martedì, Luglio 28

Minneapolis, agenti ICE minacciano giornalisti Rai. Attacco a Meloni: “Sta zitta, è una vergogna”

Le immagini hanno fatto il giro del web in poche ore. Un video girato a Minneapolis mostra due giornalisti italiani della Rai bloccati e minacciati da agenti dell’Ice, la polizia anti-immigrazione statunitense voluta dall’amministrazione Trump. “Spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori dall’auto”, dice l’agente rivolgendosi alla troupe. Una scena che ha scatenato polemiche immediate in Italia, trasformando un episodio di cronaca in un caso politico nazionale.

Cosa è successo a Minneapolis

Laura Cappon e Daniele Babbo, giornalisti della trasmissione In mezz’ora di Rai 3, stavano seguendo un’operazione dell’Ice quando si sono trovati intrappolati tra due veicoli federali. Nel filmato, girato dall’interno dell’auto, si sente la cronista commentare con preoccupazione: “Ci hanno intrappolato”. Quando un agente si avvicina e ordina di abbassare il finestrino, i giornalisti rispondono chiaramente: “Press! We are press, italian!”.

Nonostante la qualifica di stampa, l’agente replica con tono intimidatorio, minacciando di rompere il vetro e trascinare fuori i due reporter se avessero continuato a seguire il convoglio. Il video, diffuso su X, è diventato virale e ha acceso un dibattito politico rovente in Italia, con le opposizioni che puntano il dito contro il governo Meloni per il mancato intervento ufficiale.

Le accuse delle opposizioni: “Meloni tace per vigliaccheria”

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Barbara Floridia, presidente della Commissione Vigilanza Rai e deputata del Movimento 5 Stelle, ha definito l’episodio “gravissimo e sconcertante”, chiedendo al governo di farsi sentire immediatamente. Secondo Floridia, il silenzio dell’esecutivo equivale a una forma di complicità, perché non si tratta solo di due giornalisti ma di un attacco al diritto di cronaca che riguarda tutto il Paese.

Ancora più duro l’attacco di Nicola Fratoianni, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha parlato apertamente di “vigliaccheria” da parte del governo. “Meloni sta zitta mentre nostri concittadini vengono minacciati”, ha dichiarato, accusando Palazzo Chigi di fare finta di nulla davanti a un clima sempre più violento e intimidatorio negli Stati Uniti. Fratoianni ha sottolineato come questo non sia un episodio isolato, ma l’ennesima manifestazione di un atteggiamento aggressivo verso la stampa che l’esecutivo italiano sembra tollerare senza reagire.

Il Partito democratico chiede una protesta formale

Anche il Partito democratico è intervenuto con forza. Peppe Provenzano, responsabile Esteri dem, ha espresso solidarietà ai due giornalisti e chiesto al governo Meloni di presentare una protesta formale a Washington. Provenzano ha sollevato interrogativi su come l’Italia intenda proteggere i propri cittadini che lavorano o vivono nelle aree in cui opera l’Ice, descrivendo un contesto segnato da intimidazioni e violenze.

Il deputato ha inoltre parlato di un’America “ridotta al caos” dalle politiche dell’amministrazione Trump, invitando il governo italiano a non restare in silenzio di fronte a episodi che minano la libertà di stampa e la sicurezza dei professionisti dell’informazione.

Un caso che va oltre i singoli giornalisti

Quello che è accaduto a Minneapolis non è solo una questione di tutela dei diritti di due cronisti. Secondo le opposizioni, l’episodio solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra il governo italiano e l’amministrazione americana, sulla libertà di stampa e sul ruolo dello Stato nel difendere i propri cittadini all’estero. Il silenzio di Giorgia Meloni viene letto come un segnale di sudditanza politica, come se tutelare i giornalisti italiani significasse rischiare di urtare la sensibilità di Washington.

Per questo motivo, le forze di minoranza chiedono una presa di posizione pubblica, netta e immediata. Non basta, secondo loro, una nota di circostanza o una semplice richiesta di chiarimenti per vie diplomatiche. Serve una condanna ufficiale di quanto accaduto, per ribadire che nessun giornalista italiano può essere intimidito mentre svolge il proprio lavoro, nemmeno negli Stati Uniti.

Il contesto: le operazioni Ice sotto Trump

L’episodio si inserisce in un clima più ampio di tensione legato alle operazioni dell’Ice, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione che ha intensificato le proprie attività sotto la presidenza di Donald Trump. Le retate, spesso condotte con modalità aggressive, hanno suscitato polemiche anche negli Stati Uniti, dove organizzazioni per i diritti civili denunciano abusi e violazioni delle garanzie costituzionali.

In questo contesto, la presenza di giornalisti stranieri viene vista con sospetto, e in alcuni casi ostacolata. Il diritto di cronaca, però, non può essere subordinato alle esigenze operative delle forze dell’ordine, soprattutto quando chi documenta lo fa nel rispetto delle regole e senza interferire con le attività in corso. Questo è il principio che le opposizioni italiane chiedono al governo di difendere con fermezza.

Cosa succederà ora

Al momento, non è arrivata alcuna dichiarazione ufficiale da parte di Palazzo Chigi o del ministero degli Esteri. Il caso resta aperto, e le pressioni politiche aumentano. Le opposizioni hanno già annunciato che porteranno la questione in Parlamento, chiedendo al governo di riferire sulle iniziative intraprese per tutelare i giornalisti italiani all’estero e per garantire che episodi simili non si ripetano.

Nel frattempo, il video continua a circolare sui social, alimentando indignazione e dibattito. La domanda che molti si pongono è semplice: fino a che punto il governo italiano è disposto a difendere i propri cittadini quando a minacciarli sono le autorità di un Paese alleato?