua a suscitare grande interesse mediatico e popolare. Ogni nuovo dettaglio, come in questo caso la questione della GoPro, riaccende il dibattito e spinge l’opinione pubblica a dividersi tra chi sostiene l’innocenza del marito e chi, invece, vede in lui ombre e comportamenti sospetti.

Il contesto familiare e personale di Liliana, le sue relazioni, le testimonianze degli amici e i tanti elementi contraddittori hanno reso il caso una sorta di “giallo nazionale”, seguito con attenzione da giornali, programmi televisivi e social network.

 Le prossime mosse

Nei prossimi mesi sarà fondamentale capire se gli investigatori riusciranno a recuperare i dati cancellati dalla scheda di memoria e se emergeranno elementi decisivi per dare una svolta alle indagini. L’obiettivo principale resta sempre lo stesso: fare chiarezza sulle cause della morte di Liliana Resinovich e stabilire se si sia trattato di un gesto volontario o di un delitto orchestrato da qualcuno.

Ogni tassello, anche quello apparentemente marginale, potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire la verità. La GoPro di Sebastiano Visintin, con i suoi filmati mancanti, rappresenta uno di questi tasselli, forse il più enigmatico degli ultimi sviluppi.