venerdì, Luglio 3

Napoli, arrestato il superlatitante Ciro Andolfi: trovato in un nascondiglio nel quartiere Barra

Era nascosto da anni, protetto da una rete silenziosa e da un rifugio costruito per sparire. La sua latitanza si è conclusa all’alba nel quartiere Barra di Napoli, dove i carabinieri hanno arrestato Ciro Andolfi, classe 1976, uno dei latitanti più pericolosi ricercati in Italia.

L’uomo era irreperibile dal 2022 ed era destinatario di un ordine di carcerazione definitivo per una pena residua di oltre otto anni di reclusione. Il suo nome figurava nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi del Ministero dell’Interno.

Leggi anche:Roma, 80 fiale di fentanyl sparite da un ospedale: riunione d’urgenza a Palazzo Chigi, indaga il NAS

Leggi anche:Castiglion Fiorentino, ultraleggero precipita al decollo: morto il pilota Claudio Benelli

Leggi anche:“Lo coprono di soldi”. Centinaia di migliaia di euro per Alberto Stasi: De Rensis vuota il sacco

Il blitz dei carabinieri a Barra

L’arresto è avvenuto al termine di una lunga e complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. All’operazione hanno partecipato i militari del Nucleo Investigativo e del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli, supportati da assetti specializzati.

Il blitz è scattato all’interno di un appartamento sottoposto a perquisizione, nel cuore del quartiere Barra. Proprio lì, all’interno di un nascondiglio in muratura ricavato tra le pareti dell’abitazione, Andolfi è stato individuato e bloccato senza possibilità di fuga.

Un rifugio costruito per sparire

Secondo quanto emerso, il latitante viveva nascosto in uno spazio appositamente realizzato per eludere i controlli. Un nascondiglio studiato nei dettagli, pensato per resistere a perquisizioni rapide e controlli ordinari, segno di una latitanza organizzata e supportata.

La scoperta del rifugio è arrivata grazie a un lavoro investigativo minuzioso, basato su riscontri, osservazioni prolungate e analisi dei movimenti nel territorio.

I reati e il contesto criminale

Ciro Andolfi deve scontare una pena residua di 8 anni, 3 mesi e 10 giorni di reclusione per reati gravissimi: associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso e corruzione.

Secondo gli inquirenti, l’uomo era ritenuto appartenente al clan camorristico Andolfi-Cuccaro, attivo nell’area orientale di Napoli e in particolare nel quartiere Barra, dove il gruppo esercitava un forte controllo sul territorio.

Un arresto simbolico nella lotta alla camorra

Il provvedimento di cattura è stato emesso dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Napoli. Con questo arresto, salgono a ventidue i latitanti catturati dai carabinieri nell’arco di un solo anno, un dato che conferma l’intensificazione dell’azione repressiva contro la criminalità organizzata.

L’operazione rappresenta un colpo importante alla struttura del clan e un segnale forte per il territorio, da anni segnato da dinamiche criminali radicate.

La fine della latitanza

Dopo l’arresto, Andolfi è stato trasferito in carcere, dove sconterà la pena residua. Si chiude così una latitanza durata oltre due anni, durante i quali l’uomo era riuscito a sottrarsi alla cattura restando nascosto nel tessuto urbano della città.

Un’operazione che riporta l’attenzione sul ruolo decisivo delle indagini di lungo periodo e sul valore della presenza costante delle forze dell’ordine nei quartieri più complessi di Napoli.