La domanda è semplice ma decisiva: a chi conviene la nuova legge elettorale, già ribattezzata “Stabilicum”? Le prime simulazioni elaborate sui sondaggi attuali indicano una risposta piuttosto netta: con il nuovo sistema, il centrodestra sarebbe in leggero vantaggio e manterrebbe il controllo di Camera e Senato.
Il testo, ancora in fase di definizione parlamentare, introduce un impianto proporzionale con premio di maggioranza (70 seggi alla Camera e 35 al Senato) per la coalizione che supera il 40%. In caso contrario, è previsto un ballottaggio se una forza si colloca tra il 35% e il 40%.
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I numeri dei sondaggi: centrodestra avanti
Secondo la media dei sondaggi più recenti, il centrodestra si attesterebbe con un vantaggio di circa due punti percentuali sul centrosinistra. Fratelli d’Italia oscilla intorno al 30%, mentre Lega e Forza Italia si muovono come “vasi comunicanti”, con una somma complessiva attorno al 16%.
Resterebbe sotto la soglia del 3% Noi Moderati, mentre il dato che pesa è l’assenza, nelle simulazioni principali, del 3% attribuito a Roberto Vannacci nelle rilevazioni più favorevoli. Se quella percentuale fosse consolidata e inserita stabilmente nel perimetro della coalizione, l’equilibrio potrebbe cambiare ulteriormente.
Come cambierebbe il Parlamento
Applicando il premio di maggioranza ai dati attuali, il centrodestra avrebbe i numeri per governare entrambi i rami del Parlamento. L’effetto politico più immediato sarebbe un Meloni bis a Palazzo Chigi, evento senza precedenti nella storia repubblicana.
Con una maggioranza solida, la coalizione guiderebbe anche la partita per il Quirinale meno di due anni dopo le Politiche 2027, aprendo scenari su possibili candidature di area. Ma la strada da qui al voto resta lunga e piena di incognite.
Le incognite: referendum e fibrillazioni
Il primo fattore di incertezza è il referendum sulla giustizia. Un’eventuale vittoria del No potrebbe rafforzare la narrazione dell’opposizione e aumentare le tensioni interne alla maggioranza. Al contrario, un successo del Sì potrebbe aprire fratture nel centrosinistra, con possibili riflessi sulla leadership e sugli equilibri del cosiddetto “campo largo”.
Con una legge elettorale che premia le coalizioni capaci di superare il 40%, il dilemma per le forze politiche è chiaro: correre unite per conquistare il premio o presentarsi da sole per massimizzare il consenso? Il Movimento 5 Stelle, ad esempio, storicamente ottiene risultati migliori quando non è alleato con il Pd.
Lo scenario internazionale e l’effetto Trump
C’è poi una variabile esterna: le elezioni di midterm negli Stati Uniti. Un eventuale indebolimento di Donald Trump potrebbe avere riflessi indiretti anche sulla premier italiana, che finora ha beneficiato di un rapporto privilegiato con l’ex presidente americano sul piano diplomatico e mediatico.
In sintesi, se oggi si votasse con lo Stabilicum, il centrodestra partirebbe favorito. Ma tra referendum, dinamiche interne ai partiti e fattori internazionali, il quadro potrebbe cambiare profondamente prima del 2027.