sabato, Giugno 27

Poliziotto preso a martellate a Torino, parla dall’ospedale: “Sto bene, ho fatto il mio dovere”

Sto bene, grazie a tutti per la vicinanza. Ho fatto solo il mio dovere”. Sono le prime parole pronunciate dal poliziotto rimasto ferito durante gli scontri avvenuti a Torino nel corso della manifestazione per Askatasuna. L’agente ha parlato dall’ospedale Le Molinette, dove è stato ricoverato in codice azzurro dopo la violenta aggressione subita.

L’episodio si è verificato nel tardo pomeriggio di sabato, quando il corteo, inizialmente pacifico, è degenerato in una lunga fase di guerriglia urbana tra corso Regina Margherita e l’area del Campus universitario Einaudi.

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L’aggressione durante gli scontri

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Secondo la ricostruzione, l’agente è stato isolato dal resto del reparto e circondato da una decina di manifestanti. A quel punto è stato colpito ripetutamente con calci e pugni, anche alla testa, mentre si trovava a terra.

In uno dei momenti più gravi dell’assalto, uno dei manifestanti avrebbe impugnato un martello, colpendolo più volte alla schiena. L’aggressione si è interrotta solo grazie all’intervento di un collega, che lo ha protetto con lo scudo e trascinato fuori dalla zona degli scontri.

Le condizioni e il ricovero

L’agente, 29 anni, in servizio al reparto mobile e padre di famiglia, è stato trasportato in ospedale insieme ad altri cinque colleghi rimasti feriti durante le operazioni di contenimento del corteo.

Le sue condizioni, pur richiedendo il ricovero, non sono considerate gravi. Dall’ospedale ha voluto ringraziare pubblicamente tutti coloro che gli hanno manifestato solidarietà nelle ore successive all’aggressione.

Le telefonate e la solidarietà istituzionale

Dopo l’aggressione, all’agente sono arrivate le telefonate del ministro dell’Interno e del capo della Polizia. In ospedale si è recato anche il ministro della Pubblica amministrazione, che ha incontrato i feriti parlando di una “lotta impari” tra chi utilizza armi improprie e chi è chiamato a garantire l’ordine pubblico.

“Da una parte c’è chi può fare quello che vuole con martelli e tubi – ha dichiarato – dall’altra ci sono i poliziotti che fanno il loro lavoro”.

Le accuse del governo

Dura anche la presa di posizione del ministro della Difesa, che ha definito quanto accaduto terrorismo. Secondo il ministro, i responsabili delle violenze “non si comportano da manifestanti, ma da nemici dello Stato”, spinti dall’odio e intenzionati a fare male.

Parole che si inseriscono in un clima politico già fortemente teso dopo una giornata segnata da incendi, lanci di oggetti, aggressioni a giornalisti e scontri prolungati con le forze dell’ordine.

Una frase che resta

Nel pieno della polemica e delle reazioni istituzionali, restano le parole semplici dell’agente ferito: “Ho fatto solo il mio dovere”. Una frase che sintetizza il clima di quelle ore e il prezzo pagato da chi, quel giorno, era in strada per garantire la sicurezza.

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