Il dramma di Anguillara continua ad allargarsi, scavando sempre più a fondo nelle pieghe di una tragedia familiare che sembra non avere fine. Dopo il femminicidio di Federica Torzullo e il suicidio dei genitori di Claudio Carlomagno, emergono ora nuove testimonianze che gettano luce sul clima emotivo che precedeva il gesto estremo dei due anziani coniugi.
A parlare è la moglie del nipote di Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, intervenuta in televisione per raccontare ciò che la famiglia ha vissuto nelle ore precedenti alla scoperta dei corpi. Un racconto spezzato dal dolore, ma anche attraversato da un senso di incredulità che ancora oggi fatica a trovare spiegazioni.
Il silenzio improvviso e la lettera
I primi segnali, racconta la donna, sono arrivati in modo quasi impercettibile. I telefoni che squillavano a vuoto, un silenzio anomalo per due persone sempre presenti e disponibili. Poi la scoperta più inquietante: una lettera trovata dal figlio, Davide, che ha fatto immediatamente scattare l’allarme.
Un elemento che, per chi conosceva i coniugi, non poteva essere ignorato. Da lì la decisione di muoversi subito, senza attendere oltre.
La scoperta nella casa di Anguillara

È stato proprio Davide, fratello di Claudio Carlomagno, a contattare una zia che vive ad Anguillara, chiedendole di andare nell’abitazione dei genitori. È lei ad aprire la porta e a trovarsi davanti alla scena che nessuno avrebbe mai voluto immaginare.
I corpi dei due coniugi, impiccati all’interno della loro casa, hanno immediatamente fatto pensare a un gesto volontario. Un’ipotesi che, ancora oggi, resta difficile da accettare per i familiari.
“Due spalle grosse quanto una caserma”
Nel racconto della nipote emergono parole che colpiscono per la loro forza emotiva. “Ti prende un colpo”, ha spiegato, ricordando la figura della zia, descritta come una donna forte, solida, incapace – almeno all’apparenza – di crollare.
“Una come lei, due spalle grosse quanto una caserma. E poi ti dicono questa cosa: ti crolla il mondo addosso”, ha raccontato, lasciando trasparire lo shock di fronte a una realtà che non trovava alcun appiglio nella quotidianità di pochi giorni prima.
Il peso dei social e dell’esposizione mediatica
Uno dei passaggi più duri della testimonianza riguarda il clima che si sarebbe creato dopo l’arresto del figlio. Secondo la nipote, la pressione mediatica e i commenti sui social network avrebbero avuto un ruolo devastante sul fragile equilibrio emotivo dei due anziani.
“Non è possibile che per colpa di un figlio un genitore si debba sentire così male da togliersi la vita”, ha detto, puntando il dito contro messaggi violenti e offensivi comparsi online. Commenti che, a suo dire, colpivano direttamente i genitori, travolgendoli da un giudizio pubblico senza appello.
L’ultima telefonata e l’avvertimento
Particolarmente toccante il racconto dell’ultimo contatto telefonico tra il nipote e lo zio, avvenuto appena due giorni prima della tragedia. Una conversazione breve, ma carica di inquietudine.
Il nipote avrebbe percepito che qualcosa non andava e avrebbe chiesto apertamente come stesse. La risposta dello zio è stata disarmante: stava male, era ferito profondamente da quanto aveva fatto il figlio. Da qui l’invito accorato: “Non fare cavolate”.
Parole che oggi risuonano come un presagio doloroso e che alimentano il senso di impotenza di chi è rimasto.
Indagini aperte e una comunità sotto shock
Le forze dell’ordine, intervenute sul posto insieme ai sanitari, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Le indagini restano aperte per chiarire ogni aspetto della vicenda, mentre gli inquirenti stanno analizzando il contesto personale e familiare che ha preceduto il gesto.
Anguillara, intanto, resta sospesa tra dolore e interrogativi. Una comunità segnata da una tragedia che, partendo da un femminicidio, ha travolto un’intera famiglia, lasciando dietro di sé una scia di silenzi, rimpianti e domande senza risposta.












