
“Un passaggio epocale e carico di incognite”
Botteri ha parlato di una fase “epocale e profondamente preoccupante”, sottolineando come negli Stati Uniti alcuni osservatori stiano già accostando l’eventuale caduta del regime iraniano a eventi di svolta come il crollo dell’Unione Sovietica, per l’impatto che potrebbe avere sull’assetto politico e strategico dell’area.
Al centro dell’analisi resta la questione della successione alla Guida suprema, colpita nei raid, e la capacità del sistema degli ayatollah di reggere a uno shock di questa portata. Secondo la giornalista, un eventuale vuoto di potere rischierebbe di generare effetti a catena ben oltre i confini iraniani.
L’ipotesi di un cambio di regime
Nelle ore successive all’offensiva, il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno evocato apertamente l’idea di un “regime change”, indicando nella società civile iraniana – già protagonista di proteste e mobilitazioni – un possibile motore del futuro assetto politico.
Una prospettiva che, tuttavia, solleva interrogativi complessi sulla stabilità interna del Paese e sugli equilibri geopolitici regionali, in un contesto già segnato da tensioni strutturali.
Le conseguenze sullo scenario regionale
Secondo Botteri, la crisi non si limita ai confini dell’Iran. Il conflitto coinvolge attori regionali e internazionali, con il rischio concreto di un allargamento dello scontro.

















