Il 25 febbraio 2026, alle 18:48, un terremoto di magnitudo 3.5 ha colpito la regione, generando un’immediata ondata di preoccupazione tra i residenti.

La scossa, avvertita distintamente anche nel capoluogo Crotone, è stata seguita da due repliche, di intensità minore, che hanno ulteriormente alimentato l’ansia collettiva.

L’epicentro, situato a circa 9 chilometri dalla città, ha avuto una profondità di 26 chilometri, secondo i dati forniti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
In un contesto già segnato da eventi sismici, la notizia ha riacceso i timori di una popolazione che, pur abituata a convivere con la terra che trema, non può fare a meno di interrogarsi sulla propria sicurezza. La Calabria, terra di bellezze naturali e storie antiche, si trova spesso al centro di dibattiti riguardanti la prevenzione e la gestione dei rischi sismici. Ma oggi, il pensiero va oltre le statistiche e le misure di sicurezza: si tratta di vite, di famiglie, di comunità.
Un territorio fragile
La Calabria è una regione caratterizzata da una geologia complessa, dove le placche tettoniche si incontrano e si scontrano. Questo rende il territorio particolarmente vulnerabile ai terremoti. La storia recente racconta di eventi sismici che hanno lasciato segni indelebili, non solo nel paesaggio, ma anche nella memoria collettiva. Ogni scossa, ogni vibrazione, riporta alla mente il ricordo di tragedie passate e di una fragilità che non può essere ignorata.


